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Quando un reato non è più perseguibile?

10 Agosto 2022 | Autore:
Quando un reato non è più perseguibile?

Procedibilità a querela di parte: cosa significa? Dopo quanto tempo si può denunciare un crimine? Un reato mai scoperto cade in prescrizione?

Parlando con alcune persone hai scoperto che, tanti anni fa, un tuo ex collega aveva sparlato di te pubblicamente, gettando fango sulla tua immagine professionale. Solo ora hai scoperto la diffamazione e vorresti denunciarla alle forze dell’ordine. Dai carabinieri, però, ti dicono che è troppo tardi per sporgere querela, in quanto il reato è oramai prescritto. Ti sembra un’ingiustizia perché ritieni che i termini per sporgere denuncia decorrono da quando hai scoperto il fatto. È così? Quando un reato non è più perseguibile?

Facciamo un altro esempio. Consultando alcuni vecchi estratti conto scopri che, in passato, sono stati effettuati dei prelievi non autorizzati. Purtroppo ci hai fatto caso solo ora, a distanza di molto tempo. Ti chiedi allora se è ancora possibile sporgere denuncia per il furto oppure sia troppo tardi. È proprio ciò di cui parleremo con il presente articolo: quando un reato non è più perseguibile? Scopriamolo insieme.

Reato perseguibile: cosa significa?

Un reato è perseguibile quando le forze dell’ordine possono attivarsi per assicurare il responsabile alla giustizia.

In altre parole, il reato perseguibile è quello per cui la Procura della Repubblica può avviare le indagini e, nell’eventualità, chiedere il rinvio a giudizio.

Affinché il reato sia perseguibile occorre che sussistano alcune condizioni di procedibilità, la più importante delle quali è la querela. Vediamo di cosa si tratta.

Reato perseguibile a querela di parte: che vuol dire?

Un reato è perseguibile a querela di parte quando la polizia non può procedere contro il suo autore se prima non c’è stata la querela della vittima. Facciamo un esempio.

Mentre sei in strada, un uomo, evidentemente brillo, si avvicina e ti sferra un pugno in pieno viso; tutto ciò sotto gli occhi di una pattuglia dei carabinieri che passava di lì proprio in quel momento. In un caso del genere, le forze dell’ordine non possono procedere nei confronti di chi ti ha aggredito se prima non sporgi querela, anche oralmente. Ciò perché il delitto commesso (lesioni personali lievissime) è procedibile solo a querela di parte.

Lo stesso dicasi per alcuni crimini più gravi, come ad esempio lo stalking e la violenza sessuale. Una donna vittima di violenza deve sporgere querela affinché la polizia proceda nei confronti del responsabile, altrimenti il crimine resterà impunito.

Querela: entro quanto tempo va sporta?

La querela, cioè la condizione di procedibilità di reati come quelli appena visti, deve essere sporta dalla vittima entro tre mesi da quando ha avuto conoscenza del reato. Per alcuni reati particolarmente gravi, il termine è elevato a sei mesi (stalking e revenge porn) o a dodici mesi (violenza sessuale).

Ai fini della validità della querela, dunque, non conta il momento in cui il crimine è avvenuto, ma quello in cui la vittima ne ha avuto una piena consapevolezza.

Facciamo l’esempio della diffamazione su Facebook: se ti accorgi solo dopo un anno che una persona ti ha ingiuriato con un post pubblico, puoi sporgere querela entro tre mesi da quando hai fatto la triste scoperta.

Come diremo a breve, però, se è trascorso troppo tempo, c’è il rischio che il reato sia nel frattempo prescritto, con la conseguenza che la querela sarebbe del tutto inutile. Di tanto parleremo a breve.

Reato perseguibile d’ufficio: cosa significa?

L’esatto contrario del reato procedibile a querela è quello perseguibile d’ufficio: in questo caso, la polizia potrà intervenire autonomamente, senza che la vittima abbia segnalato il fatto e anche contro la volontà di quest’ultima.

