Diritto e Fisco | Articoli

Che fare se il commercialista non controlla la Pec del cliente?

25 Marzo 2022
Che fare se il commercialista non controlla la Pec del cliente?

Incarico di controllare la casella di posta elettronica conferito al commercialista e al fiscalista: che succede se il professionista non informa il cliente delle email ricevute?

La legge impone a imprenditori e professionisti di attivare una casella di posta elettronica certificata (Pec) affinché l’amministrazione, e in particolare il fisco, possa eseguire le notifiche in sicurezza e celerità. Molti contribuenti però, poco pratici con gli strumenti telematici, delegano tale adempimento al proprio commercialista, lasciando poi a questi il compito di controllare periodicamente la posta in entrata. Ma che fare se il commercialista non controlla la Pec del cliente? Semmai dovesse arrivare una mail importante, un atto giudiziario o un accertamento fiscale, una cartella esattoriale o una multa contro cui fare ricorso e il professionista non dovesse informare di ciò l’interessato, quest’ultimo sarebbe comunque responsabile e tenuto a pagarne le conseguenze?

Della questione è stata interessata la giurisprudenza e, da ultimo, anche la Cassazione [1]. La Suprema Corte ha fornito degli interessanti chiarimenti che chiunque possegga una Pec dovrebbe conoscere. 

Secondo la sentenza, l’imprenditore, tenuto per legge a munirsi di un indirizzo Pec, ha l’onere di assicurarsi del corretto funzionamento della propria casella postale certificata e di controllare prudentemente la posta in arrivo. E ciò anche se ha comunicato le credenziali di accesso al proprio commercialista, incaricandolo di svolgere le verifiche periodicamente. Eventuali accordi di tale tipo hanno valore solo tra le parti e dunque non costituiscono una giustificazione per il contribuente che asserisca di non aver avuto conoscenza dell’atto notificatogli dall’amministrazione all’indirizzo di posta certificata.

Anche lo smarrimento della password non costituisce una scusa poiché è sempre possibile attivare la procedura di recupero delle credenziali.

Sul titolare della casella peraltro grava l’onere di svuotare periodicamente la posta, in modo che lo spazio acquistato dal gestore non risulti pieno e non impedisca il ricevimento di nuove email. Perché, se così fosse, la Pec tornerebbe al mittente ma si considererebbe comunque correttamente notificata e da essa discenderebbero tutti gli effetti di legge. 

Precisa la Cassazione che più volte sono state fatte di chiarimenti riguardanti la notificazione tramite posta elettronica certificata: «l’imprenditore, tenuto per legge a munirsi di un indirizzo PEC, ha l’onere di assicurarsi del corretto funzionamento della propria casella postale certificata (…) e di controllare prudentemente la posta in arrivo (…)» aveva già scritto la Cassazione nel 2016 [2].

Perché mai controllare la Pec diventa quindi così indispensabile? Si pensi a chi riceva un decreto ingiuntivo per il pagamento di determinate somme che questi ritenga non dovute: la possibilità di presentare opposizione è limitata ai primi 40 giorni dalla notifica. Ed è chiaro che chi si lascia sfuggire tale termine per non aver controllato la Pec non avrà alcuna giustificazione. 

Lo stesso discorso può essere fatto anche con gli accertamenti fiscali dell’Agenzia delle Entrate e le multe stradali. Ma c’è un’ipotesi ancora più pericolosa che richiede il controllo periodico della Pec: eventuali ricorsi per dichiarazione di fallimento vengono notificati attraverso tale modalità telematica. Ed è chiaro che da questi dipende la stessa sopravvivenza dell’azienda. 

La Corte di Cassazione specifica inoltre che: «il novellato art. 15, comma 3 l. fall., nel prevedere che la notificazione del ricorso per la dichiarazione di fallimento alla società può essere eseguita tramite Pec all’indirizzo della stessa (…) introduca una disciplina speciale semplificata, che coniuga la tutela del diritto di difesa del debitore con le esigenze di celerità e speditezza intrinseche nel procedimento concorsuale, escludendo peraltro l’applicabilità della disciplina ordinaria prevista dall’art. 145 c.p.c. per le ipotesi di irreperibilità del destinatario della notifica [3].

