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Impugnazione delibera condominio: giudice di pace o tribunale?

22 Marzo 2022 | Autore:
Impugnazione delibera condominio: giudice di pace o tribunale?

I criteri di riparto della competenza in base al valore della causa, alla materia e all’incidenza della decisione sul solo condomino ricorrente o sull’intera compagine condominiale.

L’assemblea condominiale ha deliberato dei lavori che ritieni illegittimi e vorresti opporti. Sai bene che per ottenere l’annullamento della decisione devi impugnare la delibera di approvazione con ricorso in via giudiziaria, ma non è chiaro a quale giudice devi rivolgerti. Per l’impugnazione di una delibera di condominio è competente il giudice di pace o il tribunale?

La domanda è estremamente seria, perché un’eccezione di incompetenza proposta dalla controparte potrebbe paralizzare la tua azione. E in effetti molti condomini italiani, quando si costituiscono in giudizio, puntano proprio su questo aspetto, soprattutto giocando sull’equivoco dell’importo dei lavori deliberati, o del riparto delle spese nei confronti dei singoli condomini. Sono cifre che, evidentemente, hanno un valore ben diverso, e possono spostare la competenza da un giudice ad un altro. Infatti i criteri di divisione della competenza tra le varie categorie di giudici italiani sono stabiliti principalmente in base alla materia e al valore della causa. E, se non vengono rispettati, il giudice adito non può decidere la controversia.

I giudici di pace arrivano fino a 5mila euro e non oltre. Ma allora, se così è, per decidere davanti a quale giudice incardinare la causa, bisogna avere riguardo solo all’importo di spettanza del condomino che ha impugnato la delibera, oppure bisogna considerare quello totale delle spese decise dall’assemblea, che è molto più elevato e potrebbe spostare la competenza al giudice superiore?

Con questo importante quesito torniamo alla domanda di base: devo rivolgermi al giudice di pace o al tribunale per l’impugnazione della delibera condominiale? La soluzione, come vedrai, è più semplice di quanto sembra. Basta tenere presente i principi fondamentali che ora ti esponiamo.

Competenza del giudice di pace in materia di condominio

La legge [1] attribuisce alla competenza del giudice di pace le cause che riguardano beni mobili (come il pagamento di somme di denaro) di valore non superiore a 5.000 euro; per quelle che superano tale soglia è competente il tribunale. Ma il giudice di pace ha anche una competenza riservata per materia nelle cause condominiali che riguardano «la misura e le modalità d’uso dei servizi di condominio di case»: questo tipo di cause gli viene attribuito a prescindere dal valore economico.

Con la riforma del processo civile, a partire dal 31 ottobre 2025, ci sarà un ampliamento della competenza per valore fino a 30.000 euro, e, soprattutto, il giudice di pace diventerà competente per tutte le cause in materia di condominio negli edifici [2].

Impugnazione delibere condominiali: quale giudice è competente?

Ai fini dell’individuazione del valore della causa, è fondamentale capire se bisogna fare riferimento all’importo totale delle spese approvate dall’assemblea oppure solamente alla quota di spettanza del condomino che impugna la delibera. Se si adotta la prima soluzione, la competenza diventa del tribunale in tutti i casi in cui il valore delle spese deliberate supera i 5.000 euro (anche se la quota parte del condomino impugnante è molto inferiore). La Corte di Cassazione [3] predilige, invece, la seconda ipotesi, che è la più conforme all’art. 12 Cod. proc. civ., secondo cui il valore delle cause si determina in base a quella parte del rapporto che è in contestazione: perciò, per calcolare l’importo rilevante ai fini della competenza del giudice, bisogna guardare solo la cifra della spesa contestata dal condomino che ha impugnato la delibera ai sensi dell’art. 1137 del Codice civile, e non al totale delle spese deliberate a carico di tutto il condominio.

