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Mantenimento figli pagato in ritardo: è reato?

26 Marzo 2022 | Autore:
Mantenimento figli pagato in ritardo: è reato?

Cosa succede quando è scaduto il termine per il versamento dell’assegno stabilito in sede di separazione o di divorzio? Si può essere denunciati e condannati?

Molti genitori non sono puntuali nel versare l’assegno per il mantenimento dei figli entro i termini stabiliti nel provvedimento di separazione o di divorzio. Non sempre questo comportamento è dovuto a cattiva volontà: c’è chi ha problemi lavorativi, o di salute, e difficoltà economiche di vario genere, talvolta gravi oppure soltanto transitorie. In questi casi, si paga quando si può, e non quando si dovrebbe. Intanto, però, l’ex coniuge che non vede arrivare puntualmente i bonifici protesta e minaccia diffide legali, pignoramenti e richieste di affido esclusivo dei figli.

Al di là di questi rimedi di carattere civile – che sono necessari per rimediare efficacemente agli inadempimenti protratti e compiuti con malafede – alcuni genitori impazienti, e che comunque hanno bisogno dei soldi perché devono mantenere i figli tutti i giorni, vogliono sporgere querela contro l’ex coniuge, senza aspettare troppo. Vogliono denunciare subito, anche quando il termine previsto per il pagamento dell’assegno è scaduto solo da poco tempo. Questo è anche un modo per esercitare una pressione psicologica, incutendo il timore di un procedimento penale e di una condanna. Così il genitore obbligato, soprattutto se è incolpevole, si domanda se il mantenimento dei figli pagato in ritardo è reato, e se sì a quali condizioni, e come è possibile rimediare.

Il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare

Non mantenere i figli integra il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare, che è punito con la pena della reclusione fino a un anno o, in alternativa, della multa fino a 1.032 euro. Queste pene si applicano congiuntamente – come ha stabilito nel 2018 una modifica normativa [1], introdotta proprio per rafforzare l’obbligo di mantenimento dei figli – anche al «coniuge che si sottrae all’obbligo di corresponsione di ogni tipologia di assegno dovuto in caso di scioglimento, di cessazione degli effetti civili o di nullità del matrimonio ovvero vìola gli obblighi di natura economica in materia di separazione dei coniugi e di affidamento condiviso dei figli».

In questo modo è stata dettagliata la previsione incriminatrice prevista dall’art. 570 del Codice penale, che punisce chi «si sottrae agli obblighi di assistenza inerenti la responsabilità genitoriale» e «fa mancare i mezzi di sussistenza ai discendenti di età minore»; con tale formulazione, infatti, non era abbastanza chiaro se, per integrare il reato, bastasse soltanto l’omesso pagamento dell’assegno nella misura e nei termini stabiliti dal giudice, o occorresse anche provocare una vera e propria privazione dei mezzi economici necessari per il sostentamento. I casi dubbi e borderline erano parecchi: ad esempio, si pensi ad un padre che, anziché versare i 600 euro mensili previsti, ne paga soltanto la metà, che sono comunque sufficienti per l’acquisto dei beni di sopravvivenza. 

Omesso mantenimento figli: condizioni di procedibilità

Il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare è perseguibile a querela di parte quando si tratta del mantenimento dell’ex coniuge, mentre è procedibile d’ufficio se riguarda i figli minori, ma anche in questi casi può essere sporta querela dal genitore presso il quale i figli sono collocati e che incassa periodicamente l’assegno per loro conto.

Perciò – come ha precisato la Corte di Cassazione [2] – può presentare querela contro l’ex coniuge obbligato al pagamento la madre che è rimasta priva di assegno di mantenimento, o di assegno divorzile, per lei stessa ed anche per i figli minorenni, mentre, se il contributo economico omesso riguarda i figli maggiorenni che non hanno ancora raggiunto l’autosufficienza economica, dovranno essere loro a sporgere una querela autonoma contro il genitore inadempiente. 

Mancato pagamento assegno mantenimento figli: quando non è reato?

Il reato di violazione degli obblighi di assistenza familiare è punibile solo a titolo di dolo, non di colpa: dunque, per stabilire la responsabilità penale contano molto le cause e i motivi oggettivi che hanno provocato l’inadempimento nel pagamento integrale e puntuale dell’assegno di mantenimento per i figli. Infatti non sempre la condotta di omesso pagamento dell’assegno è volontaria e intenzionale.

L’assoluzione dal reato di omesso mantenimento dei figli viene disposta, ad esempio, nei confronti di chi ha perso il lavoro ed è rimasto disoccupato senza riuscire a trovare un altro impiego. I giudici di solito assolvono l’imputato quando riscontrano che egli era assolutamente impossibilitato all’adempimento.

Pagamento del mantenimento in ritardo e dopo la denuncia penale

Ogni modifica dell’importo dell’assegno di mantenimento stabilito in favore dei figli a carico di un genitore con la sentenza di separazione o di divorzio deve avvenire con un provvedimento del giudice, al quale il genitore obbligato al pagamento deve presentare una richiesta specifica e motivata. In genere, si tratta di un mutamento (in senso peggiorativo) delle condizioni economiche di chi è tenuto a pagare l’assegno, e deve trattarsi di circostanze nuove e sopravvenute dopo il provvedimento di separazione o di divorzio che, come tali, non potevano essere considerate dal primo giudice (per maggiori dettagli leggi: “Presupposti per la revisione dell’assegno di mantenimento“).

Fino al momento della nuova pronuncia giudiziaria, il genitore obbligato è tenuto a pagare ancora l’assegno nella misura precedentemente stabilita, e non può operare alcun taglio, posticipazione o riduzione di propria iniziativa. Secondo la giurisprudenza maggioritaria, un breve ritardo nel pagamento dell’assegno di mantenimento, ad esempio per un paio di mensilità, non è sufficiente a far scattare il reato, specialmente quando l’obbligato adduce validi motivi, non dipendenti da sua colpa, per dimostrare l’impossibilità di adempiere puntualmente. Questa prova diventa più difficile da fornire quando l’inadempimento è grave, totale e prolungato e si accompagna al disinteresse anche affettivo manifestato nei confronti della prole.

Viceversa, la fattiva volontà di adempiere, anche successivamente alla periodica scadenza del termine per versare l’assegno, viene valutata positivamente: lo dimostra l’ultima sentenza della Corte di Cassazione sul tema [3], che ha dichiarato la «non punibilità per particolare tenuità del fatto», ai sensi dell‘art. 131 bis del Codice penale, in favore di un uomo che aveva pagato tutti gli arretrati dovuti, sia pure dopo l’instaurazione del procedimento penale a suo carico. Il genitore ha sostenuto di aver avuto difficoltà economiche perché disoccupato ma, nel momento in cui aveva trovato una nuova e stabile occupazione lavorativa, aveva provveduto a versare tutte le somme dovute per il mantenimento dei suoi figli. Secondo la Suprema Corte, questo adempimento, sia pur tardivo, ha neutralizzato il danno patrimoniale provocato dal reato.


note

[1] Art. 570 bis Cod. pen., introdotto dalla L. n. 103/2017 e dal D. Lgs. n. 21/2018, con decorrenza dal 06.04.2018.

[2] Cass. sent. n. 3491/2020.

[3] Cass. sent. n. 10630/2022.


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