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Numero civico sbagliato: cosa fare?

27 Marzo 2022
Numero civico sbagliato: cosa fare?

Notifica nulla se la raccomandata, la multa, la cartella esattoriale o l’atto giudiziale riporta un indirizzo diverso. 

E se sulla raccomandata che il postino ti ha messo nella buca delle lettere dovesse esserci scritto «n. 2» mentre tu abiti al numero 22? Se il numero civico è sbagliato, cosa fare? La notifica è nulla? Di tanto si è occupata la giurisprudenza più volte atteso che le contestazioni in tema di notifiche sono anche le più frequenti. Da ultimo è stata la Cassazione [1] a spiegare che succede se il numero civico riportato sulla busta è diverso da quello effettivo del destinatario dell’atto. Ma procediamo con ordine.

Numero civico sbagliato: la notifica è nulla?

Secondo la Cassazione, basta un errore materiale nell’indicazione del numero civico per rendere nulla la notifica. E ciò anche se il nome e il cognome del destinatario, così come la via, sono riportati in modo corretto. Nell’esempio di partenza, abbia preso a riferimento l’ipotesi in cui il mittente abbia dimenticato una delle due cifre del numero civico. Anche questo potrebbe essere un errore fatale. E per dimostrare che la notifica è nulla basta un certificato storico di residenza del destinatario. Lo stesso dicasi, ad esempio, se il destinatario dell’atto abita al numero 15 mentre sulla busta è indicato il numero 16.

Il mittente che abbia errato il numero civico, rilevando che all’indirizzo di destinazione non abita l’effettivo destinatario dell’atto, non può ritenere quindi valida la notifica fatta con deposito alla casa comunale o all’ufficio postale. E ciò perché l’errore a monte impedisce di dare efficacia alla “compiuta giacenza”. Piuttosto la notifica va rifatta all’indirizzo corretto.

Numero civico sbagliato: cosa fare?

Se contesti una notifica solo perché l’indirizzo è sbagliato, e per fare ciò esibisci la busta su cui esso è riportato, non stai facendo altro che ammettere di aver ricevuto l’atto. Pertanto, un comportamento del genere sana ogni vizio: la notifica, per quanto non corretta, si considera comunque valida perché ha raggiunto il suo scopo, quello cioè di arrivare nelle mani del destinatario.  

In casi del genere, bisogna farsi furbi: far cioè finta di non aver ricevuto nulla per poi contestare eventuali successive notifiche (ad esempio un sollecito di pagamento, una cartella esattoriale, un atto giudiziario, un pignoramento): e ciò perché un atto non può essere valido se quello precedente non è stato correttamente consegnato. Tanto per fare un esempio, una cartella esattoriale su una multa non pagata sarebbe illegittima se non vi è prova che l’automobilista ha ricevuto il verbale nei 90 giorni. Ma se questi dovesse impugnare il verbale sostenendo che il numero civico in esso indicato è errato, si tirerebbe la zappa sui piedi perché starebbe ammettendo di averlo ricevuto. Dovrà allora attendere la cartella per poi contrastarla sul presupposto di non aver mai avuto contezza dell’originaria multa. 

Ecco allora cosa fare dinanzi a una notifica nulla perché il numero civico è sbagliato: pazientare, far finta di nulla e attendere. Attendere la successiva mossa della controparte perché sarà contro quest’ultima che si potrà eccepire il difetto di notifica del cosiddetto «atto prodromico», quello cioè a monte di tutto il procedimento. 

Leggi anche Numero civico sbagliato su raccomandata 

Semmai l’atto notificato all’indirizzo sbagliato dovesse finire in giacenza al Comune o all’ufficio postale la notifica sarebbe ugualmente nulla. 


note

[1] Cass. ord. n. 12259/20.

Cassazione civile sez. VI, 23/06/2020, (ud. 26/02/2020, dep. 23/06/2020), n.12259

RILEVATO

CHE:

1. – D.M. ricorre per un mezzo, nei confronti di C.R., nonchè del Pubblico Ministero, contro la sentenza del 1 agosto 2018 con cui la Corte d’appello di Napoli ha respinto l’appello avverso sentenza del Tribunale di Nola che, in accoglimento della sua domanda, aveva dichiarato la C. figlia naturale e biologica del D., con le pronunce conseguenziali.