Ad esempio, il marito che maltratta la moglie potrà essere processato anche se la vittima (cioè la donna) non l’ha mai denunciato e le forze dell’ordine sono venute a conoscenza del fatto da terze persone oppure per puro caso, durante un sopralluogo svolto per altri motivi.

Sono procedibili d’ufficio i reati più gravi, nonché quelli commessi contro persone incapaci di difendersi, come bambini, persone anziane e/o malate.

Reato: quando non è più perseguibile?

Un reato inizialmente perseguibile potrebbe non essere più tale a causa del sopraggiungere di alcune circostanze. Queste possono dipendere dal trascorrere del tempo, dalla volontà della vittima o da fattori esterni che, di fatto, rendono impossibile procedere contro il presunto responsabile.

Vediamo dunque quali sono le principali cause che rendono un reato non più perseguibile.

Reato non più perseguibile per prescrizione

La prescrizione rende non più perseguibile un reato. La prescrizione, infatti, estingue il reato, impedendo al giudice di pronunciarsi sulla responsabilità penale dell’imputato.

La maggior parte dei reati si prescrive dopo sei anni da quando è stato commesso (oltre ad aumenti dovuti alla sospensione o all’interruzione del procedimento).

Ad esempio, se un crimine è stato compiuto nel giugno 2016, esattamente sei anni dopo (giugno 2022) sarà prescritto.

Come visto, la prescrizione decorre dal momento esatto in cui il crimine è stato commesso, a prescindere dal fatto che la vittima ne abbia conoscenza. Ciò significa che il modo di calcolare la prescrizione è diverso da quello usato per accertare i termini di presentazione della querela, in quanto:

  • la prescrizione è come una clessidra che viene capovolta nel momento in cui il reato è commesso;
  • il termine per querelare, invece, comincia da quando la vittima ha conoscenza del crimine che ha subito.

La conseguenza di questa “sfasatura” è che un reato mai scoperto rischia di andare prescritto a prescindere dal fatto che la persona offesa se ne sia accorta o meno. Riprendiamo l’esempio della diffamazione fatto in apertura.

Se sei venuto a sapere solo dopo sei anni che una persona ti aveva pesantemente diffamato alle spalle, causando la perdita della tua credibilità professionale, non potrai più sporgere querela in quanto il reato è oramai prescritto e, quindi, non è più perseguibile. E ciò nonostante tu sia, almeno in teoria, ancora in tempo per presentare querela, visto che il termine è di tre mesi da quando hai scoperto il fatto. Purtroppo, però, il timer della prescrizione scatta molto prima di quello della querela.

Facciamo un altro esempio. Attraverso alcuni estratti conto scopri che tuo fratello, in passato, ha indebitamente utilizzato le carte di credito collegate al conto di tuo padre, oramai defunto da anni. Ci sono gli estremi per un’appropriazione indebita, in quanto tuo fratello ha usato soldi caduti in successione, che pertanto erano anche tuoi. Ebbene, se quereli il fatto dopo sei anni, il pm non potrà che archiviare la notizia di reato in quanto il delitto si è nel frattempo prescritto.

Reato non più perseguibile per remissione di querela

Un reato non è più perseguibile se la querela è stata rimessa, cioè se la persona offesa l’ha ritirata. Ovviamente, deve trattarsi di reato procedibile a querela di parte; se fosse procedibile d’ufficio, la remissione di querela non avrebbe effetto.

La querela può sempre essere ritirata da chi l’ha presentata, almeno fino alla sentenza definitiva di condanna. Ad esempio, è possibile che vittima e imputato si siano messi d’accordo per un risarcimento, a fronte del quale la querela verrà ritirata e il procedimento concluso.

Reato non più perseguibile per morte dell’imputato

I latini dicevano “mors omnia solvit”: la morte scioglie tutto. È proprio così anche nel processo penale: un reato non è più perseguibile se l’indagato/imputato muore.

Non vale il contrario: nel caso di morte della vittima il processo continua, con possibilità che gli eredi subentrino nella costituzione di parte civile. Agli eredi si trasmette il diritto di rimettere la querela.



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