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È legale cucinare biscotti alla marijuana?

26 Marzo 2022 | Autore:
È legale cucinare biscotti alla marijuana?

Cosa si intende per cannabis light? Quali sono i prodotti che derivano dalla canapa legale? È reato comprare alimenti contenenti marijuana?

In Italia, c’è davvero poca chiarezza in merito a ciò che prevede la legge a proposito della droga. Ciò è dovuto anche alla poca chiarezza delle norme, le quali a volte sono interpretate in un modo e a volte in un altro. È quello che accade soprattutto con la canapa legale, cioè con la cannabis con scarsa capacità drogante. Molti si interrogano sull’uso che di tale sostanza si può fare. Con questo articolo ci occuperemo di un aspetto in particolare: è legale cucinare biscotti alla marijuana?

Inutile dire che, a tal proposito, le incertezze sono tante. Nel 2019 è intervenuta una sentenza delle Sezioni unite della Cassazione che ha tentato di fare chiarezza, riuscendoci solo in parte. È dunque possibile comprare alimenti a base di cannabis? È legale cucinare biscotti alla marijuana? Cosa dice la legge? Scopriamolo insieme.

Uso di marijuana: è legale?

L’uso personale di marijuana è un illecito amministrativo. Le sanzioni vanno dalla sospensione della patente a quella del passaporto o del porto d’armi [1]

Diversa invece è la cessione, cioè lo spaccio: in questa ipotesi scatta il reato, con pene che possono arrivare, nei casi più gravi, anche fino a venti anni [2].

In sintesi: l’uso di droga è sempre illegale, solo che, mentre il consumo personale è punito solo in via amministrativa, la cessione a terzi, anche a titolo gratuito, costituisce reato.

Canapa legale: cos’è?

Nel 2016, una legge [3] ha legalizzato la coltivazione della cannabis a basso contenuto di principio attivo (cosiddetta cannabis light).

Per la precisione, la legge ha consentito la coltivazione della canapa con principio attivo (cosiddetto thc) non superiore allo 0,2% (con una tolleranza sino allo 0,6%),  purché da tale coltura si ottengano:

  • alimenti e cosmetici prodotti esclusivamente nel rispetto delle discipline dei rispettivi settori;
  • semilavorati, quali fibra, canapulo, polveri, cippato, oli o carburanti, per forniture alle industrie e alle attività artigianali di diversi settori, compreso quello energetico;
  • materiale destinato alla pratica del sovescio;
  • materiale organico destinato ai lavori di bioingegneria o prodotti utili per la bioedilizia;
  • materiale finalizzato alla fitodepurazione per la bonifica di siti inquinati;
  • coltivazioni dedicate alle attività didattiche e dimostrative nonché di ricerca da parte di istituti pubblici o privati;
  • coltivazioni destinate al florovivaismo.

È possibile coltivare la pianta solamente se il seme è stato prima certificato. A sua volta, il vivaista dovrà conservare la documentazione di acquisto della semente certificata per almeno un anno e, comunque, fino al momento in cui la pianta è in vendita.

Prodotti a base di cannabis light: si possono vendere?

Nonostante molte incertezze giurisprudenziali, nel 2019, le Sezioni Unite della Corte di Cassazione [4] hanno stabilito che la messa in commercio dei derivati della coltivazione di canapa, costituiti da infiorescenze (marjuana) e da resina (hashish), continua ad essere reato e, quindi, a costituire spaccio, anche se il thc è inferiore allo 0,2%.

L’unico modo per andare esenti da responsabilità è quello di vendere cannabis light che abbia un’efficacia drogante talmente ridotta da risultare praticamente nulla. A tal fine, non conta tanto la percentuale di principio attivo, quanto l’idoneità della sostanza a produrre un effetto drogante.

In altre parole, secondo le Sezioni unite non è possibile mettere in vendita i prodotti derivanti dalla coltivazione della canapa legale (quella con thc inferiore allo 0,6%), se non limitatamente a quei prodotti indicati nel paragrafo precedente, come ad esempio oli e carburanti per le industrie, prodotti per bioedilizia, cosmetica e abbigliamento (generalmente considerati sicuri).

È quindi assolutamente vietata l’attività di commercio di infiorescenze, olii e resine di cannabis, anche se aventi thc inferiori allo 0,2%, a meno che non si dimostri che siano privi di ogni efficacia drogante o psicotropa.

Biscotti alla marijuana: sono legali?

Alla luce di quanto stabilito dalla giurisprudenza, i biscotti alla marijuana sono legali? Sì, se privi di efficacia drogante, cioè di effetto psicoattivo.

In genere, per ottenere questo risultato si usa il cannabidiolo (o Cbd), una sostanza che si trova all’interno delle infiorescenze di canapa e che, a differenza del thc, non ha effetto drogante. Il cannabidiolo, non essendo psicoattivo, non crea assuefazione.

Ma c’è dell’altro. Con decreto del ministero della salute [5] è stato stabilito che gli alimenti derivati dalla canapa possono essere solo: semi, farina ottenuta dai semi e olio ottenuto dai semi.

La norma stabilisce poi questi limiti di thc all’interno dei suddetti alimenti:

  • semi di canapa, farina ottenuta dai semi di canapa: 2,0 mg/Kg;
  • olio ottenuto dai semi di canapa: 5,0 mg/Kg;
  • integratori contenenti alimenti derivati dalla canapa: 2,0 mg/Kg.

Pertanto, se dei biscotti dovessero essere preparati con tali ingredienti (ad esempio, farina ottenuta dai semi di canapa), nei limiti di quantitativo di thc appena elencati, dovrebbero ritenersi legali.

In caso contrario, cucinare biscotti alla marijuana potrebbe essere una condotta illegale, con il rischio di incorrere:

  • in una sanzione amministrativa, nel caso di consumo personale;
  • nel reato di spaccio di droga se tali biscotti venissero ceduti, anche gratuitamente, ad altre persone.

note

[1] Art. 75, d.P.R. n. 309/90.

[2] Art. 73, d.P.R. n. 309/90.

[3] Legge n. 242 del 02.12.2016.

[4] Cass., Sez. un., sent. n. 30475/2019.

[5] Decreto del 4 novembre 2019.

Autore immagine: depositphotos.com


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