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Articolo 120 Costituzione: spiegazione e commento

28 Marzo 2022
Articolo 120 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 120 sulla libera circolazione di merci e di persone all’interno del territorio nazionale e sul divieto di dazi tra Regioni.

La Regione non può istituire dazi di importazione o esportazione o transito tra le Regioni, né adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni, né limitare l’esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale.

Il Governo può sostituirsi a organi delle Regioni, delle Città metropolitane, delle Province e dei Comuni nel caso di mancato rispetto di norme e trattati internazionali o della normativa comunitaria oppure di pericolo grave per l’incolumità e la sicurezza pubblica, ovvero quando lo richiedono la tutela dell’unità giuridica o dell’unità economica e in particolare la tutela dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali, prescindendo dai confini territoriali dei governi locali. La legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione.

Italia unita e senza dazi

L’articolo 120 della Costituzione è un rafforzativo dell’articolo 16. Quest’ultimo, infatti, sancisce che «ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza». Quello che l’articolo 120 vuole sottolineare è che tra una Regione e l’altra dell’Italia deve essere consentita non solo la libera circolazione delle persone ma anche delle merci, senza il pagamento di alcun dazio. Un concetto che, al giorno d’oggi, può sembrare strano, se non addirittura ridicolo: possibile che chi produce un bene in Emilia-Romagna possa mai immaginare di dover pagare un’imposta per portarlo in Molise, in Lombardia o in Calabria?

Tempo fa (parecchio tempo fa), non solo era possibile ma era addirittura dovuto il pagamento del dazio. Si tratta di un prelievo fiscale, cioè a tutti gli effetti di un’imposta indiretta, che grava sulle merci o su altri beni nel passaggio da un territorio all’altro. Oggi, ne sentiamo parlare per le importazioni o le esportazioni da o verso alcuni Paesi in cui l’imposta deve essere ancora versata. Ma una volta, si applicava sia per l’import e l’export sia per il semplice passaggio.

Lo scopo originale del dazio è rimasto intatto laddove deve essere ancora pagato: tutelare i beni locali da quelli che vengono prodotti altrove.

La Costituzione ha voluto eliminare questa pratica all’interno del territorio nazionale. E, come detto, se già in uno dei primi articoli aveva chiarito che un cittadino italiano può spostarsi liberamente da una zona all’altra del Paese senza alcuna limitazione (a meno che il transito non venga sconsigliato o impedito da problemi di sicurezza o di sanità, come ai tempi delle Regioni colorate per l’effetto della pandemia), l’articolo 120 rafforza questo concetto e lo estende a beni e merci. Anzi, alle «cose», come viene genericamente riportato dalla norma. In questo modo, ancora una volta, la Costituzione garantisce l’unità nazionale.

Nessuna limitazione del diritto al lavoro ovunque

Nell’articolo 120 della Costituzione trova spazio anche il principio secondo cui non possono esistere delle limitazioni al diritto al lavoro esercitato da un cittadino in qualsiasi luogo del territorio nazionale. Per intenderci, chi abita nelle Marche può svolgere la sua attività in Friuli, in Valle d’Aosta, in Piemonte, in Sicilia o dove gli pare. Per meglio dire, dove trova un posto.

Per quanto possa sembrare un’immagine un tanto romantica, il fatto che tutti gli italiani possano contribuire alla crescita e allo sviluppo del Paese ovunque si trovino e al di là del loro luogo d’origine, è un altro segnale di unità nazionale offerto dalla Costituzione.

Il Governo, garante della libertà di circolazione

Quanto stabilito fin qui dall’articolo 120 della Costituzione in materia di libera circolazione di persone e di cose potrebbe in qualche caso rimanere pura teoria. Che succede se un Comune, una Provincia, una Città metropolitana o una Regione si discostassero da questo principio e non rispettassero le norme scritte nell’interesse nazionale?

Di fronte a questa ipotesi, la Costituzione chiama in causa il Governo e gli chiede di sostituirsi agli organi che trasgrediscono le regole. Non solo, però, quelle che riguardano lo spostamento dei cittadini o delle merci da un territorio all’altro ma anche quelle che hanno a che fare con i trattati internazionali o con la normativa comunitaria, con la sicurezza, e con l’unità giuridica ed economica dell’Italia.

Quello che i costituenti cercano di dire in questo modo è che se l’autonomia degli enti locali è più che legittima, lo è anche un intervento del Governo quando i princìpi costituzionali o normativi non vengono rispettati. È il cosiddetto potere sostitutivo che, in determinati casi, può portare al commissariamento di un Comune, di una Provincia, di un Regione. Il provvedimento viene preso dal Consiglio dei ministri in una seduta alla quale partecipa anche il presidente della Giunta regionale direttamente interessata e devono essere rispettati i princìpi di sussidiarietà e di leale collaborazione: la decisione del Governo, infatti, non deve essere una sorta di punizione ma una soluzione che favorisca maggiore cooperazione tra gli enti statali e regionali o locali.



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