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Come denunciare un caso di malasanità

27 Marzo 2022
Come denunciare un caso di malasanità

Come fare causa per responsabilità medica: la querela penale e il risarcimento del danno. 

Dinanzi a un caso di malasanità, il paziente – o, nel caso di decesso di questi, i suoi eredi – può agire sia contro la struttura sanitaria (ad esempio l’ospedale) che contro il medico responsabile. Nel primo caso, si potrà pretendere solo il risarcimento del danno, trattandosi di un’azione civile; nel secondo caso si può agire, oltre che per il risarcimento, anche in via penale con una querela per l’eventuale reato di lesioni o di omicidio colposo. Vediamo allora come denunciare un caso di malasanità.

La responsabilità medica

Si parla di responsabilità medica quando il sanitario commette, nell’esercizio della propria attività, un errore dovuto a negligenza, imprudenza o imperizia. 

Il grado di diligenza va valutato avendo riguardo alla natura della specifica attività esercitata e, in particolare, al grado di specializzazione richiesto oltre che alla sua complessità e difficoltà. 

In pratica, tanto più semplice e routinaria è l’attività richiesta al medico tanto più severo sarà il giudizio sulla sua responsabilità; e, in senso inverso, tanto più è complicato l’intervento, tanto minore sarà la possibilità di ottenere un risarcimento in caso di insuccesso. Il Codice civile stabilisce infatti che, per i casi di particolare difficoltà, il professionista risponde solo in caso di malafede o colpa grave. 

Quando si può agire per un caso di malasanità?

Per poter agire contro il medico e l’ospedale è necessario innanzitutto dimostrare la responsabilità del sanitario. E questa non sussiste tutte le volte in cui il medico si è attenuto alle cosiddette “linee guida”, ossia le regole generalmente accolte dal mondo medico e sviluppate per individuare la più corretta gestione della malattia. 

In secondo luogo, è necessario provare che l’errore del medico ha determinato un danno nel paziente. Questo danno può consistere non solo nell’aver ritardato la guarigione o nell’averla compromessa ma anche, nel caso di malattie comunque dall’esito infausto, dall’aver ridotto i tempi di vita del paziente per via di una non corretta diagnosi. Si pensi a un malato che, nonostante un brutto male, avrebbe potuto vivere qualche mese in più se solo fosse stato curato tempestivamente.

Il medico è anche responsabile tutte le volte in cui non chiede al paziente il cosiddetto consenso informato: ciò anche quando l’intervento va a buon fine se risulta che il paziente, se correttamente informato, si sarebbe determinato in modo diverso rispetto all’intervento.

In terzo luogo, bisogna dimostrare il cosiddetto rapporto di causalità, ossia che il danno patito dal cliente si è verificato solo ed esclusivamente a causa dell’errore medico e non è conseguenza di altri fattori esterni.

Come dimostrare l’errore medico?

Per dimostrare l’errore medico è necessario, prima di agire, procurarsi una perizia di un medico specializzato, che individui l’errore del sanitario, il danno del paziente e il rapporto di causa-effetto tra il primo e il secondo. Il malato quindi dovrà sottoporsi a una visita medica affinché venga redatta una relazione e sottoscritta. Di solito, ci si avvale di medici iscritti nelle liste dei periti del tribunale, ma non è una condizione necessaria. 

Nel caso in cui la perizia riguardi un soggetto deceduto, questa verrà effettuata sulla base della cartella clinica che i parenti hanno il diritto di ritirare dall’ospedale.

Come denunciare un caso di malasanità

Contro il medico che ha sbagliato si può agire sia in via civile, ossia per il risarcimento del danno, che in via penale, per sentirlo condannare per il reato commesso. 

Ai fini dell’azione in via civile è necessario avvalersi di un avvocato che notifichi al medico un atto di citazione. Le spese del giudizio sono anticipate da chi agisce. Prima del giudizio in tribunale è necessario un tentativo di mediazione presso uno degli organismi situati nella città del tribunale competente, le cui spese sono a carico di entrambe le parti. Presso l’organismo di mediazione si tenterà un accordo tra le parti per verificare se vi sia la possibilità di evitare il processo con una soluzione bonaria.

La causa per il risarcimento può essere internata, nel corso del medesimo giudizio, anche nei confronti dell’ospedale.

Se si intende agire in via penale bisogna sporgere una querela presso la polizia, i carabinieri o con deposito presso la Procura della Repubblica. Le indagini dureranno non meno di sei mesi e non più di un anno. All’esito di queste, il giudice deciderà se rinviare a giudizio il medico per l’accertamento delle responsabilità penali. 

Tanto la strada civile che penale possono essere percorse contemporaneamente. Tuttavia, nel processo penale è possibile costituirsi «parte civile» per ottenere una provvisoria liquidazione del risarcimento; se si opta per tale soluzione, il processo civile si sospende e riprende all’esito del giudizio penale. Il giudizio penale, come detto, liquida solo una “provvisionale”; ma per ottenere l’intero risarcimento bisogna in ogni caso rivolgersi al giudice civile.

Denuncia o risarcimento del danno?

Raggiungere la prova della responsabilità medica nell’ambito del processo penale è molto più difficile rispetto al giudizio civile. E ciò perché, nel primo, è necessario raggiungere un certezza, se non assoluta, comunque prossima ad essa. Si dice infatti che non vi deve essere alcun ragionevole dubbio sulla responsabilità penale del medico.

Invece, nel giudizio civile, ci si accontenta di una prova più limitata: quella del «più probabile che non». Nel ricostruire le responsabilità mediche si cerca di comprendere se, in assenza dell’errore, con maggiore probabilità il malato non avrebbe subito il danno piuttosto che il contrario.

Tanto nel giudizio penale quanto in quello civile, comunque, il giudice affida la soluzione del caso a un CTU, ossia un consulente tecnico d’ufficio: un medico legale iscritto in appositi albi tenuti dal tribunale stesso e di fiducia del magistrato.



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