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Generalità false al controllore: cosa si rischia?

24 Marzo 2022
Generalità false al controllore: cosa si rischia?

Chi declina false generalità al controllore di azienda di trasporto commette reato di false dichiarazioni a pubblico ufficiale.

Cosa rischia chi dà generalità false al controllore? Partiamo col dire che il controllore è un pubblico ufficiale. E come dinanzi a qualsiasi altro pubblico ufficiale, neanche al controllore si può mentire. Quindi, se il controllore ci chiede nome e cognome dobbiamo rispondergli correttamente. Ma questa domanda non può esserci fatta senza una ragione, come invece è concesso alla polizia: il controllore può chiederci le generalità solo se ci trova senza biglietto, per fare quindi la multa. Altre ipotesi non sono ammesse. 

Detto ciò vediamo quando si può farla franca se, in autobus, in caso di multa, si danno generalità false. 

Timbrare il biglietto appena arriva il controllore

Prima di stabilire cosa rischia chi dà generalità false al controllore, rispondiamo a una domanda che spesso ci si pone in tali occasioni: «Se timbro il biglietto solo nel momento in cui vedo il controllore salire a bordo, questi mi può multare?» Se si accorge che eri già in autobus al suo arrivo può certamente farlo. E questo perché, nel momento in cui entri in un mezzo pubblico concludi un contratto – un contratto di trasporto – ed è in quel momento stesso che devi adempiere alla tua prestazione: quella cioè di obliterare il biglietto. Dunque, la multa, in un caso del genere, sarà lecita. 

Certo, potresti difenderti dicendo di essere salito alla fermata precedente e di aver perso tempo a timbrare il biglietto perché ostruito dalla folla presente sul mezzo: si tratterebbe di una oggettiva impossibilità che non dipende da tua colpa e di cui non puoi certo rispondere. Ma se l’autobus è mezzo vuoto, non avrai chance di farla franca. 

Generalità false al controllore: è reato?

Esiste un reato, quello di falsa dichiarazione a un pubblico ufficiale che l’articolo 495 del Codice penale punisce addirittura con la reclusione fino a sei anni. Anche se può sembrare una pena troppo severa, vi incorre anche chi dà generalità false al controllore, il quale – come abbiamo anticipato in apertura – è un pubblico ufficiale. A confermare tale linea è la stessa Cassazione. E questo perché le dichiarazioni del privato sono destinate ad incidere direttamente sulla formazione dell’atto pubblico costituito dal verbale di accertamento dell’infrazione. 

La buona notizia però è che c’è sempre la possibilità di usufruire della sospensione condizionale della pena. Il che significa che non si va in carcere. Questo però non toglie che chi dà false generalità al controllore e viene scoperto mantiene comunque la fedina penale macchiata. 

Come fa il controllore a sapere che ho dato generalità false?

A questo punto sorge il legittimo dubbio: come fa il controllore a sapere che hai dato un nome e cognome falso? Intanto potrebbe controllare se hai un profilo social. E potrebbe farlo sul luogo, in quello stesso momento in cui gli stai dando generalità inventate. Oppure potrebbe farti una fotografia con il suo cellulare per eseguire una successiva verifica tramite riconoscimento facciale o incaricare di ciò la polizia. Riconoscimento facciale che, in assenza di programmi specifici, può avvenire anche attraverso Google che cercherà la tua foto profilo sui social. 

Il controllore può fare delle foto ai passeggeri senza biglietto? Certo che può farlo: rientra tra i poteri del pubblico ufficiale. E, a scanso di equivoci, l’avviso è a volte affisso sugli stessi mezzi pubblici (avviene ad esempio sui treni). Leggi sul punto Controllore può fotografare il passeggero senza biglietto?

Il controllore può chiedere i documenti d’identità?

Se anche il controllore può chiederti come ti chiami, non può esigere – come invece potrebbe la polizia o i carabinieri – un tuo documento d’identità. Questo non rientra tra i suoi poteri. E allora – ti domanderai – come fa a sapere che gli ho detto una bugia? Intanto, se ha il sospetto, può anche chiederti di scendere e attendere, insieme a lui, l’arrivo di un poliziotto il quale provvederà poi a identificarti. Qui però arriva il bello: semmai te ne dovessi andare, magari perché hai fretta, il controllore non potrebbe arrestarti o bloccarti. La legge non glielo consente e, se lo facesse, commetterebbe un grave abuso che, a sua volta, sarebbe sanzionabile penalmente. 

Ed allora, la scelta di aspettare il poliziotto dipende dal passeggero trovato senza biglietto, dalla sua volontà di collaborare con le forze dell’ordine, per dimostrare di aver detto la verità. L’agente di polizia, una volta intervenuto, provvederà a chiederti i documenti di identità e a identificati. 

C’è anche da dire, però, che nessuno è costretto ad uscire di casa con la carta d’identità. Sicché se anche dovessi essere sprovvisto di un documento, della patente o del passaporto, non per questo potresti essere multato. E non per questo il controllore può presumere che tu gli stia mentendo. Lo stesso vale per il poliziotto, il quale però, qualora nutra sospetti sulle tue affermazioni, potrebbe portarti in Questura e lì procedere all’identificazione. Sempre che, ovviamente, nel frattempo tu non te ne sia già andato: perché, come detto prima, non c’è modo di costringerti a rimanere alla fermata in attesa degli agenti. 


note

[1] Cass. sent. n. 25649/2018. In motivazione, la Corte ha precisato che il “controllore” riveste la qualità di pubblico ufficiale in ragione dell’attribuzione di poteri autoritativi e certificativi individuati nelle funzioni di accertamento dell’infrazione, di identificazione personale dell’autore della violazione e di redazione del relativo verbale di accertamento, attribuiti dalle norme di legge, regionale e nazionale).


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