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Sono legali i navigatori che indicano gli autovelox?

27 Marzo 2022
Sono legali i navigatori che indicano gli autovelox?

Navigatore con GPS segnala la postazione autovelox: scatta la multa e la confisca. 

Un nostro lettore ci chiede se sono legali i navigatori che indicano gli autovelox. La questione genera spesso molta confusione. Esistono infatti alcuni sistemi di rilevazione delle postazioni di controllo elettronico della velocità ritenuti leciti ed altri invece il cui uso è vietato e, anzi, possono essere oggetto di confisca da parte della polizia che, in un eventuale controllo, dovesse accorgersi dell’uso degli stessi. 

A spiegare se sono legali i navigatori che indicano gli autovelox sono state diverse sentenze della Cassazione e un’importante circolare del ministero degli Interni del 2006 che richiama l’articolo 45 del Codice della strada. Partiamo proprio da quest’ultima disposizione.

Il Codice vieta la produzione, la commercializzazione e l’uso di dispositivi che, direttamente o indirettamente, segnalano la presenza e consentono la localizzazione delle apposite apparecchiature di rilevamento della velocità utilizzate dagli organi di polizia stradale per il controllo delle violazioni. La violazione di tale disposizione è punita con la multa da 827 a 3.312 euro e con la confisca della cosa oggetto della violazione. “Confisca” significa che l’oggetto non viene solo sequestrato ma diventa di proprietà dello Stato, non potendo perciò più essere restituito. 

Eppure – si dirà alla lettura di questa disposizione – esistono numerosi navigatori satellitari – anche quelli forniti da Google stesso – che indicano dove sono piazzate le colonnine degli autovelox. In realtà, ciò che fanno tali sistemi, da ritenersi legali, è indicare la mappatura delle postazioni ove sono astrattamente possibili i controlli, sulla base delle indicazioni che la Prefettura e la stessa polizia offrono agli automobilisti. Tali Gps non fanno altro che indicare quali sono tali luoghi. Non dimentichiamo peraltro che ogni luogo ove può trovarsi un autovelox deve essere sempre presegnalato con apposita segnaletica stradale ove si indichi «Controllo elettronico della velocità». Il fatto quindi di avvisare l’automobilista della possibilità del controllo elettronico della velocità non è illegale.  

La Cassazione ha messo in evidenza la distinzione tra segnalatori di autovelox legali e illegali. La Corte ha di recente [1] detto che l’illegittimità dell’apparecchio che segnala le postazioni autovelox va provata in concreto guardando alle caratteristiche del dispositivo. Infatti, siccome la presenza di autovelox deve essere preventivamente segnalata, vanno differenziati gli apparecchi che, sul modello di un Gps, consentono una semplice mappatura dell’esistente da quelli che intercettano i segnali di controllo.

Era stata proprio una circolare del ministero degli Interni del 2007 [2] a chiarire tale distinzione: i navigatori satellitari per auto-motoveicoli sono leciti se idonei solo a registrare preventivamente le localizzazioni dei presunti siti ove si svolgono i servizi di controllo della velocità, ovvero delle apparecchiature in postazione fissa ed a restituire tali informazioni in occasione del transito nei pressi delle località precedentemente memorizzate.

Sono invece illegali gli strumenti appositamente realizzati (o modificati) per segnalare la presenza o consentire la localizzazione dell’apparecchiatura nell’attualità del servizio di controllo della velocità.

Insomma, per sintetizzare: 

  • è lecito indicare dove, in potenza, la polizia potrebbe trovarsi (i luoghi infatti vengono di solito dichiarati dalle stesse forze dell’ordine o dal decreto del Prefetto che individua strade e chilometri ove sono leciti i controlli automatizzati, quelli cioè senza agenti e senza necessità di contestazione immediata); 
  • è illegale invece indicare dove, di fatto, la polizia si trova ossia in quale luogo l’autovelox è effettivamente in funzione. 

È legittimo – prosegue sempre la Cassazione – l’uso del dispositivo in grado di localizzare l’autovelox denominato Hermes Plus III solo nel caso in cui, come un normale navigatore satellitare, svolga la funzione di assistente alla guida segnalando le postazioni in cui potrebbero essere in funzione i controlli, e non gli apparecchi effettivamente in funzione. 

Sempre conformemente a tale linea, sono passibili di multa gli automobilisti che, attraverso segnali taciti (ad esempio il lampeggiare dei fari), comunichino l’un l’altro la presenza della polizia ai bordi della strada. 


note

[1] Cass. ord. n. 3853/2014.

[2] Min. Interni Circolare, circolare n. 300 del 6.07.2007 (prot. n. /A/1/24236/144/5/20/).

