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Ecco cosa si nasconde dietro la minaccia della Russia all’Italia

21 Marzo 2022 | Autore:
Ecco cosa si nasconde dietro la minaccia della Russia all’Italia

L’ombra del ricatto su un accordo sul vaccino Sputnik e sull’accesso a dati sensibili di pazienti che nessuno deve sapere. E forse su certi legami con Putin.

«Conseguenze irreversibili». Sentire il presidente russo, Vladimir Putin, rivolgere di questi tempi una minaccia del genere all’Italia nel caso in cui il nostro Paese continui a sostenere le sanzioni economiche ai danni di Mosca fa venire un certo brivido. A che cosa si riferisce Putin (per bocca dell’ex console russo a Milano e oggi direttore del Dipartimento europeo del ministero degli Esteri del Cremlino, Alexei Vladimorovic Paramonov), quando parla di «conseguenze irreversibili»? Intende, forse, puntare i missili ad ultrasuoni direttamente verso casa nostra? O ha delle armi in mano che, senza causare vittime, sono in grado di provocare danni consistenti?

Questa seconda ipotesi sembra la più plausibile per spiegare cosa si nasconde dietro la minaccia della Russia all’Italia. E quelle armi alternative, quasi potremmo definirle «armi improprie», per richiamare un altro conflitto dell’era contemporanea, hanno a che fare con il Covid. Si tratta di un accordo segreto tra Roma e Mosca per la realizzazione dello Sputnik, il vaccino contro il coronavirus fortemente sponsorizzato dal Governo italiano presieduto dall’allora premier Giuseppe Conte. Un patto accompagnato da uno scambio di cartelle cliniche con dati sanitari dei pazienti affetti dal virus e da intese commerciali per farmaci e strumentazione. Per dirla in breve, la minaccia – nemmeno tanto velata – della Russia sarebbe la seguente: o l’Italia la smette di metterci i bastoni tra le ruote nella nostra «operazione militare» in Ucraina, o raccontiamo tutto.

Come rivela il sito online del Corriere della Sera, due anni fa – era il 22 marzo 2020 – tredici piccoli aerei russi atterrano all’aeroporto di Pratica di Mare, a Roma. A bordo pista, per fare gli onori di casa, c’era il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio. L’arrivo dei quadrireattori decollati da Mosca era stato concordato il giorno prima da Conte e dallo stesso Putin. Siamo agli albori della pandemia: la Bergamasca è un disastro di contagi, in Italia si viaggia sugli 80mila casi e gli oltre 8mila decessi. Mancano le strumentazioni per far fronte a una pandemia che sta toccando un picco inaspettato, in particolare c’è bisogno di ventilatori e di mascherine. Che potrebbero arrivare dalla Russia.

Da Mosca, a bordo dei tredici aerei, ci sono 104 persone. Ufficialmente si tratta di personale sanitario. Guardando bene la lista, però, si scopre che tra medici e infermieri non si arriva nemmeno alla trentina: tutti gli altri sono militari, sotto il comando del generale Sergey Kikot, vice comandante del reparto di difesa chimica, radiologica e biologica dell’Armata russa. Oltre a lavorare per l’esercito di Mosca, Kikot collabora anche con aziende che producono e riparano armi per la protezione chimica, radioattiva e biologica. Insieme a lui, sbarcano a Roma (tra gli altri) due alti dirigenti del Rospotrebnadzor, la struttura sanitaria civile che due mesi prima aveva ricevuto da Putin l’incarico di monitorare l’andamento del Covid. Che sono venuti a fare in Italia?

Occorre fare un altro passo indietro. Nel mese di febbraio del 2020 – spiega ancora il Corriere – la Russia chiede alle autorità cinesi di poter andare a Wuhan per indagare sull’epidemia. Ma, contrariamente a quello che il Cremlino si poteva aspettare, Pechino dice di no. Si spalancano, invece, le porte di ospedali, laboratori e dati sensibili in Italia, ai tempi il Paese europeo più colpito dal Covid. Forse non è un caso se, qualche mese dopo, il New Yorker rivela che «il Dna di un cittadino russo che si è ammalato in Italia il 15 marzo è stato usato per elaborare il vaccino Sputnik». Facendo il proverbiale «due più due» si conclude che quella delegazione sbarcata a Pratica di Mare una settimana dopo il contagio del cittadino russo ha potuto utilizzare le informazioni, ma anche i reperti genetici e i dati riservati relativi ai pazienti e all’organizzazione delle strutture sanitarie del nostro Paese.

Passa poco più di un anno, siamo ad aprile 2021. In quel mese, la Regione Lazio firma un accordo «per la collaborazione scientifica tra l’Istituto Spallanzani di Roma e l’Istituto Gamaleya di Mosca» allo scopo di valutare la copertura delle varianti di Sars-CoV-2 anche del vaccino Sputnik V, siero mai autorizzato dall’Agenzia europea del farmaco (Ema).  L’avvenuto scambio di dati «sensibili» dei pazienti sarebbe innegabile. Guarda un po’, circa tre settimane dopo l’invasione dell’Ucraina da parte dei russi (quindi si parla di pochi giorni fa), lo Spallanzani interrompe la collaborazione con l’Istituto di Mosca.

Ultimo, inquietante dato. Un mese dopo l’arrivo dei tredici aerei russi a Roma, il quotidiano La Stampa aveva già pubblicato alcuni articoli firmati da Jacopo Iacoboni in cui venivano svelati per la prima volta i particolari della missione russa in Italia. E in quel mese di aprile 2020, giunge alla redazione del giornale torinese una lettera firmata dal capo della comunicazione ufficiale del Cremlino, tale Igor Konashenkov, che sceglie una frase piuttosto significativa per chiudere la lettera: «Chi scava la fossa, ci finisce dentro». Che voleva dire Igor? Di quale fossa parlava? E chi ci doveva finirci dentro? Ma soprattutto: con l’attuale minaccia della Russia all’Italia c’è ancora il pericolo di finirci in quella fossa dove sono seppelliti dei segreti che nessuno deve conoscere? E infine: si tratterà solo di segreti legati al Covid o Putin ha qualche altro asso nella manica che riguarda i suoi legami con certi leader politici?



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4 Commenti

  1. Noi, in Italia, la prenderemo sicuuuuroo nel culo…Daltronde quale popolo di imbecilli quali siamo, siamo capaci SOLO di fare quello…

  2. Mi spiace dover rilevare che le capactà dell’attuale ministro degli esteri non sono adeguate al periodo che l’Italia sta vivendo. Per quanto riguara il problema del noto personaggio guerrafondaio, questi la sta combinando troppo grossa le auguro, stile Piazzale Loreto al centro di Mosca

  3. Lo sappiamo un po’ tutti che razza sono i russi, hanno sempre cercato di appropriarsi fraudolentamente delle eccellenze delle altre nazioni, e poi hanno usato le conoscenze acquisite a danno di costoro. Un popolo caino, una razza che conosce solo la menzogna e il tradimento non ho mai nutrito fiducia, hanno sempre ammazzato i propri fratelli che contestavano qualunque nefandezza ponessero in atto una nazione schiavista e molto settoriale. Cio’ lo dimostra anche il fatto che mandano a morire in guerra i poveri cristi degli urali ed altre zone remote, cazzo che mandano i cittadini di Mosca. Si potrebbe scrivere una Enciclopedia sulla loro storia, ma la finiamo qui in queste pochissme parole.

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