Ma c’è un altro criterio da considerare: quello della causa di «valore indeterminabile» ai sensi dell’art. 10 del Codice di procedura civile. La causa di valore indeterminabile è riservata alla competenza del tribunale. In materia condominiale, essa ricorre tutte le volte in cui il condomino che si ritiene leso dalla delibera agisce in giudizio sostenendo che la decisione è invalida per motivi formali, come, ad esempio, la mancata indicazione dei votanti dissenzienti e delle loro quote millesimali, o l’errata individuazione della maggioranza necessaria per l’approvazione. In questi casi il vizio di forma del procedimento deliberativo adottato dall’assemblea viene in rilievo prima del valore della somma di denaro contestata dal singolo condomino. Dunque la competenza a giudicare sull’annullamento della delibera impugnata per vizi di forma appartiene al tribunale, e non al giudice di pace.

Annullamento delibera che riguarda tutti i condomini: quale giudice è competente?

Una recente sentenza della Corte di Cassazione [4] ha attribuito la competenza al tribunale anche nei casi in cui l’annullamento della delibera incide su tutti i condomini. In questo caso, infatti, è irrilevante l’importo richiesto al singolo condomino in base allo stato di riparto delle spese approvato dall’assemblea, se la pronuncia del giudice travolge l’intera delibera e non opera solo nei suoi confronti.

La vicenda decisa dai giudici di piazza Cavour riguardava l’approvazione del consuntivo di spesa per lavori straordinari compiuti nell’edificio. Il condominio aveva sostenuto che la competenza era del giudice di pace, visti gli importi richiesti a ciascuno (tutti al di sotto dei 5mila euro), mentre i ricorrenti si erano rivolti al tribunale. Si è arrivati così al ricorso per regolamento di competenza in Cassazione (è un istituto che serve proprio a dirimere i casi controversi, in cui la competenza appare incerta e viene rivendicata, o negata, da diversi giudici).

La Suprema Corte ha, innanzitutto, ricordato che in materia condominiale il criterio per individuare il giudice competente è il valore, desumibile dalla delibera impugnata, a meno che l’oggetto della decisione dell’assemblea non rientri nella competenza per materia di un determinato giudice. Scendendo nel dettaglio della questione, il Collegio ha rilevato che «la domanda di impugnazione di delibera assembleare introdotta dal singolo condomino, anche ai fini della stima del valore della causa, non può intendersi ristretta all’accertamento della validità del rapporto parziale che lega l’attore al condominio e dunque al solo importo contestato, ma si estende necessariamente alla validità dell’intera deliberazione e dunque all‘intero ammontare della spesa».

In altre parole, l’annullamento della delibera, in questi casi, opera nei confronti di tutti i condomini, e non solo in favore di colui che la aveva impugnata. Così la competenza a decidere è del tribunale. Gli Ermellini hanno affermato il seguente principio di diritto: «nell’azione di impugnazione delle deliberazioni dell’assemblea di condominio, che sia volta ad ottenere una sentenza di annullamento avente effetto nei confronti di tutti i condomini, il valore della causa deve essere determinato sulla base dell’atto impugnato, e non sulla base dell’importo del contributo alle spese dovuto dall’attore in base allo stato di ripartizione, non operando la pronuncia solo nei confronti dell’istante e nei limiti della sua ragione di debito».

Approfondimenti

Leggi anche “Impugnazione delibera condominio: ultime sentenze“.


note

[1] Art. 7 Cod. proc. civ.

[2] Art. 71 quater disp. att. Cod. proc. civ.

[3] Cass. ord. n. 15434/2020, n. 21227/2018 e n. 6363/2010.

[4] Cass. sent. n. 9068 del 21.03.2022.

Cass. civ., sez. II, sent. 21 marzo 2022, n. 9068
Presidente Manna – Relatore Scarpa

Fatti di causa

m.s. , Mo.As. , F.P.M. , G.G. e M.L.C. hanno notificato in data 1 giugno 2017 ricorso per regolamento di competenza avverso la sentenza n. 267/17 del Tribunale di Imperia, pubblicata il 5 maggio 2017.