2. – C.R. resiste con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

3. – L’unico motivo di ricorso denuncia violazione dell’art. 143 c.p.c., nullità della notificazione dell’atto introduttivo del giudizio di primo grado, nullità di tutti gli atti processuali successivamente compiuti, violazione del diritto di difesa, del contraddittorio e del giusto processo, violazione dell’art. 354 c.p.c., comma 1, mancata conoscenza dell’atto introduttivo del giudizio con conseguente preclusione della possibilità di contraddire ed esercitare il diritto di difesa.

Sostiene l’appellante che la citazione introduttiva del giudizio di primo grado, dopo il fallimento di un primo tentativo di notifica e l’acquisizione del certificato di residenza storico di esso D., dal quale risultava che egli era residente nel (OMISSIS), dal 19 novembre 2013, era stata notificata con esito negativo nella (OMISSIS) di quel Comune, al civico (OMISSIS), ove l’ufficiale notificante aveva rilevato trovarsi “una macelleria chiusa per cessata attività”: dopo di che l’attrice aveva richiesto procedersi alla notificazione ai sensi dell’art. 143 c.p.c., cosa che era venuta, con successiva dichiarazione di contumacia del convenuto.

Aggiunge di aver proposto appello contro la sentenza di primo grado, deducendo la inesistenza o al più nullità della notificazione in discorso, lamentando che la Corte territoriale abbia sostanzialmente omesso di scrutinare comprensibilmente la doglianza.

RITENUTO CHE:

4. – L’eccezione di inammissibilità del ricorso, spiegata dalla controricorrente, per tardività è infondata.

Sostiene la C. che il ricorso sarebbe tardivo perchè, notificata la sentenza d’appello il 12 settembre 2018, il ricorso per cassazione sarebbe stato notificato il 14 novembre 2018: ma non è il caso di dilungarsi a constatare che la tempestività dell’impugnazione va verificata non in relazione al momento di perfezionamento della notificazione, mac;-quello di passaggio dell’atto all’ufficiale giudiziario, passaggio effettuato in data 9 novembre 2018, come si desume dalla relata di notificazione dell’atto.

5. – Il ricorso è manifestamente fondato.

Dopo un tentativo di notifica in Avellino, e l’acquisizione del certificato di residenza storico, l’atto introduttivo del giudizio di primo grado è stato notificato in Nola, (OMISSIS) 16, con esito negativo, avendo l’ufficiale notificante rinvenuto in loco un esercizio commerciale chiuso, che nulla risulta avesse a che spartire con il D..

Dopodichè, la notificazione è stata effettuata ai sensi dell’art. 143 c.p.c..

Il D. non si è costituito nel giudizio di primo grado ed è stato dichiarato contumace. La domanda è stata accolta e contro di essa il convenuto soccombente ha proposto appello, lamentando tra l’altro di non aver ricevuto la notificazione dell’atto introduttivo del giudizio di primo grado.

A fronte di un motivo d’appello chiaro e circostanziato, del resto agevolmente confezionato in presenza della deduzione di una così palese violazione delle regole demandate all’istituzione del contraddittorio, la Corte d’appello ha inspiegabilmente ritenuto che le doglianze dell’appellante, giudicate non si sa perchè “confUsamente proposte”, sarebbero state infondate. Ha escluso la Corte territoriale la sussistenza di un’ipotesi di inesistenza della notificazione, sul rilievo, la cui pertinenza al caso concreto rimane ignota, che si tratterebbe “di figura pressochè solo di scuola”, tanto più che il giudice istruttore del giudizio di primo grado aveva più volte autorizzato la rinnovazione dell’atto introduttivo, che era stato comunque notificato al pubblico ministero: senza spiegare, peraltro, come l’autorizzazione alla rinnovazione della notificazione, ovvero l’effettuazione della notificazione al pubblico ministero, potesse mai assumere un qualche rilievo per il perfezionamento della notificazione della citazione nei riguardi del D..

Dopo di che la Corte d’appello ha aggiunto che l’attrice avrebbe “effettuato la notifica ai sensi dell’art. 143 c.p.c. nel luogo di residenza individuato, in Nola, alla (OMISSIS) (cfr le relate)”, relata che però il giudice di merito non ha evidentemente esaminato con la dovuta attenzione, risultando da esse che la notificazione è stata viceversa tentata al civico 16, e non al civico 17 (v. atto di citazione in rinotifica, cui la Corte di cassazione ha accesso vertendosi in ipotesi di denuncia di un error in procedendo, affoliato al n. 10 del fascicolo di primo grado della ricorrente, da cui risulta che la notificazione è stata effettuata appunto alla (OMISSIS) n. 16, senza esito, giacchè “al sito indicato trovasi una macelleria chiusa per cessata attività”, con successiva notificazione ex art. 143 c.p.c.). Viceversa, il D. ha prodotto, al n. 3 del fascicolo d’appello, un certificato di residenza storico del Comune di Nola in data 13 ottobre 2015, da cui risulta la sua residenza in (OMISSIS) (con la inspiegabile peculiarità, di cui neppure la Corte d’appello si è avveduta, che anche la C. ha prodotto un certificato di residenza storico del Comune di Nola in data 23 dicembre 2014, da cui risulta la residenza del D. al civico 16 della ridetta (OMISSIS)).

