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Come e quando non pagare le cartelle esattoriali?

22 Marzo 2022
Come e quando non pagare le cartelle esattoriali?

Agenzia Entrate Riscossione: come difendersi dai debiti con il fisco. 

Quel che più di odioso c’è nell’arrivo di una cartella esattoriale è il fattore “imprevisto” che fa saltare il bilancio familiare. Ecco perché, il più delle volte, pur di non pagare si è disposti a conferire l’incarico a un avvocato affinché faccia ricorso. Ma per evitare di buttare i propri soldi in un’avventura giudiziaria fallimentare e di trovarsi poi addebitate anche le spese processuali, è bene sapere come e quando non pagare le cartelle esattoriali. Perché, se è vero che, il più delle volte, la pubblica amministrazione agisce in modo imparziale, e quindi senza speculare sul cittadino, è anche vero che è distratta e spesso commette errori di forma e di sostanza. Come quelli sulle modalità di notifica o sulle richieste di pagamento fuori termine. 

Da ciò derivano una serie di motivi di impugnazione che avevamo già evidenziato nell’articolo Come opporsi a una cartella esattoriale. Oltre ad essi però è anche necessario sapere quando, pur avendo le spalle al muro per l’assenza di motivi di ricorso, non c’è comunque da preoccuparsi; è l’ipotesi, ad esempio, in cui si è nullatenenti. Ma procediamo con ordine e vediamo come e quando non pagare le cartelle esattoriali. 

Cosa non fare per non pagare le cartelle esattoriali

Spesso, per non pagare le cartelle esattoriali si intestano i beni ai familiari. Questo comportamento potrebbe essere oggetto di revocatoria: un’azione rivolta a rendere inefficace la donazione. Ma ciò solo a condizione che il creditore – l’Agente per la riscossione – agisca entro 5 anni dal rogito e sempre che il debitore non abbia altri beni utilmente pignorabili. 

Se poi si sta scappando da cartelle relative a imposte sul reddito (Irpef, Ires) o Iva di valore superiore a 50mila euro si può essere incriminati per il reato di «sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte», reato che quindi non ricorre per debiti inferiori o relativi a tasse differenti (per esempio l’Imu, la Tari, ecc.).

Il fatto che astrattamente l’Esattore possa avviare l’azione revocatoria non implica però che lo faccia. Non sempre ci si accorge dell’atto di dismissione del bene. Sicché prima si agisce e meglio è. 

Non c’è però bisogno di cedere l’unica casa di proprietà: come vedremo nel successivo paragrafo, questa non può mai essere pignorata.

Quando non pagare la cartella esattoriale se si ha una casa intestata

Non c’è bisogno di rendersi completamente nullatenenti per sfuggire alle cartelle esattoriali: chi ha un solo immobile intestato, purché non di lusso (A/1, A/8 o A/9) e purché si tratti di una civile abitazione, in cui ha fissato la propria residenza, non deve temere nulla. E difatti la «prima casa» non può mai essere pignorata. Certo, la si può ipotecare, ma solo se il debito è superiore a 20.000 euro. E in ogni caso l’ipoteca non costituisce un pregiudizio se l’immobile non deve essere venduto (nessuno acquisterebbe una casa ipotecata). Peraltro, anche l’ipoteca non dura in eterno: ogni 20 anni deve essere rinnovata. E se nel frattempo il debito cade in prescrizione, anche l’ipoteca decade definitivamente. 

Per mantenere questa condizione che potremmo definire ottimale (perché, pur non richiedendo una completa nullatenenza, mette al riparo dal pignoramento) è bene però non accettare né donazioni né successioni testamentarie che abbiano ad oggetto immobili, neanche per quote minime. Diversamente tutto il patrimonio immobiliare del debitore, se di valore superiore a 120mila euro, diverrebbe di nuovo pignorabile. 

