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Se il mio commercialista sbaglia, mi deve risarcire?

25 Marzo 2022
Se il mio commercialista sbaglia, mi deve risarcire?

Errori del commercialista: quali conseguenze per il cliente? 

Sbagliare è umano, ma non per questo salva dal dover risarcire i danni derivanti dal proprio comportamento. Specie se, tra le parti, c’è un contratto e questo è stato violato. Così succede ad esempio nel caso dei professionisti. Medici, avvocati, ingegneri e commercialisti sono quelli che rischiano di più: un loro errore può comportare conseguenze particolarmente gravi per il cliente. Ecco proprio con riferimento a quest’ultima categoria e alle possibili implicazioni che, con il fisco, potrebbero derivare da un’eventuale negligenza, ci si sarà già chiesto: se il mio commercialista sbaglia mi deve risarcire? 

La giurisprudenza, a riguardo, sta ampliando la responsabilità dei commercialisti non solo ai casi di errore ma anche a quelli in cui i consigli, rivolti ad evadere le tasse, abbiano implicato un procedimento penale a carico del contribuente. Sicché, il consulente che suggerisce frodi fiscali può egli stessi essere inquisito. Di tanto parleremo meglio nel seguente articolo. Ma procediamo con ordine.

Sbaglio del commercialista e risarcimento

In tema di responsabilità professionale, il commercialista è responsabile nei confronti del proprio cliente [1] in caso di incuria o di ignoranza di disposizioni di legge e, in genere, nei casi in cui, per negligenza, imprudenza o imperizia, comprometta la posizione del proprio assistito nei confronti dell’Erario.

Se però l’incarico implica la soluzione di problemi tecnici di particolare complessità, il commercialista è responsabile solo se è in malafede o se ha commesso una “colpa grave”.

Sarebbe ad esempio responsabile il professionista in caso di erronee dichiarazioni fiscali, per aver inserito alcune poste fittizie, al solo fine di aumentare il volume di affari, senza però che ciò trovi riscontro nei registri dei corrispettivi né nelle fatture emesse. 

Quando ottenere il risarcimento dal commercialista?

Condizione per ottenere il risarcimento dal proprio commercialista è dimostrare non solo l’errore da questi commesso ma anche il danno subito. E il danno può essere costituito dalle sanzioni da corrispondere all’Erario. Ad esempio, se il commercialista dimentica di versare le tasse per conto del proprio cliente e l’Agenzia delle Entrate emette nei suoi confronti un avviso di accertamento, con la pretesa di pagamento tanto delle imposte evase quanto delle sanzioni, il danno determinato dalla negligenza del professionista è pari solo alle sanzioni, atteso che il tributo sarebbe stato comunque dovuto in ogni caso, con o senza l’errore. 

Se il contribuente incarica il commercialista di impugnare un accertamento tributario e questi si dimentica di farlo, il risarcimento spetterà solo a condizione che il ricorso avrebbe avuto un probabile esito positivo: se infatti dovesse risultare che il giudice avrebbe rigettato la pretesa del contribuente, quest’ultimo non può lamentare alcun danno derivante dall’omissione del consulente fiscale. 

Per andare indenne da responsabilità, grava sul professionista l’onere di provare di aver adempiuto alle proprie obbligazioni rispettando lo standard di diligenza normativamente imposta.

Per quanto riguarda eventuali omissioni nella dichiarazione dei redditi, il commercialista non è responsabile se il cliente non gli fornisce i documenti e i dati relativi alla propria situazione fiscale. Il contratto tra commercialista e cliente comporta l’obbligo a carico del primo, dietro corrispettivo, di fornire la sua prestazione al secondo, il quale gli fornisce dati attinenti alla propria situazione finanziaria per permettergli di eseguire l’incarico; il commercialista redige le scritture contabili sulla base dei dati forniti dal cliente. Non gli si può richiedere un’autonoma attivazione per reperire voci di spesa da annotare nelle scritture. Medesimo principio deve considerarsi applicabile all’attività di predisposizione della dichiarazione dei redditi.

Mancato invio della dichiarazione dei redditi

Se il commercialista dimentica di inviare la dichiarazione dei redditi, l’illecito ricade sul contribuente che ne subisce le conseguenze sia di carattere fiscale che eventualmente penale. E ciò perché è suo obbligo controllare l’operato del professionista. 

Secondo la Cassazione [2], l’«errore bloccante» del sistema telematico di trasmissione della dichiarazione dei redditi non esonera da responsabilità il commercialista che presenta in ritardo tale documentazione all’Agenzia delle Entrate.

Il cliente non risponde per le sanzioni derivanti da illeciti del commercialista solo se questi ha commesso un reato ed è stata tempestivamente sporta contro di lui la querela alla polizia o ai carabinieri (si pensi al caso del commercialista che scappa con la documentazione contabile).

Entro quanto tempo chiedere il risarcimento del danno al commercialista?

Il termine per chiedere il risarcimento al commercialista (cosiddetto termine di prescrizione) è di 10 anni e decorre da quando il danno si è verificato. Nel caso di accesso della Finanza nei locali del contribuente, il danno non può dirsi realizzato con la redazione del processo verbale delle operazioni ma con la notifica del successivo accertamento fiscale. Solo quest’ultimo è infatti l’atto definitivo, impugnabile, che sancisce il danno patito dal contribuente [3].

Come ottenere il risarcimento dal commercialista che sbaglia?

Per ottenere il risarcimento dal commercialista sarà bene diffidarlo e intimargli di comunicare il “sinistro” alla propria assicurazione. Quest’ultima aprirà un accertamento al fine di valutare la sussistenza della responsabilità e, se riterrà fondata la domanda del cliente, gli liquiderà il danno. Nel caso invece in cui il commercialista non dovesse ammettere l’errore o l’assicurazione non dovesse procedere alla liquidazione del danno, al cliente non resta che rivolgersi al giudice facendo causa al professionista. 


note

[1] Ai sensi degli articoli 2236 e 1176 del codice civile.

[2] Cass. sent. n. 15751/2020.

[3] Cass. sent. n. 8872/2021.

Autore immagine: depositphotos.com


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