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Amministratore di sostegno non presenta il rendiconto: che fare?

24 Marzo 2022 | Autore:
Amministratore di sostegno non presenta il rendiconto: che fare?

I rimedi in caso di inadempienze del professionista incaricato: dalla richiesta di revoca al giudice alla denuncia penale in caso di appropriazioni patrimoniali.

Un tuo anziano parente ha ricevuto la nomina dell’amministratore di sostegno per assisterlo nel compimento degli atti di vita quotidiana. È passato del tempo e sospetti che questo amministratore – che è un estraneo alla famiglia – si sia appropriato di somme, approfittando della delega ad operare sul conto corrente. L’operato di questo professionista è poco trasparente; lo intuisci dal fatto che spesso ha ritardato, o ha completamente omesso, di presentare il rendiconto delle attività svolte.

Che fare se l’amministratore di sostegno non presenta il rendiconto? I rimedi possibili contro questo comportamento opaco, come vedrai, sono molteplici, e possono portare, nei casi più gravi, alla revoca dell’amministratore di sostegno inadempiente e alla sua condanna penale per il reato di peculato, come ha sancito una recente pronuncia della Corte di Cassazione [1].

Amministratore di sostegno: compiti

Tra i compiti dell’amministratore di sostegno, stabiliti dal giudice tutelare nel decreto di nomina, può rientrare anche la gestione del patrimonio e dei redditi del beneficiario, a partire dall’incasso delle pensioni o dei canoni di locazione degli immobili di sua proprietà.

Il decreto di nomina fissa, ai sensi dell’art. 405 del Codice civile, l’ampiezza dei poteri dell’amministratore di sostegno e indica anche i limiti di spesa che egli può effettuare nel periodo con il denaro che appartiene al suo assistito, ad esempio stabilendo un limite alle somme che egli può prelevare dal conto corrente.

Amministratore di sostegno: obbligo di rendiconto

L’amministratore di sostegno è tenuto a presentare periodicamente il rendiconto delle sue attività al giudice tutelare. La periodicità della presentazione è stabilita nel decreto di nomina; il Codice civile, con un richiamo alle norme stabilite per il tutore [2], prevede una frequenza minima annuale – non per ogni anno solare ma al termine di ogni anno di gestione – e un termine di presentazione di 60 giorni dalla data di chiusura di ogni esercizio.

Il rendiconto è una relazione che, quando la nomina comprende la gestione patrimoniale e reddituale, diventa una sorta di bilancio commentato delle attività svolte dall’amministratore nell’interesse della persona assistita. Deve indicare le entrate, le spese e le iniziative adottate nel periodo di amministrazione. Il rendiconto serve al giudice per apprendere notizie sulle condizioni del beneficiario, sull’andamento della sua situazione patrimoniale e sulla gestione svolta dall’amministratore, al fine di poter valutare il suo operato.

Rendiconto dell’amministratore di sostegno: cosa deve contenere?

Molti tribunali hanno predisposto dei modelli di rendiconto da utilizzare (alcuni prevedono l’allegazione degli estratti conto e delle ricevute di spesa, fino agli scontrini fiscali); in tutti i casi, comunque, il contenuto concreto dipende dall’ampiezza dei poteri conferiti all’amministratore di sostegno e dall’entità del patrimonio del beneficiario (che può comprendere o meno, ad esempio, depositi bancari, proprietà immobiliari, titoli azionari, partecipazioni societarie, investimenti finanziari, autoveicoli, ecc.).

Il giudice tutelare, prima di approvare il rendiconto, se non lo ritiene completo ed esaustivo può chiedere in qualsiasi momento chiarimenti e integrazioni documentali all’amministratore [3].

Mancata presentazione del rendiconto: conseguenze

In caso di mancata presentazione del rendiconto entro i termini stabiliti, o anche in caso di insufficienza del rendiconto stesso e della documentazione allegata, il giudice, ai sensi dell’art. 407 del Codice civile, può revocare l’amministratore di sostegno inadempiente e sostituirlo nell’incarico con un altro soggetto.

La revoca dell’amministratore di sostegno viene disposta nei casi di evidente trascuratezza, reticenza, malafede o cattiva gestione del patrimonio del beneficiario. Il provvedimento di revoca adottato dal giudice tutelare è reclamabile dall’interessato davanti al tribunale in composizione collegiale [4].

Chi può chiedere la revoca dell’amministratore di sostegno?

Ai sensi dell’art. 413 del Codice civile, la revoca dell’amministratore di sostegno può essere richiesta dal pubblico ministero, dai responsabili dei servizi sanitari o sociali, dai familiari del beneficiario (coniuge, convivente, parenti entro il quarto grado o affini entro il secondo grado) ed anche dal beneficiario stesso; il giudice, però, può disporla anche d’ufficio, cioè senza istanza di parte, in tutti i casi in cui l’amministrazione di sostegno «si sia rivelata inidonea a realizzare la piena tutela del beneficiario».

L’istanza di revoca dell’amministratore di sostegno può essere presentata al giudice tutelare in qualsiasi momento. Leggi “come togliere l’amministratore di sostegno“.

Cosa succede se l’amministratore di sostegno si appropria di somme?

L’amministratore di sostegno riveste la qualità di pubblico ufficiale e, pertanto, l’appropriazione indebita di somme di denaro o di altri beni mobili appartenenti alla persona assistita (ad esempio, quadri, gioielli, autoveicoli, oggetti preziosi) configura il reato di peculato. Questo reato è previsto e punito dall’art. 314 del Codice penale con la pena della reclusione da un minimo di quattro anni a un massimo di dieci anni e sei mesi (la pena è ridotta da sei mesi a tre anni quando «il colpevole ha agito al solo scopo di fare uso momentaneo della cosa, e questa, dopo l’uso momentaneo, è stata immediatamente restituita»).

Trattandosi di un delitto perseguibile d’ufficio, la denuncia alla Procura della Repubblica può essere sporta da chiunque venga a conoscenza della malversazione o di qualsiasi appropriazione indebita compiuta dall’amministratore di sostegno.

Nel caso deciso dalla Corte di Cassazione con la sentenza cui abbiamo fatto cenno all’inizio [1], è stata confermata la condanna per peculato di un amministratore di sostegno che nel corso del tempo aveva prelevato 25mila euro dai conti correnti della persona amministrata, senza mai aver presentato i rendiconti. L’omessa rendicontazione delle somme prelevate è stata un elemento decisivo per fondare la condanna, insieme alla mancata giustificazione dei prelievi avvenuti per importi notevolmente superiori a quelli necessari per il fabbisogno di spesa dell’assistito.


note

[1] Cass. sent. n. 10213 del 23.03.2022.

[2] Art. 411 Cod. civ. in relazione all’art. 380 Cod. civ.

[3] Art. 44 disp. att. Cod. civ.

[4] Art. 739 Cod. proc. civ. e art. 45 disp. att. Cod. civ.

Autore immagine: canva.com/


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