Il Condominio (omissis) ha notificato “controricorso” in data 4 luglio 2017.

I ricorrenti depositarono in data 6 settembre 2017 “atto di opposizione” avverso il “controricorso”, perché tardiva mente notificato.

m.s. , Mo.As. , F.P.M. , G.G. e M.L.C. impugnarono la Delib. approvata il 17 febbraio 2014 dall’assemblea del Condominio (…), avente ad oggetto il consuntivo dei lavori straordinari relativi alla facciata ed ai frontalini dell’edificio, sull’assunto che la Delib. ledesse i diritti dei singoli, mancasse una decisione vincolante, mancasse l’indicazione dei criteri di determinazione della somma da pagare all’impresa appaltatrice, mancasse il contenuto essenziale del verbale quanto all’accertamento dei quorum di cui all’art. 1136 c.c..

Il Tribunale di Imperia ha affermato che “oggetto dell’impugnazione è formalmente la Delib. condominiale, ma sostanzialmente l’obiettivo (è) di evitare il pagamento delle singole quote derivanti dall’approvazione del consuntivo dei lavori e del contestuale riparto millesimale”, sicché, ammontando le quote spettanti ai singoli ricorrenti ad importi inferiori ad Euro 5.000,00, dove essere dichiarata la competenza per valore del Giudice di Pace di Sanremo.

Il Pubblico Ministero, nelle conclusioni scritte ex art. 380 ter c.p.c., comma 1, richiese il rigetto del ricorso.

Con ordinanza interlocutoria n. 8453/2018, pronunciata all’esito dell’adunanza ex art. 380 ter c.p.c., del 7 dicembre 2017 dalla Sesta sezione civile – 2, “non emergendo evidenza decisoria, tenuto conto della non consolidata univocità della giurisprudenza di legittimità in ordine alla questione controversa della determinazione della competenza per valore a riguardo di controversia avente ad oggetto il riparto di una spesa approvata dall’assemblea di condominio”, la causa venne rimessa alla pubblica udienza della sezione semplice “ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., u.c.”.

Il ricorso è stato deciso in Camera di consiglio procedendo nelle forme di cui al D.L. 28 ottobre 2020, n. 137, art. 23, comma 8-bis, convertito con modificazioni dalla L. 18 dicembre 2020, n. 176.

I ricorrenti hanno depositato memoria.

Motivi della decisione

1. La fissazione della trattazione dell’istanza di regolamento preventivo di competenza in udienza pubblica della sezione semplice e la relativa decisione con sentenza, anziché, ex art. 380 ter c.p.c., nelle forme del rito camerale con l’emanazione di un’ordinanza, configurano mera irregolarità, non recando alcun pregiudizio ai diritti di azione e difesa delle parti (Cass. Sez. 1, 9 gennaio 2009, n. 287).

Deve altresì pregiudizialmente affermarsi che, poiché il Condominio “(…)”, cui il ricorso per regolamento di competenza era stato notificato in data 1 giugno 2017, ha avviato per la notifica il “controricorso” in data 4 luglio 2017, successivamente depositato, è stato violato il termine di venti giorni di cui all’art. 47 c.p.c., comma 5, termine ordinatorio, la cui inosservanza è stata tuttavia rilevata dai ricorrenti, sicché di tale scrittura la Corte non si può tener conto neppure ai fini delle spese (Cass. Sez. 6 – 3, 14 marzo 2018, n. 6380; Cass. Sez. 6 – 3, 21 dicembre 2010, n. 25891; Cass. Sez. 3, 18 aprile 2000, n. 5030; Cass. Sez. 1, 30 marzo 1999, n. 3075; Cass. Sez. 2, 7 aprile 1973, n. 986).