Come non pagare le cartelle esattoriali se si hanno immobili di proprietà

Se mancano i requisiti per godere del divieto di pignoramento della prima casa c’è un metodo per non pagare la cartella esattoriale: tenere il debito al di sotto della soglia di 120.000 euro, pagando solo l’eccedenza. È infatti solo superato tale limite che può intervenire un pignoramento immobiliare. Quindi, ad esempio, una persona che abbia un debito con l’Agenzia delle Entrate Riscossione di 150mila euro può pagare – o rateizzare – solo 31mila euro per riportare la soglia al di sotto del tetto del pignoramento. Così facendo non rischierà che la casa venga messa all’asta.

Come non pagare le cartelle: il nullatenente

Chi non ha un conto corrente o uno stipendio, oppure ha una pensione inferiore al minimo vitale, non può subire alcun pignoramento. Il minimo vitale è pari a una volta e mezza l’importo dell’assegno sociale. Ad oggi il minimo vitale è pari a 702,15 euro. La parte eccedente può essere pignorata fino a massimo un decimo, se la pensione non supera 2.500 euro; fino a massimo un settimo, se la pensione supera 2.500 euro ma non va oltre 5.000 euro; fino a massimo un quinto se la pensione è maggiore di 5.000 euro.

Chi ha uno stipendio può essere oggetto di pignoramento per una quota non superiore a un quinto del netto dello stipendio stesso (anche se su di esso vi è già una cessione del quinto). 

Gli eventuali risparmi già depositati sul conto corrente, frutto di redditi di lavoro o di pensione, possono essere pignorati solo se superiori al triplo dell’assegno sociale (ossia oltre 1.404,30 euro). Questo significa che, se ci si reca periodicamente in banca o alle poste e si ritira l’eccedenza, il deposito non potrà mai essere pignorato.

Chi ha una macchina intestata sappia che l’Agente della Riscossione può ricorrere al fermo auto. Se l’auto è cointestata ci sono dubbi: secondo alcuni giudici non può più essere oggetto di fermo; secondo altri invece il fermo vale solo per il debitore. Il problema si risolve intestando il bene al coniuge o ad altro parente che non abbia debiti.

Il ricorso al giudice

Contro la cartella non si possono più sollevare vizi relativi al merito del tributo o della sanzione, i quali potevano essere contestati solo contro l’originario atto di accertamento. Vero è però che se quest’ultimo non è mai stato notificato, ci si può opporre contro la cartella. 

Il più delle volte i motivi di ricorso attengono all’intervenuta prescrizione del debito (leggi i termini di prescrizione delle cartelle) o ai difetti di notifica della cartella. Attenzione però: l’eventuale vizio relativo alla notifica della cartella va sollevato non già contro quest’ultima (diversamente si ammetterebbe di averla ricevuta, così sanando il vizio stesso) ma contro il successivo atto (il sollecito o il pignoramento).

Come uscire dai debiti senza pagare nulla (o quasi)

Esiste un ulteriore modo per mettersi al riparo dalle cartelle esattoriali: la procedura di sovraindebitamento che, nella più recente versione, consente a chi è completamente nullatenente di richiedere al giudice l’integrale cancellazione del debito. Se viceversa il contribuente ha qualche disponibilità economica, il pagamento potrà essere proporzionato alle sue capacità, con conseguente cancellazione della parte in esubero. Abbiamo spiegato la procedura nell’articolo Come uscire dai debiti col fisco. In buona sostanza bisogna rivolgersi a un Organismo di Composizione della Crisi che presenterà al tribunale la condizione economica del contribuente e prospetterà – solo laddove possibile – un piano di pagamento a saldo e stralcio, eventualmente in più rate. Il giudice potrà accettare l’offerta senza bisogno di acquisire il parere positivo dell’Esattore. 

Se si tratta di debiti invece attinenti all’attività lavorativa, è necessario il parere positivo del creditore che detiene il 60% dei crediti. 

C’e’ infine la possibilità di ricorrere alla cosiddetta liquidazione del patrimonio. Ovvero la vendita dei propri beni via tribunale e con il ricavato pagare i creditori.



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