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Restituzione donazione in caso di separazione

24 Marzo 2022
Restituzione donazione in caso di separazione

Se marito e moglie divorziano, i regali ricevuti durante il matrimonio vanno restituiti?

Una delle caratteristiche della donazione è l’irrevocabilità: non si può cioè chiedere la restituzione di quanto regalato spontaneamente. La generosità non è soggetta a condizioni, neanche per la legge. Ma quando il valore del bene è particolarmente rilevante e i rapporti tra le parti si incrinano, è normale verificare se ci sia un appiglio legale per fare marcia indietro. E questo succede puntualmente in costanza di una crisi tra moglie e marito. È possibile ottenere la restituzione di una donazione in caso di separazione? La questione, per come intuibile, è stata affrontata più volte dalla giurisprudenza sia con riferimento ai normali regali che i coniugi si scambiano durante l’arco della vita matrimoniale, sia con riguardo a quelli provenienti dai suoceri, sia infine a quelle donazioni che sono semplici simulazioni, eseguite per ottenere dei vantaggi fiscali (si pensi all’intestazione della casa alla moglie). 

Vediamo allora qual è l’orientamento dei giudici sulla eventuale richiesta di restituzione di una donazione in caso di separazione dei coniugi.

Restituzione regali in caso di separazione

L’unico caso in cui si può chiedere la restituzione di un regalo è l’ingratitudine del donatario. La legge però indica analiticamente quali sono i casi di ingratitudine. Tra questi ci sono alcuni reati particolarmente gravi (come il tentato omicidio) e altri comportamenti di disprezzo verso il donante, come ad esempio la grave ingiuria ossia l’offesa all’onore e alla reputazione. Può dunque una violazione dei doveri del matrimonio, che abbia comportato la separazione, rientrare tra i casi di ingratitudine e giustificare la revoca della donazione? La risposta fornita dalla giurisprudenza è stata negativa, almeno tutte quelle volte in cui non siamo in presenza di un comportamento durevole di disistima nei confronti del donante [1]. I semplici litigi, anche se sfociati in offese riferite a familiari ed amici, non integra quella grave ingiuria a cui fa riferimento la legge per ottenere la restituzione dei regali.

Anche un accertato tradimento non è sufficiente per la revoca della donazione [2]. L’ingratitudine del coniuge donatario, in caso di separazione, non può consistere nel solo fatto di avere posto fine alla convivenza e di avere intrecciato un nuovo legame, ma va individuata nell’eventuale modo ingiurioso con cui tali fatti, eventualmente, sono stati compiuti. E l’ingiuria grave richiesta dalla legge quale presupposto della revocazione è ravvisabile in un comportamento con il quale si rechi all’onore ed al decoro del donante un’offesa suscettibile di ledere gravemente il patrimonio morale della persona e che denoti una ingratitudine tale da ripugnare alla coscienza comune. Si pensi al caso del coniuge che non abbia fatto nulla per nascondere il tradimento, rendendolo manifesto a chiunque, così calpestando la reputazione del coniuge tradito. 

Restituzione regali dei suoceri

Come non vanno restituiti i regali ricevuti dal coniuge, anche quelli dei suoceri (o degli altri affini) sono definitivi nonostante la separazione. È interessante una sentenza della Cassazione [3] secondo cui la moglie che abbia ricevuto dal suocero, in donazione, un immobile non informandolo però della crisi coniugale in atto e dell’intenzione di procedere a separazione non è tenuta a restituire la donazione. Non c’è “dolo”, per i giudici supremi, sicché l’immobile resta di proprietà della nuora. 

Restituzione casa intestata 

Il fatto che il marito intesti la casa alla moglie, per quanto comprata con i propri soldi, configura una donazione. Lo stesso dicasi se questi regala alla moglie i soldi, bonificandoli sul suo conto, affinché la donna possa poi pagare il venditore dell’immobile (si tratta, in questo caso, di una donazione indiretta che, tuttavia, nella disciplina, non differisce da quella ordinaria). 

Ebbene, se tale gesto non è il frutto di generosità ma dell’intento di raggiungere un differente obiettivo (ad esempio, sfuggire al fisco, ai creditori oppure ottenere dei bonus), le cose non cambiano: la donazione è ugualmente irrevocabile in caso di separazione tra coniugi. L’unico modo di tutelarsi, in questi casi, è sottoscrivere un accordo preventivo con cui si dà atto dell’intento simulatorio della donazione. Bisogna cioè mettere “nero su bianco” il fatto che l’intestazione è fittizia ed è finalizzata a raggiungere un obiettivo differente dalla donazione. Solo così, in caso di separazione, il donatario sarà tenuto a restituire quanto ricevuto. 


note

[1] C. App. Torino. sent. n. 492/2020.

[2] Trib. Brindisi, sent. del 26.05.2014.

[3] Cass. sent. n. 5549/2005.

Autore immagine: depositphotos.com


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