Ciò detto, è cosa nota che le condizioni che legittimano la notificazione a norma dell’art. 143 c.p.c. sono costituite, da un lato, dal dato soggettivo dell’ignoranza (incolpevole) del notificante circa la residenza, la dimora o il domicilio del destinatario dell’atto, e, dall’altro, dall’oggettiva impossibilità, per il notificante medesimo, di individuare il luogo di effettivi residenza, dimora o domicilio del notificando, malgrado l’esperimento delle ricerche e delle indagini suggerite nei singoli casi concreti dall’ordinaria diligenza, non essendo sufficiente la mera circostanza che il destinatario risulti trasferito dal precedente indirizzo (tra le tante Cass. 27 novembre 2012, n. 20971; Cass. 28 maggio 2013, n. 13218; Cass. 31 luglio 2017, n. 19012).

Dunque, non v’è dubbio che nel caso in esame non sussistessero i presupposti per procedere alla notificazione ai sensi dell’art. 143 c.p.c. in (OMISSIS), visto che il D. risultava, come da certificato da lui prodotto, essere residente al civico (OMISSIS).

Occorre quindi interrogarsi se la notificazione così effettuata fosse affetta da un vizio di nullità, ovvero di inesistenza, discendendone conseguenze giuridiche radicalmente diverse, giacchè nel primo caso la sentenza impugnata andrebbe cassata con rinvio al giudice di primo grado, mentre nel secondo caso andrebbe cassata senza rinvio.

Si deve allora ricordare che le Sezioni Unite di questa Corte hanno circoscritto lo spazio dell’inesistenza della notificazione, in favore della nullità, così a scongiurare l’eventualità che, per effetto del rilievo dell’inesistenza, il giudizio abbia a concludersi con una pronuncia in rito. In tal senso va ricordato il responso, specificamente riferito alla notificazione del ricorso per cassazione, ma in effetti estensibile alle notificazioni in generale, secondo cui l’inesistenza della notificazione è configurabile, in base ai principi di strumentalità delle forme degli atti processuali e del giusto processo, oltre che in caso di totale mancanza materiale dell’atto, nelle sole ipotesi in cui venga posta in essere un’attività priva degli elementi costitutivi essenziali idonei a rendere riconoscibile un atto qualificabile come notificazione, ricadendo ogni altra ipotesi di difformità dal modello legale nella categoria della nullità. Tali elementi consistono: a) nell’attività di trasmissione, svolta da un soggetto qualificato, dotato, in base alla legge, della possibilità giuridica di compiere detta attività, in modo da poter ritenere esistente e individuabile il potere esercitato; b) nella fase di consegna, intesa in senso lato come raggiungimento di uno qualsiasi degli esiti positivi della notificazione previsti dall’ordinamento (in virtù dei quali, cioè, la stessa debba comunque considerarsi, ex lege, eseguita), restando, pertanto, esclusi soltanto i casi in cui l’atto venga restituito puramente e semplicemente al mittente, così da dover reputare la notificazione meramente tentata ma non compiuta, cioè, in definitiva, omessa (Cass., Sez. Un., 20 luglio 2016, n. 14916).

Va da sè che debba nel caso di specie optarsi per la soluzione della nullità, giacchè la notificazione è stata eseguita dall’ufficiale giudiziario nel, pur solo esteriore, rispetto del paradigma dettato dall’art. 143 c.p.c..

6. – Ricorrendo l’ipotesi di cui alla prima parte dell’art. 354 c.p.c., comma 1, la Corte d’appello avrebbe dunque dovuto rimettere la causa al primo giudice: non avendolo fatto a ciò deve provvedere questa Corte.

7. La sentenza è cassata e la causa rinviata al Tribunale di Nola in diversa composizione che procederà ex novo all’esame della controversia nel contraddittorio delle parti e provvederà alla liquidazione delle spese anche di questo giudizio di legittimità.

PQM

accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia anche per le spese al Tribunale di Nola in diversa composizione.

Depositato in Cancelleria il 23 giugno 2020


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