La responsabilità del commercialista per non aver controllato la Pec è un problema che andrà risolto solo tra le parti; ma al fine di chiedere il risarcimento al professionista sarà necessario dimostrare la sua responsabilità. E perciò bisogna fornire al giudice la prova che questi abbia assunto esplicitamente l’obbligo di controllare la Pec del cliente. Ma poiché ciò quasi mai trova riscontro in un mandato, essendo piuttosto il frutto di un gesto di cortesia che il commercialista fa, allora sfumano anche le chance di ottenere un indennizzo. 


note

[1] Cass. civ., sez. I, ord., 3 marzo 2022, n. 7083

[2] Cass. n. 13917/2016.

[3] Cass. n. 5311/2020 e n. 19688/2017.

Cass. civ., sez. I, ord., 3 marzo 2022, n. 7083

Presidente Scaldaferri – Relatore Vella

Rilevato che:

1. la Corte d’appello di Catania ha rigettato il reclamo L.Fall., ex art. 18 della società (omissis) S.r.l. contro la sentenza con cui il Tribunale di Catania ne ha dichiarato il fallimento, su ricorso di L.P.A.F. , G.A. , M.A. e R.G. , affermando, tra l’altro: i) che la notifica all’indirizzo PEC della società debitrice – rimasta contumace in primo grado – si era ritualmente perfezionata ai sensi della L.Fall., art. 15, comma 3 e non poteva ritenersi nulla solo perché il legale rappresentante della società non aveva provveduto a visionarla in quanto la società medesima versava da anni in stato di inattività; ii) che i crediti dei creditori istanti non potevano essere rimessi in discussione, in quanto portati da titoli definitivi, coperti dal giudicato;

2. la (omissis) S.r.l. ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi; gli intimati non hanno svolto difese.

Considerato che:

2.1. con il primo motivo la ricorrente solleva questione di legittimità costituzionale della L.Fall., art. 15, comma 3, per contrasto con gli artt. 3,24 e 111 Cost., in quanto il meccanismo di notificazione speciale e semplificata ivi previsto violerebbe il principio di uguaglianza e il diritto di difesa; in concreto deduce che il legale rappresentante della società, inattiva dal (omissis), non conosceva dell’esistenza della PEC attribuita alla (omissis) S.r.l., la quale era stata richiesta ed utilizzata “dal commercialista che curava l’amministrazione e la contabilità della medesima (società)”;

2.2. il secondo mezzo denuncia la violazione e falsa applicazione della L.Fall., artt. 5,6 e 15 nonché (testualmente) la “radicale nullità della sentenza dichiarativa di fallimento per assoluto difetto dei presupposti per la dichiarazione di fallimento di cui alla L.Fall., artt. 5,6 e 15, per assoluta nullità o insussistenza del preteso credito dell’istante L.P.A.F. “;

2.3. il terzo motivo lamenta il medesimo vizio di cui al motivo precedente, avuto riguardo ai crediti degli altri tre creditori istanti;

