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Cosa rischia chi non si ferma al posto di blocco

25 Marzo 2022 | Autore:
Cosa rischia chi non si ferma al posto di blocco

Chi non si ferma all’alt della polizia può essere arrestato? Qual è la differenza tra posto di controllo e posto di blocco? 

Sicuramente sarà capitato anche a te il classico controllo “patente e libretto” mentre eri alla guida della tua vettura. Una semplice formalità, nulla di cui temere se si è in regola con la licenza di guida, la revisione e l’assicurazione. Meno probabile è che ti sia invece imbattuto in un posto di blocco vero e proprio, cioè in uno sbarramento della strada imposto dalle forze dell’ordine per effettuare severe verifiche. Ad esempio, durante il lockdown dovuto alla pandemia anche sulle strade italiane è capitato di assistere a posti di blocco ove la sosta era forzata. Con questo articolo ci occuperemo proprio di questo argomento: vedremo cioè cosa rischia chi non si ferma al posto di blocco.

Sin da subito ti dico che le conseguenze possono essere di due tipi: chi non si ferma all’alt della polizia rischia di incorrere in una sanzione amministrativa (l’obbligo di pagare una multa, in pratica) e, in alcuni casi, perfino nel reato di resistenza a pubblico ufficiale. Ma quando avviene ciò? Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme cosa rischia chi non si ferma al posto di blocco

Posto di controllo: cos’è?

La pattuglia dei carabinieri o della polizia parcheggiata al margine della carreggiata, composta in genere di due agenti di cui uno munito di paletta d’ordinanza per intimare l’alt, costituisce il classico posto di controllo.

Il posto di controllo serve sia per effettuare verifiche di routine (il classico “patente e libretto”, per intenderci) che per accertare la commissione di illeciti quando si ha il fondato sospetto che ne sia stato integrato qualcuno.

Ad esempio, di solito, i carabinieri si piazzano in un punto strategico della strada per fermare l’auto che è stata segnalata perché priva di assicurazione oppure perché al suo interno c’è della droga.

Per non parlare dei posti di controllo nelle prossimità di locali come pub e discoteche, effettuati con il chiaro intento di sorprendere chi si è messo alla guida in stato di ebbrezza.

In ogni caso, il posto di controllo è quello che viene eseguito dalle forze dell’ordine senza sbarrare fisicamente la strada, intimando l’alt con la paletta o con altri segnali inequivocabili.

Posto di controllo: cosa può fare la polizia?

Secondo il Codice della strada, le forze dell’ordine presenti al posto di controllo, oltre a chiedere patente e libretto, possono domandare anche il certificato assicurativo, che deve essere sempre portato a bordo, anche oggi che non esiste più l’obbligo di esibizione del contrassegno.

Inoltre, la polizia può:

  • procedere ad ispezioni del veicolo al fine di verificare l’osservanza delle norme relative alle caratteristiche e all’equipaggiamento del veicolo medesimo. In pratica, la polizia può verificare che tutti i pezzi dell’auto siano omologati (tipo la marmitta, ad esempio);
  • ordinare di non proseguire la marcia al conducente, qualora i dispositivi di segnalazione visiva e di illuminazione (i fari, in pratica) o gli pneumatici presentino difetti o irregolarità tali da determinare grave pericolo per la propria e altrui sicurezza, tenuto anche conto delle condizioni atmosferiche o della strada. Ad esempio, se c’è nebbia e gli anabbaglianti non funzionano, la polizia impedirà di proseguire la marcia;
  • ordinare ai conducenti dei veicoli sprovvisti di mezzi antisdrucciolevoli, quando questi siano prescritti, di fermarsi o di proseguire la marcia con l’osservanza di specifiche cautele.

Posto di blocco: cos’è?

Diverso è il posto di blocco, che consiste invece nello sbarramento materiale della corsia o della carreggiata. Pensa alla strada bloccata dalla presenza di auto della polizia, di uomini o di transenne.

In pratica, quindi, anche al posto di blocco ci si ferma davanti all’alt intimato dall’agente, con la differenza rispetto al posto di controllo che, se non ci si fermasse, la polizia potrebbe assicurare l’arresto del veicolo, ad esempio mediante barriere o vetture poste sulla strada.

