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Cosa si intende per tradimento virtuale?

21 Marzo 2022
Cosa si intende per tradimento virtuale?

Infedeltà e addebito: quando si può parlare di relazione extraconiugale in caso di chat amorosa o con riferimenti espliciti. 

Una relazione via chat con una persona può integrare un tradimento e la violazione dell’obbligo di fedeltà matrimoniale? Interrogata su tale aspetto, la Cassazione di recente ha fornito interessanti indicazioni su cosa si intende per tradimento virtuale e quando questo può essere fonte di responsabilità in caso di separazione della coppia. 

L’ordinanza in questione [1] è particolarmente significativa perché spiega quando una relazione platonica, intrattenuta tramite messaggini scambiati con il cellulare, costituisce illecito. Stabilire infatti cosa si intende per tradimento virtuale, almeno da un punto di vista legale, serve per capire quando può scattare il cosiddetto «addebito» nella separazione, ossia la perdita del diritto al mantenimento e del diritto alla quota di legittima da parte del coniuge superstite. Perché sono queste le conseguenze che derivano dal tradire il coniuge. Null’altro però scaturisce dall’adulterio. Eccezionalmente potrebbe derivare una richiesta di risarcimento del danno ma solo quando l’infedeltà si sia manifestata in pubblico, con modalità tali cioè da ledere al decoro e alla reputazione del coniuge tradito (si sa, infatti, che chi ha le “corna” subisce un’onta sociale).

Vediamo qualora cosa si intende per tradimento virtuale e quando questo può considerarsi una condotta colpevole.

Quando c’è tradimento

Il punto di partenza è l’articolo 143 del codice civile a norma del quale, tra i vari doveri del matrimonio, vi è quello di fedeltà. L’infedeltà è causa di addebito solo a patto che sia stata l’unica ed effettiva causa della crisi matrimoniale. Se invece viene dimostrato che il tradimento non è che l’effetto di una crisi pregressa, imputabile ad altre ragioni (ad esempio maltrattamenti, violenze, litigi, abbandono della casa), essa non costituisce fonte di responsabilità e quindi di addebito. 

Come anticipato, il coniuge infedele subisce due conseguenze nel caso in cui la coppia si separi: perde il diritto a ottenere il mantenimento e di partecipare alla successione dell’ex nell’ipotesi in cui questi deceda dopo la separazione e prima del divorzio (con il divorzio, infatti, i diritti di successione cessano sempre, indipendentemente dall’addebito). 

Cosa si intende per tradimento virtuale?

Come facilmente intuibile, non si può essere considerati infedeli per il solo fatto di chattare con una persona di sesso diverso. Le amicizie sono compatibili con il matrimonio a patto che esse non ingenerino sospetti di infedeltà. Insomma, dalla chat su internet o sul cellulare non deve risultare un rapporto affettivo o anche di pura e semplice attrazione. 

È quindi necessario investigare sul linguaggio adoprato dai presunti amanti per verificare se e quale tipo di legame ci sia. 

Ai fini del tradimento, in senso legale, non è quindi necessario un rapporto fisico. Si può parare di adulterio anche quando due persone non si siano mai viste se la conversazione tra le stesse denunci un coinvolgimento di qualsiasi tipo. 

Dunque anche un tradimento virtuale è fonte di addebito.

Quando il tradimento virtuale comporta l’addebito?

Secondo la Cassazione, chattare sfacciatamente con un altro fa scattare l’addebito della separazione.

Si pensi a una persona che usi WhatsApp a tavola e senza alcuna regola davanti al proprio coniuge per parlare con l’amante. Un comportamento del genere non è solo contrario al bon ton ma offende anche la reputazione del coniuge. A questi fini sono rilevanti anche le infedeltà virtuali.

È sbagliato pensare che per adulterio si intenda solo una relazione affettiva reale e non virtuale. Secondo la Cassazione, la relazione di un coniuge con estranei comporta l’addebito quando gli aspetti esteriori con cui essa è coltivata e nell’ambiente in cui i coniugi vivono dà luogo a plausibili sospetti di infedeltà e quindi, anche se non si sostanzia in un adulterio “fisico”, comporta offesa alla dignità e all’onore del coniuge [2].


note

[1] Cass. ord. n. 8750 del 17.03.2022.

[2] Cass. sent. n. 21657/2017.


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