2. I ricorrenti espongono che il valore della causa vada desunto con riferimento all’incidenza della domanda sulla Delib. impugnata, sicché nella specie non sussisterebbero dubbi circa la competenza del tribunale a conoscere della stessa, atteso che le singole quote dei ricorrenti non solo non sono state oggetto della pretesa azionata, ma neppure risultavano menzionate nell’atto introduttivo, con il quale si mira ad ottenere una sentenza con efficacia di giudicato che dichiari l’inesistenza della Delib. condominiale impugnata (per falsità del verbale), ovvero la nullità o l’annullamento (per violazioni delle norme sulle maggioranze e sull’ordine del giorno).

3. Il ricorso è fondato.

3.1. È noto che dall’entrata in vigore del codice civile (con l’abrogazione del R.D. 15 gennaio 1934, n. 56, art. 26) la competenza a decidere l’impugnazione di una deliberazione assembleare da parte di un condomino non appartiene più, ratione materiae, al Tribunale. L’art. 1137 c.c., fa riferimento genericamente all'”autorità giudiziaria”, sicché il criterio per individuare il giudice competente è il valore, desumibile dalla Delib. impugnata, salvo che l’oggetto di essa rientri nella competenza per materia di un determinato giudice, come ad esempio se la Delib. concerne la misura e le modalità d’uso dei servizi di condominio di case (Cass. sez. 2, 15 dicembre 1999, n. 14078; Cass. sez. 2, 6 aprile 1995, n. 4009; Cass. sez. 2, 8 giugno 1963, n. 1540).

Questa Corte ha più volte affermato che, ai fini della determinazione della competenza per valore, in relazione a una controversia avente a oggetto il riparto di una spesa approvata dall’assemblea di condominio, anche se il condomino agisce per sentir dichiarare l’inesistenza del suo obbligo di pagamento sull’assunto dell’invalidità della deliberazione assembleare, bisogna fare riferimento all’importo contestato (ex art. 12 c.p.c.), relativamente alla sua singola obbligazione, e non all’intero ammontare risultante dal riparto approvato dall’assemblea di condominio, poiché, in generale, allo scopo dell’individuazione dell’incompetenza, occorre avere riguardo al “thema decidendum”, invece che al “quid disputandum”; ne deriva che l’accertamento di un rapporto che costituisce la “causa petendi” della domanda, in quanto attiene a questione pregiudiziale della quale il giudice può conoscere in via incidentale, non influisce sull’interpretazione e qualificazione dell’oggetto della domanda principale e, conseguentemente, sul valore della causa (Cass. sez. 6-2, 28 agosto 2018, n. 21227; Cass. sez. 6-2, 5 luglio 2013, n. 16898; Cass. sez. 2, 16 marzo 2010, n. 6363. Difformi: Cass. sez. 2, 22 gennaio 2010, n. 1201; Cass. sez. 2, 13 novembre 2007, n. 23559; Cass. sez. 2, 5 aprile 2004, n. 6617; Cass. sez. 2, 21 giugno 2000, n. 8447).

Il fondamento di tale interpretazione, divenuta negli anni prevalente, è, dunque, che nella controversia tra un condomino ed il condominio avente ad oggetto il criterio di ripartizione di una parte soltanto della complessiva spesa deliberata dall’assemblea, il valore della causa dovrebbe determinarsi in base all’importo contestato e non all’intero ammontare di esso, perché la decisione non implicherebbe una pronuncia, con efficacia di giudicato, sulla validità della Delib. concernente la voce di spesa nella sua globalità (così, ad esempio, Cass. sez. 2, 24 gennaio 2001, n. 971).

Più di recente, tuttavia, Cass. Sez. 2, 7 luglio 2021, n. 19250, ha sostenuto convincentemente che la domanda di impugnazione di Delib. assembleare introdotta dal singolo condomino, anche ai fini della stima del valore della causa, non può intendersi ristretta all’accertamento della validità del rapporto parziale che lega l’attore al condominio e dunque al solo importo contestato, ma si estende necessariamente alla validità dell’intera deliberazione e dunque all’intero ammontare della spesa, giacché l’effetto caducatorio dell’impugnata deliberazione dell’assemblea condominiale, derivante dalla sentenza con la quale ne viene dichiarata la nullità o l’annullamento, opera nei confronti di tutti i condomini, anche se non abbiano partecipato direttamente al giudizio promosso da uno o da alcuni di loro.

