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È giusto vietare ai gay di donare il sangue?

10 Settembre 2014 | Autore:
È giusto vietare ai gay di donare il sangue?

Omosessuali: il divieto, per paura delle malattie contagiose, è figlio del pregiudizio e dell’ignoranza.

C’è sempre più bisogno di sangue. Le campagne di sensibilizzazione si moltiplicano; ma ancora oggi, in molti Paesi, la donazione è vietata ai gay. Negli anni ’90 tale preclusione era presente anche in Italia: il rapporto sessuale tra individui dello stesso sesso era considerato più “a rischio” di trasmissione di malattie rispetto a quello tra individui di sesso diverso.

Col nuovo millennio, grazie al Ministro Veronesi, tale divieto è stato eliminato: il divieto, cioè, non viene più riferito a una singola categoria (i gay), ma a tutti coloro che adottano comportamenti sessuali a rischio, indipendentemente dalle proprie preferenze.

Tale conclusione nasce da una riflessione elementare: un rapporto eterosessuale non ha di per sé un minor rischio di trasmissione di malattie rispetto a un rapporto omosessuale; tutto dipende dalle precauzioni adottate. In estrema sintesi: non è importante “con chi”, ma “in che modo”.

Nella prassi, però, ancora oggi succede che le strutture sanitarie e gli enti preposti facciano resistenza nei confronti degli omosessuali desiderosi di donare il sangue. Gli omosessuali e i bisessuali sono discriminati non per ciò che effettivamente fanno, ma per quello che si pensa potrebbero fare. Gay e bisex sono percepiti come sinonimo di una vita sessuale più libertina, e quindi a maggior rischio di trasmissione di malattie.

In Europa, più di un Paese mantiene questo divieto, alimentando il bacino di vertenze giudiziarie contro questa forma di discriminazione.

La questione è anche approdata alla Corte di Giustizia Europea. Nel diritto comunitario [1], i soggetti cui è vietata la donazione di sangue sono quelli che hanno comportamenti sessuali a rischio. Cosa intende il legislatore dell’UE per comportamento sessuale? Lo ha spiegato l’avvocato generale Paolo Mengozzi [2]: il comportamento sessuale è l’insieme delle abitudini e delle pratiche sessuali dell’individuo e quindi, per meglio dire, delle condizioni concrete nelle quali i rapporti sessuali si realizzano. La nozione di comportamento sessuale utilizzata dal legislatore dell’Unione Europea, ai fini dell’esclusione dalla donazione di sangue, identifica un atteggiamento che espone il candidato donatore a un rischio elevato di contagio. Questo atteggiamento non ha bandiera: può essere tenuto da chiunque, da un omosessuale così come da un eterosessuale. Ecco perché l’esclusione dei gay, basata sul preconcetto che la loro attività sessuale è necessariamente più frenetica e a rischio di quella di un eterosessuale, rappresenta una discriminazione.

Il fatto che un uomo abbia avuto o abbia un rapporto sessuale con un altro uomo non costituisce un comportamento sessuale tale da escluderlo dalla possibilità di donare il sangue. L’esclusione può essere giustificata solo in considerazione dell’obiettivo di tutela della salute pubblica, solo a condizione che essa non sia discriminatoria, incoerente e sproporzionata.


note

[1] Si tratta della direttiva 2004/33/CE della Commissione Europea, del 22 marzo 2004, che applica la direttiva 2002/98/CE del Parlamento europeo e del Consiglio relativa a taluni requisiti tecnici del sangue e degli emocomponenti.

[2] Avvocato Generale, conclusioni 17.07.2014, causa C-528/13.


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