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Articolo 116 Costituzione: spiegazione e commento

23 Marzo 2022
Articolo 116 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 116 sull’ordinamento delle Regioni a statuto speciale e sulla possibilità per gli altri enti territoriali di adottarlo.

Il Friuli-Venezia Giulia, la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale.

La Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è costituita dalle Province autonome di Trento e di Bolzano.

Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata.

Le Regioni a statuto speciale

L’articolo 116 della Costituzione riconosce a cinque delle 20 Regioni italiane un regime di particolare autonomia regolamentato da uno statuto speciale:

  • Friuli-Venezia Giulia;
  • Sardegna;
  • Sicilia;
  • Trentino-Alto Adige/Südtirol;
  • Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste.

Si tratta di territori con peculiari caratteristiche storiche, fisiche e culturali e, soprattutto in due casi, anche linguistiche: oltre all’italiano, infatti, sono riconosciute come lingue ufficiali in Trentino-Alto-Adige/Südtirol il tedesco e il ladino e in Valle d’Aosta il francese.

Ma perché uno statuto speciale proprio per queste cinque Regioni? Sicilia e Sardegna, le cosiddette due «isole maggiori» l’hanno ottenuto per non mettere a rischio l’unità nazionale dopo le loro spiccate tendenze separatiste. Alle altre tre realtà territoriali sono stati riconosciute le diverse caratteristiche etniche e linguistiche proprie delle Regioni di confine. In particolare, lo statuto speciale del Trentino-Alto Adige (che, come precisa la Costituzione, è una Regione formata a sua volta da due Provincie autonome, cioè Trento e Bolzano) è stato elaborato tenendo conto del Trattato di pace Italia-Austria, noto anche come Trattato di Saint-Germain, che assegnò al nostro Paese quel territorio alla fine della Prima Guerra Mondiale, seguito dall’accordo del 1946 firmato dall’allora ministro degli Esteri italiano Alcide De Gasperi e dall’omologo austriaco Karl Gruber.

Lo statuto speciale consente a queste Regioni di avere una sorta di «minicostituzione», cioè di avere un apposito ordinamento che, comunque, non può andare contro le norme della Costituzione valida per tutti gli italiani. È possibile modificarlo, seguendo le regole dettate dai costituenti, ma non tramite un referendum costituzionale, visto che riguarda soltanto alcuni territori,

L’articolo 116 della Costituzione non chiude le porte ad uno statuto speciale alle Regioni a statuto ordinario. In altre parole: chi oggi non gode di questa particolare forma di autonomia può richiederla in futuro. È il caso di realtà come il Veneto, l’Emilia-Romagna o la Lombardia, che hanno già avviato la strada per arrivare a questo traguardo.

L’importante è capire che la richiesta e l’ottenimento di una forma di autogoverno non possono mai creare dei frazionamenti dello Stato ma devono rispettare lo spirito dell’unità nazionale. Una cosa è avere la gestione di alcune materie in maniera autonoma (che l’articolo 116 rimanda a quello successivo) e l’altra, non consentita, è quella di disinteressarsi completamente dell’idea di insieme del Paese, principio previsto in più passaggi dalla Carta costituzionale.



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