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Combattere per un altro Paese è legale?

28 Marzo 2022 | Autore:
Combattere per un altro Paese è legale?

Foreign fighters: è legale partire e partecipare a una guerra estera? È possibile arruolarsi in un esercito straniero? Come sono puniti i mercenari?

Chi è nelle condizioni fisiche idonee può chiedere di entrare a far parte dell’esercito italiano e decidere anche di rimanervi, se supera gli esami previsti dalla legge. Per arruolarsi, infatti, non ci si può improvvisare, ma bisogna superare un lungo percorso che, alla fine, garantisce preparazione e professionalità del militare. Alcune persone, non reclutate nell’esercito italiano, compiono delle scelte estreme decidendo di partecipare alle guerre che ci sono negli altri Stati. Combattere per un altro Paese è legale?

Andare in guerra per aiutare l’esercito di un certo Stato, rappresentando una scelta completamente spontanea del cittadino, potrebbe apparire legale: ognuno è libero di fare ciò che vuole, e quindi anche di entrare a far parte di un esercito straniero. Non la pensa allo stesso modo la legge italiana, che condanna i cosiddetti “foreign fighters”, cioè i combattenti stranieri. Se l’argomento ti interessa, prosegui nella lettura: vedremo insieme se è legale combattere per un altro Paese.

Combattere per un altro Stato è legale?

Combattere per un Paese diverso dal proprio è illegale. Il fenomeno dei “foreign fighters”, cioè di coloro che partono dal proprio Stato per andare a combattere altrove, è contrario alla legge e costituisce perfino reato.

Questo significa che un cittadino italiano non può unirsi a una legione straniera che si trova all’estero per partecipare a una guerra che ritiene giusta.

È illegale anche se l’adesione avviene gratuitamente, cioè senza ottenere un compenso, come accade invece per i mercenari (di cui parleremo a breve).

Arruolarsi in un altro esercito è legale?

È ugualmente illegale arruolarsi formalmente in un altro esercito diverso da quello italiano. Ciò è possibile solamente dietro specifica autorizzazione del Governo.

In pratica, non solo non si può partire come foreign fighters per combattere accanto all’esercito regolare di un altro Stato, ma è illegale anche farne parte, cioè diventare un militare riconosciuto all’interno di un esercito straniero. Perché ciò avvenga, il Paese straniero dovrebbe chiedere all’Italia il permesso di reclutare soldati.

Vediamo ora cosa rischia concretamente chi decide di andare a combattere per un altro Paese.

Combattere per un altro Paese: cosa si rischia?

Chi lascia l’Italia per andare a combattere una guerra che si svolge in altri Stati rischia di finire in carcere per diversi anni.

La legge [1] punisce con la reclusione da 6 a 18 anni chi, senza l’approvazione del Governo, fa arruolamenti o compie altri atti ostili contro uno Stato estero, in modo da esporre l’Italia al pericolo di una guerra. La pena è dell’ergastolo se la guerra effettivamente avviene a seguito di detti atti.

È ugualmente reato compiere atti ostili che, pur non comportando il rischio di un conflitto armato vero e proprio, mettono a repentaglio le relazioni diplomatiche tra Stati; in questo caso, la pena va dai 3 ai 12 anni.

Chi parte per combattere per un altro Paese commette quindi il reato di atti ostili contro uno Stato estero visto che, partecipando a un conflitto, inevitabilmente si schiererà contro una Nazione per aiutarne un’altra.

È dunque questa la pena che si applica ai foreign fighters che lasciano l’Italia per combattere la guerra di altri.

Sono però colpevoli anche coloro che si limitano a fare opera di arruolamento, ad esempio formando una brigata internazionale, finanziandola o anche solo dando loro armi.

Come anticipato, la legge sanziona non solo i foreign fighters e coloro che costituiscono legioni straniere non riconosciute, ma anche chi, formalmente, intende arruolare cittadini di un altro Stato per reclutarli in un esercito straniero.

Il Codice penale [2] punisce con la reclusione da 4 a 15 anni chiunque, senza approvazione del Governo, arruola o arma cittadini affinché partecipino a una guerra straniera. La pena è aumentata se fra gli arruolati ci sono militari in servizio o persone soggette agli obblighi del servizio militare.

La differenza con l’arruolamento di foreign fighters è che questo reato punisce chi cerca di far diventare i cittadini italiani membri di un esercito straniero.

Ad esempio, se il console statunitense facesse propaganda per arruolare cittadini italiani al fine di inserirli nell’esercito regolare degli Usa commetterebbe questo tipo di reato.

Fare il mercenario in una guerra all’estero è legale?