I posti di blocco sono decisamente più rari e vengono eseguiti solamente in ipotesi eccezionali, ad esempio per fermare un criminale in fuga oppure per verifiche straordinarie come quelle effettuate a causa della pandemia, durante il lockdown.

Secondo il Codice della strada [1], quando la polizia forma dei posti di blocco deve usare mezzi atti ad assicurare, senza pericolo di incidenti, il graduale arresto dei veicoli che non si fermino nonostante l’ordine intimato con idonei segnali.

Ecco perché il posto di blocco può essere preannunciato dal segnale stradale “ALT – POLIZIA”, che avverte in anticipo il conducente dell’obbligo di arrestarsi davanti alla polizia.

Cosa rischia chi non si ferma al posto di controllo?

Chi non si ferma a un posto di controllo, cioè all’alt intimato dalle forze dell’ordine sul ciglio della strada, commette un illecito amministrativo punito con una multa.

Lo afferma a chiare lettere il Codice della strada, secondo cui chi circola sulle strade è tenuto a fermarsi all’invito dei funzionari, ufficiali ed agenti ai quali spetta l’espletamento dei servizi di polizia stradale.

Secondo la legge, chi non si ferma a un posto di controllo è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 87 a 344 euro, oltre alla decurtazione di 3 punti dalla patente.

Posto di controllo: quando non bisogna fermarsi?

C’è un caso in cui non bisogna fermarsi al posto di controllo: se l’invito ad arrestarsi è eseguito da agenti in borghese, non riconoscibili perché privi di uniforme e di segnale distintivo.

In questo caso, la legge non può chiedere al comune cittadino di fermarsi davanti a una persona che non mostra chiaramente di appartenere alle forze dell’ordine; né sarebbe sufficiente sventolare la paletta d’ordinanza bianca e rossa: queste sono comuni anche in altri ambiti (ad esempio, nei cantieri edili), oltre a poter essere reperite facilmente online, e potrebbero pertanto essere utilizzate da truffatori e malviventi che si spacciano per carabinieri.

Cosa rischia chi non si ferma al posto di blocco?

Chi non si ferma al posto di blocco è punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da 1.362 a 5.456 euro, oltre alla decurtazione di 10 punti dalla patente. Si tratta di una sanzione più severa in quanto il posto di blocco è effettuato per motivi molto più importanti rispetto al controllo di mera routine.

Fuggire davanti al posto di blocco o di controllo: è reato?

In linea di massima, a non fermarsi a un posto di controllo o di blocco non si rischia di commettere reato: come ha specificato la giurisprudenza [2], chi non si ferma all’invito della polizia subisce solo la sanzione amministrativa.

Le cose cambiano, però, quando il conducente non solo non si ferma all’alt della polizia, ma si dà alla fuga, accelerando nella speranza di seminare gli inseguitori.

Secondo la giurisprudenza [3], il mancato fermo al posto di blocco con conseguente fuga a forte velocità, con condotta di guida idonea a mettere in pericolo gli altri utenti della strada, al solo fine di evitare il controllo degli agenti, dando vita ad un pericoloso inseguimento da parte della polizia, integra il reato di resistenza a pubblico ufficiale.

Nello stesso senso si è espressa la Corte di Cassazione [4] a proposito del motociclista che, all’alt intimatogli dai carabinieri con paletta d’ordinanza, anziché fermarsi o rallentare, si è “dato a precipitosa fuga ad altissima velocità per le strade strette del centro storico, ponendo così in pericolo l’incolumità dei militari e dei terzi utenti della strada”.

Insomma: chi non si ferma davanti a un posto di controllo o di blocco viene sicuramente punito con una multa e con la decurtazione dei punti della patente; se poi, oltre ad aver ignorato l’alt della polizia, ci si mette perfino in fuga, mettendo a rischio l’incolumità degli agenti e la sicurezza generale, allora scatta il reato di resistenza a pubblico ufficiale, punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni [5].

È appena il caso di specificare che il “fuggitivo”, una volta raggiunto, può essere arrestato e portato dritto in caserma o in questura.


note

[1] Art. 192 cod. str.

[2] Cass., sent. n. 8385/1998.

[3] App. Ancona, sent. n. 1441 del 30 ottobre 2020.

[4] Cass., sent. n. 35826 del primo ottobre 2007; Cass., sent. n. 41936 del 14 luglio 2006.

[5] Art. 337 cod. pen.

Autore immagine: canva.com/


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