Così anche Cass. Sez. 6 – 2, 20 luglio 2020, n. 15434, ha deciso che, quando sia chiesto l’annullamento di una deliberazione dell’assemblea condominiale, ove il vizio abbia carattere meramente formale e la Delib. impugnata non abbia “ex se” alcuna incidenza diretta sul patrimonio dell’attore, la domanda giudiziale appartiene alla competenza residuale del tribunale, non avendo ad oggetto la lesione di un interesse suscettibile di essere quantificato in una somma di denaro per il danno ingiustamente subito ovvero per la maggior spesa indebitamente imposta.

Questa più recente interpretazione tiene adeguatamente conto della considerazione che la sentenza che dichiari la nullità o pronunci l’annullamento della impugnata deliberazione dell’assemblea condominiale produce sempre un effetto caducatorio unitario. L’effetto della sentenza di annullamento opera, infatti, nei confronti di tutti i condomini, anche se non abbiano partecipato direttamente al giudizio di impugnativa promosso da uno o da alcuni di loro. La domanda di impugnazione del singolo non può intendersi, perciò, ristretta all’accertamento della validità del rapporto parziale che lega l’attore al condominio, estendendosi, piuttosto, alla validità dell’intera deliberazione (cfr. Cass. Sez. 2, 29 gennaio 2021, n. 2127; Cass. sez. 2, 25 novembre 1991, n. 12633). Tale ampliamento dell’efficacia del giudicato a tutti i componenti dell’organizzazione condominiale è, del resto, coerente col disposto dell’art. 1137 c.c., comma 1, per cui le deliberazioni prese dall’assemblea sono obbligatorie per tutti i condomini, essendo inconcepibile che la delibera annullata giudizialmente venga rimossa per l’impugnante e rimanga invece vincolante per gli altri comproprietari.

L’individuata soluzione è in linea anche con il consolidato orientamento giurisprudenziale secondo cui, in tema di competenza per valore, l’art. 12 c.p.c., comma 1 – per il quale “il valore delle cause relative all’esistenza, alla validità o alla risoluzione di un rapporto giuridico obbligatorio si determina in base a quella parte del rapporto che è in contestazione” – subisce deroga nell’ipotesi in cui il giudice sia chiamato ad esaminare, con efficacia di giudicato, le questioni relative all’esistenza o alla validità del rapporto che va, pertanto, interamente preso in considerazione ai fini della determinazione del valore della causa (Cass. Sez. 6 – 2, 6 febbraio 2018, n. 2850; Cass. Sez. 2, 23 febbraio 2012, n. 2737; Cass. Sez. 2, 12 dicembre 2004, n. 21529).

In definitiva, va enunciato il seguente principio di diritto:

nell’azione di impugnazione delle deliberazioni dell’assemblea di condominio, che sia volta ad ottenere una sentenza di annullamento avente effetto nei confronti di tutti i condomini, il valore della causa deve essere determinato sulla base dell’atto impugnato, e non sulla base dell’importo del contributo alle spese dovuto dall’attore in base allo stato di ripartizione, non operando la pronuncia solo nei confronti dell’istante e nei limiti della sua ragione di debito.

Deve dunque essere accolto il ricorso per regolamento e la sentenza impugnata deve essere cassata, conseguentemente dichiarando la competenza del Tribunale di Imperia, con riassunzione del giudizio nel termine di cui all’art. 50 c.p.c., rimettendosi a tale prosieguo di provvedere in ordine alle spese del giudizio di regolamento.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e dichiara la competenza del Tribunale di Imperia, che provvederà anche alla liquidazione delle spese del giudizio di regolamento, fissando per la riassunzione del giudizio il termine di cui all’art. 50 c.p.c..


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