3. il primo motivo è infondato, essendosi questa Corte già ampiamente e condivisibilmente pronunciata nel senso della manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale, in riferimento agli artt. 3 e 24 Cost., della L.Fall., art. 15, comma 3, (come sostituito dal D.L. n. 179 del 2012, conv., con modif., dalla L. n. 221 del 2012), nella parte in cui prevede la notificazione del ricorso alla persona giuridica tramite posta elettronica certificata (PEC) e non nelle forme ordinarie di cui all’art. 145 c.p.c., poiché, come già affermato da Corte Cost. 16 giugno 2016, n. 146, la diversità delle fattispecie a confronto giustifica, in termini di ragionevolezza, la differente disciplina, essendo l’art. 145 c.p.c. esclusivamente finalizzato ad assicurare alla persona giuridica l’effettivo esercizio del diritto di difesa in relazione agli atti ad essa indirizzati, mentre la contestata disposizione si propone di coniugare la stessa finalità di tutela del medesimo diritto dell’imprenditore collettivo con le esigenze di celerità e speditezza proprie del procedimento concorsuale, caratterizzato da speciali e complessi interessi, anche di natura pubblica, idonei a rendere ragionevole ed adeguato un diverso meccanismo di garanzia di quel diritto, che tenga conto della violazione, da parte dell’imprenditore collettivo, degli obblighi, previsti per legge, di munirsi di un indirizzo di PEC e di tenerlo attivo durante la vita dell’impresa (Cass. 26333/2016);

3.1. nel pervenire alla stessa conclusione, Cass. 13917/2016 ha altresì precisato che l’imprenditore, tenuto per legge a munirsi di un indirizzo PEC, ha l’onere di assicurarsi del corretto funzionamento della propria casella postale certificata (anche utilizzando dispositivi di vigilanza e di controllo, dotati di misure anti intrusione) e di controllare prudentemente la posta in arrivo (ivi compresa quella considerata dal programma gestionale utilizzato come “posta indesiderata”);

3.2. ulteriore principio rilevante nel caso in esame è quello, fondato sempre sulla pronuncia del Giudice delle leggi n. 146 del 2016, per cui le esigenze di contemperamento tra il diritto di difesa e gli obiettivi di speditezza e operatività, ai quali deve essere improntato il procedimento concorsuale, giustificano che il tribunale resti esonerato dall’adempimento di ulteriori formalità, ancorché normalmente previste dal codice di rito, allorquando la situazione di irreperibilità dell’imprenditore debba imputarsi alla sua stessa negligenza o a condotta non conforme agli obblighi di correttezza di un operatore economico (Cass. 27054/2016);

3.3. anche di recente è stato ribadito che il novellato L.Fall., art. 15, comma 3, nel prevedere che la notificazione del ricorso per la dichiarazione di fallimento alla società può essere eseguita tramite PEC all’indirizzo della stessa – e, in caso di esito negativo, presso la sua sede legale come risultante dal registro delle imprese, oppure, qualora neppure questa modalità sia andata a buon fine, mediante deposito dell’atto nella casa comunale della sede iscritta nel registro – introduce una disciplina speciale semplificata, che coniuga la tutela del diritto di difesa del debitore con le esigenze di celerità e speditezza intrinseche al procedimento concorsuale, escludendo peraltro l’applicabilità della disciplina ordinaria prevista dall’art. 145 c.p.c. per le ipotesi di irreperibilità del destinatario della notifica (Cass. 5311/2020, 19688/2017);

3.4. d’altro canto, è indirizzo ormai consolidato che finanche alla società già cancellata dal registro delle imprese il ricorso per la dichiarazione di fallimento può, entro l’anno successivo alla cancellazione, essere notificato, ai sensi della L.Fall., art. 15, comma 3, all’indirizzo PEC in precedenza comunicato al registro delle imprese (Cass. 17946/2016, 602/2017, 23728/2017, 3443/2020, 18544/2020);

4. il secondo ed il terzo motivo sono inammissibili, poiché, riproponendo dichiaratamente le doglianze sollevate, rispettivamente, con il quarto ed il quinto motivo del reclamo, non si confrontano con l’inequivocabile e dirimente ratio decidendi della sentenza impugnata, per cui i crediti dei creditori istanti, qui ancora una volta contestati, “sono portati da titoli divenuti definitivi, sicché la loro sussistenza non può essere rimessa in discussione in quanto coperta dal giudicato”;

5. segue il rigetto del ricorso senza statuizione sulle spese, in assenza di difese degli intimati;

6. ricorrono sussistono i presupposti processuali per il cd. raddoppio del contributo unificato ex D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater (cfr. Cass. Sez. U, 4315/2020).

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube