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Fornitore non pagato: cosa può fare?

27 Marzo 2022
Fornitore non pagato: cosa può fare?

Recupero crediti: si può denunciare il debitore che, in malafede, non poteva pagare già al momento dell’ordine?

Un nostro lettore ci chiede cosa può fare un fornitore non pagato. Questi ha una piccola attività e, come tutti gli imprenditori, ha il problema del recupero crediti nei confronti dei clienti. È capitato non solo che qualche fattura non sia stata onorata ma che l’azienda debitrice, oltre ad avere svariate migliaia di euro di scoperto al momento dell’ordine, abbia cambiato più volte proprietario. Non essendo riuscito, tramite avvocato, a recuperare le somme, ci chiede se sia possibile agire per truffa contro chi, consapevolmente, contrae obbligazioni pur non avendo le capacità o l’intenzione di pagare. 

Ecco alcune importanti informazioni da tenere a mente.

Come agire per una fornitura non pagata?

Quando un imprenditore non riesce a recuperare i soldi per fatture emesse e non pagate ha, come principale strada, quella del recupero crediti in via civile. Difatti l’essere moroso non è di per sé un reato se non si accompagna a comportamenti fraudolenti (come, ad esempio, il fatto di travisare le proprie condizioni economiche facendo credere di essere solvibile). Si tratta di un semplice inadempimento contrattuale che consente, tutt’al più, di rivolgersi al giudice e richiedere un decreto ingiuntivo. Il decreto ingiuntivo viene poi notificato al debitore, senza bisogno di una causa. Se questi non paga entro 40 giorni dalla notifica o non presenta un’opposizione, il creditore può agire contro di lui con il pignoramento. Il decreto diventa infatti definitivo al pari di una sentenza passata in giudicato e non può più essere contestato. 

Fornitore non pagato: può denunciare?

Il punto è che molto spesso il debitore scompare, chiude, fallisce o comunque è privo di beni intestati; ragion per cui il creditore, non potendo far nulla contro la società, preferisce agire penalmente contro l’imprenditore. E difatti, se si è in presenza di una società di capitali – come una Srl, una Spa o una Sapa – il socio o l’amministratore non risponde delle obbligazioni sociali. Invece, l’esistenza di un reato consente di agire contro la persona fisica.

I reati che potrebbero venire in gioco quando il debitore “fa il furbo” sono due: quello di insolvenza fraudolenta e, nei casi più gravi, quello di truffa. 

Insolvenza fraudolenta 

L’insolvenza fraudolenta si verifica quando il debitore, al momento dell’ordine, pur non avendo le condizioni economiche di pagare, finge di essere solvibile e fornisce rassicurazioni al creditore in merito alle proprie capacità economiche. L’insolvenza fraudolenta si verifica anche in caso di reticenza: si pensi a un imprenditore che, pur avendo fatto un ordine, tace sul fatto di essere in procinto di chiudere l’attività e di cambiare nome, ragione sociale e quindi anche partita Iva. 

Truffa

La truffa invece richiede un comportamento più malizioso, rivolto a modificare la realtà materiale, con artifici e raggiri, al fine di far cadere in errore la controparte. È il caso di un imprenditore che falsifichi un bilancio pur di far credere di avere la possibilità di adempiere. 

La prova del reato contro il debitore che non paga il fornitore

Sia nel caso di truffa che di insolvenza fraudolenta, l’onere della prova – ossia la necessità di dimostrare i presupposti del reato – ricade su chi agisce, e quindi, seppur formalmente si tratta della Procura della Repubblica, di fatto è la vittima che deve fornire tutti gli elementi al giudice per poter valutare la colpevolezza della controparte. E in questo vi è certamente un forte scoglio. 

Tuttavia, la concomitanza tra l’ordine e la modifica sociale (la cui data si può evincere da una visura presso la Camera di Commercio) oppure la situazione debitoria con la banca (i cui estratti conto possono essere richiesti dalla Procura della Repubblica nel corso delle indagini) potrebbero essere delle valide prove per mettere con le spalle al muro il debitore e presentare contro di lui le prove – o, se non prove, dei sufficienti indizi – per far partire le indagini penali. 

Dinanzi al procedimento penale, poi, si potrà sperare che la controparte, al fine di evitare la condanna penale, scenda a più miti consigli e si affretti a offrire una proposta transattiva al fine di chiudere la partita con il creditore. 



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