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È possibile guadagnare da un risarcimento?

22 Marzo 2022
È possibile guadagnare da un risarcimento?

La possibilità di lucrare da un risarcimento è impedita dal divieto di condanne esemplari: l’indennizzo è subordinato alla prova e non può mai superare l’ammontare del danno. 

Spesso i lettori ci chiedono se è possibile guadagnare da un risarcimento. Il succo della domanda è sempre lo stesso: a seguito di un illecito subito, si vorrebbe intraprendere un’azione legale rivolta a farsi risarcire i danni per poter lucrare da ciò e quindi conseguire un guadagno economico. Ma è legittima una richiesta del genere? E che possibilità c’è che il giudice possa accoglierla? 

La questione si basa su un equivoco piuttosto ricorrente e su cui è bene fornire alcuni chiarimenti per spiegare innanzitutto quando è possibile chiedere il risarcimento del danno, a quanto ammonta il risarcimento e soprattutto quali condizioni sono necessarie per poter agire. Alla fine dell’articolo scopriremo infatti che, se in linea generale, non è mai possibile guadagnare da un risarcimento, è altresì costellata di insidie la strada rivolta quantomeno a chiedere un ristoro economico per il danno morale. Ma procediamo con ordine. 

Quante forme di risarcimento esistono?

Il risarcimento è sempre conseguenza di una condotta illecita, sia questa derivante dal mancato rispetto di un contratto (risarcimento del danno contrattuale) che da un altro comportamento (risarcimento del danno extracontrattuale). Il primo va richiesto entro 10 anni, il secondo entro 5. Ad esempio, il danno contrattuale potrebbe derivare dal mancato pagamento di un corrispettivo convenuto in un contratto, determinando ciò una crisi di liquidità nell’azienda creditrice, oppure da un grave ritardo nell’esecuzione della prestazione, oppure dall’esecuzione di un servizio di qualità scadente che abbia comportato un pregiudizio all’immagine del cliente. Il danno non contrattuale potrebbe derivare da un reato (come una calunnia, una diffamazione, una violenza privata) oppure dal colpevole danneggiamento dei beni altrui (ad esempio un incidente stradale, le infiltrazioni di acqua in condominio, ecc.).

Differenza tra danno economico e danno morale

Si distingue tra risarcimento del danno economico (cosiddetto «danno patrimoniale») e risarcimento del danno morale.

Il danno economico consegue alle perdite subite dalla condotta illecita ed è composto da due voci: 

  • il danno emergente, ossia le spese sopportate per eliminare l’illecito: si pensi all’opera di un pittore per eliminare le macchie di umidità; la fisioterapia per ripristinare l’articolazione di un braccio rotto; un intervento di chirurgia estetica per cancellare una cicatrice sul volto); 
  • il lucro cessante, ossia il guadagno perso a seguito dell’illecito: si pensi ai giorni di convalescenza che abbiano impedito ad un agente di commercio di lavorare, con conseguente perdita di commesse; alla chiusura di una azienda a causa di un allagamento con impossibilità di ricevere i clienti.

Il danno morale è invece un danno non patrimoniale, non incide cioè sul patrimonio del danneggiato ma sulla sua sfera interiore: esso è quindi quell’intima sofferenza patita a seguito della condotta illecita. Esso viene quantificato dal giudice tenendo conto dell’entità del danno, della gravità del comportamento, delle conseguenze sulla vittima.

Dal danno morale va distinto il danno biologico, anch’esso di natura non patrimoniale, che consiste nella limitazione di funzionalità subita dal corpo della vittima. Si pensi alla perdita di un arto o alla ridotta capacità di articolazione dello stesso a seguito di un incidente stradale. Il danno biologico può essere temporaneo (si pensi a una persona che, per un mese, debba tenere un gesso alla gamba) o definitivo (si pensi a un paziente, vittima di malasanità, che a seguito di un intervento mal riuscito debba convivere con dei fastidi all’apparato digerente o scheletrico). 

Quando si può ottenere il risarcimento del danno?

Il risarcimento del danno non è quasi mai un’automatica conseguenza della condotta illecita. Ed è su questo che risiede, il più delle volte, l’equivoco in cui cade la gente. Non perché si è subìto un atto illegale si può, per ciò solo, chiedere i danni. I danni vanno provati concretamente, insieme all’illecito.

Tanto per fare un esempio, se una persona dovesse bussare più volte al citofono di un’altra al fine di molestarla, ma quest’ultima non è in quel momento presente in casa, non ci sarà alcun pregiudizio da risarcire. E lo stesso dicasi per un vicino rumoroso, che tenga la musica ad alto volume di sera, quando ciò non rechi di fatto alcun fastidio a chi vive accanto. 

Insomma, poiché non è affatto scontato che ad un illecito consegua un danno, il danno va sempre dimostrato. 

Una buona applicazione di tale principio si può verificare in una recente sentenza della Cassazione [1]. In tale decisione un costruttore aveva edificato un immobile non rispettando le distanze legali ed era stato condannato sia dal Tribunale, che dalla Corte d’appello tanto alla demolizione del manufatto quanto al risarcimento del danno. Il costruttore aveva deciso di agire in sede di Cassazione, contestando la decisione d’appello.Tra i molteplici punti contestati dal ricorso vi era appunto anche la quantificazione del risarcimento del danno cagionato alla parte attrice dal costruttore. La Corte ha confermato la condanna al risarcimento poiché, se anche è vero che il danno non è automatico e scontato, nel caso di specie la parte danneggiata lo aveva dimostrato: era stata data cioè la prova del fatto che la costruzione aveva causato una «compromissione della veduta, luminosità, aerazione e soleggiamento» dell’abitazione confinante. 

La sintesi è dunque la seguente: il danneggiato non subisce un pregiudizio per la sola circostanza della violazione delle norme da parte del danneggiante e conseguentemente deve fornire la prova del danno per avere il riconoscimento del pregiudizio e il conseguente risarcimento.

Si può guadagnare da un risarcimento? 

La speranza di “lucrare da un risarcimento” deve essere abbandonata. Il risarcimento infatti viene quantificato sulla base dell’effettivo danno patito e non può mai superarlo. Dunque, il risarcimento non può mai integrare un guadagno, altrimenti si finirebbe per speculare sul danneggiante, oltre la sua colpa, con una sanzione che il nostro ordinamento non prevede. Ecco perché il risarcimento, da un lato, è strettamente subordinato all’esistenza del danno, e dall’altro lato non può mai andare oltre lo stesso. 

Il giudice determinerà l’ammontare del risarcimento sulla base delle prove del danno che verranno fornite nel corso del processo. La nostra legge vieta le condanne esemplari. 


note

[1] Cass. sent. n. 7794/ 2022

Autore immagine: depositphotos.com


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