Finora abbiamo analizzato il caso del foreign fighter che, di sua spontanea volontà e senza alcun compenso, parte per l’estero per combattere una guerra. Ma cosa succede a chi accetta di essere retribuito per partecipare a un conflitto armato? In pratica, cosa prevede la legge per i cosiddetti mercenari?

La legge [3] stabilisce che chiunque, avendo ricevuto un corrispettivo economico o altra utilità, oppure avendone accettato solamente la promessa, combatte in un conflitto armato nel territorio estero, di cui non sia né cittadino né stabilmente residente, senza far parte delle forze armate di una delle parti del conflitto o essere inviato in missione ufficiale quale appartenente alle forze armate di uno Stato estraneo alla guerra, è punito con la reclusione da 2 a 7 anni.

Chi recluta, utilizza o finanzia mercenari rischia invece la reclusione da 4 a 14 anni.

Per essere considerati mercenari, dunque, non occorre necessariamente accettare del denaro: è sufficiente la promessa di qualsiasi altra utilità, come ad esempio la concessione della cittadinanza o di un permesso di soggiorno.

Inoltre, non può essere considerato mercenario chi combatte per uno Stato in cui vive pur non essendone cittadino: la legge ha quindi voluto tutelare il sentimento di appartenenza che una persona prova nei confronti del Paese in cui abita stabilmente.

Foreign fighters e mercenari: differenze

Qual è la differenza tra foreign fighters e mercenari? Non è facile a dirsi. In linea di massima, possiamo affermare che, mentre il foreign fighter combatte per motivi ideologici, politici o religiosi, il mercenario lo fa solo per profitto personale.

Questa differenza non sembra però sufficiente per spiegare perché la legge italiana punisce meno severamente i mercenari. In precedenza, infatti, abbiamo inquadrato i foreign fighters all’interno di coloro che, compiendo atti ostili contro uno Stato estero, rischiano la reclusione da 6 a 18 anni; i mercenari, invece, possono essere puniti con la reclusione da 2 a 7 anni.

A questo punto, sorge spontanea una domanda: perché chi va a combattere senza avere un tornaconto personale dovrebbe essere punito più severamente? L’assenza di precedenti giurisprudenziali non permette di fornire una risposta certa: la normativa su combattenti stranieri e sui mercenari è rimasta praticamente inattuata.

Tuttavia, potremmo spiegare la differenza di trattamento sanzionatorio (più severo per i combattenti stranieri, meno per i mercenari) in questo modo:

  • i foreign fighters italiani, combattendo contro uno Stato straniero, mettono a repentaglio i rapporti tra lo Stato aggredito e l’Italia;
  • i mercenari, invece, agendo solo per profitto personale, non possono creare un incidente diplomatico tra Stati, cioè non sono in grado di incrinare le relazioni internazionali.

Volendo fare un esempio, se un ex militare italiano, eventualmente legato a qualche associazione politica o terroristica, uccidesse un alto rappresentante o addirittura un Capo di Stato estero, metterebbe a rischio l’intera sicurezza nazionale, in quanto il Paese aggredito potrebbe reagire violentemente contro l’Italia. Se invece lo stesso omicidio fosse compiuto da un mercenario italiano, questo rischio non si correrebbe.

Combattenti e mercenari: alcune precisazioni

È innegabile che la legge italiana risenta del tempo (le norme del Codice penale risalgono al 1930) e sia ancora influenzata dall’attentato di Sarajevo del 28 giugno 1914, durante il quale l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono d’Austria-Ungheria, venne ucciso da un terrorista serbo-bosniaco. A seguito dell’evento, l’Austria dichiarò guerra alla Serbia, dando il via alla Prima guerra mondiale.

Oggigiorno, tuttavia, è difficile (ma non impossibile) immaginare che possano verificarsi ipotesi del genere, e cioè che la colpa di un uomo possa ricadere sulla sua Nazione.

In effetti, c’è chi pensa che l’italiano che vada “gratuitamente” a combattere il conflitto di altri non commetta alcun reato, in quanto non lo si può accusare di “atti ostili” in grado di scatenare una guerra o una rappresaglia armata; resterebbe in piedi, quindi, solamente il reato a carico dei mercenari e, ovviamente, quello per i reclutatori (sempre colpevoli).

Questa interpretazione è stata tuttavia smentita dal Governo italiano il quale, attraverso alcuni comunicati [4], ha ribadito la punibilità del foreign fighter italiano.


note

[1] Art. 244 cod. pen.

[2] Art. 288 cod. pen.

[3] Art. 3, l. n. 210/1995.

[4] Farnesina, comunicato del 24 marzo 2022.

Autore immagine: pixabay.com


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