Corte di Cassazione Sezione 6 Civile Ordinanza 18 febbraio 2014 n. 3853

Data udienza 12 novembre 2013

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17987/2011 proposto da:

(OMISSIS) SPA (OMISSIS) in persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’avv. (OMISSIS), giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO in persona del Ministro pro tempore e PREFETTURA – UFFICIO TERRITORIALE DEL GOVERNO DI MILANO in persona del Prefetto pro tempore, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li rappresenta e difende, ope legis;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 824/2010 del TRIBUNALE di PAVIA del 20.12.2010, depositata il 21/12/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

12/11/2013 dal Consigliere Relatore Dott. PASQUALE D’ASCOLA;

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. LUCIO CAPASSO.

FATTO E DIRITTO

1) Con ricorso notificato il 21 giugno 2011 la (OMISSIS) spa ha impugnato la sentenza emessa il 21 dicembre 2010 dal tribunale di Pavia, che ha rigettato l’appello da essa proposto avverso la sentenza del locale giudice di pace n. 2338/09.

L’Avvocatura dello Stato si e’ costituita con controricorso, in difesa del Ministero dell’Interno e della Prefettura di Milano.

Il giudice relatore ha avviato la causa a decisione con il rito previsto per il procedimento in camera di consiglio.

La controversia concerne la violazione dell’articolo 45 C.d.S., comma 9 bis, contestata alla ricorrente per aver fatto uso del dispositivo Hermes Plus III (Kermes in controricorso), ritenuto in grado di localizzare i cc.dd. autovelox e dunque di consentire al conducente di eludere i controlli della velocita’ degli autoveicoli.

Con il primo motivo e’ denunciata violazione dell’articolo 45 C.d.S., comma 9 bis, e dell’articolo 142 C.d.S., comma 6 bis.

Con il secondo sono denunciati tutti i possibili vizi di motivazione.

2) Entrambi i motivi si risolvono in una censura della motivazione, giacche’ anche il primo non espone un’errata interpretazione normativa, ma si concretizza nel negare che l’apparecchio utilizzato svolga quelle funzioni che sono state descritte dalla sentenza 12150/07, applicata dal tribunale.

Si sostiene infatti che l’apparecchio Hermes, non diversamente dai normali navigatori satellitari consentiti anche dalle Circolari ministeriali, e’ idoneo soltanto a svolgere funzione di assistente alla guida, segnalando le postazioni in cui potrebbero essere in funzione i controlli, e non gli apparecchi effettivamente in funzione.

Il secondo motivo, complementare al primo, censura la mancata acquisizione di una consulenza tecnica atta a verificare il regolare funzionamento dell’apparecchio, la sussistenza o meno della idoneita’ a interferire con misuratori delle forze dell’ordine o a localizzare un misuratore non mappato.

3) Il ricorso appare fondato.

L’avvocatura dello Stato ha dedotto che sarebbe pacifico, perche’ accertato in causa e confermato dal sito internet della casa costruttrice, che l’apparecchio rientra tra quelli proibiti.

Ha quindi descritto l’apparecchio – sulla base di informazioni da essa asseritamente assunte da un sito internet, al quale questa Corte non puo’ accedere dovendo rispettare i limiti del proprio sindacato, – come apparecchio che segnala una serie di impianti, indicando tempestivamente la velocita’ permessa e calcolando anche la velocita’ media in relazione a quella prescritta dai cosiddetti impianti Tutor.

Sembra quindi confermare che si tratti di un “assistente alla guida”, ma con caratteristiche sofisticate che vanno indagate, per comprendere in che termini esso eluda i divieti di legge.

Non a caso infatti il ricorso ricorda che ex articolo 142 C.d.S., la presenza degli autovelox deve essere indicata da apposita segnaletica.

Tuttavia, sebbene dall’epigrafe della sentenza impugnata risulti che la questione sia stata posta al tribunale, invocando l’acquisizione di consulenza, in sentenza non si rinviene alcun approfondimento motivazionale, ma solo l’apodittica affermazione che l’apparecchio localizzerebbe gli autovelox e consentirebbe l’elusione dei controlli.

Cio’ viene affermato senza neppure chiarire se nella specie si fosse constatato il possesso di quelle funzioni specifiche che sono richieste nella sentenza di legittimita’ posta a base della motivazione.

3.1) In ricorso per contro si ricorda che gia’ al momento di redazione del verbale e successivamente nei due gradi di giudizio di merito, il conducente aveva fatto presente che le caratteristiche dichiarate dalla casa produttrice del meccanismo escludevano le caratteristiche ritenute illecite.

E’ invece indispensabile, per interpretare e applicare correttamente la normativa che complessivamente regola la materia, conoscere la specifica tipologia dell’apparecchio di cui si tratta, in relazione alle caratteristiche di quelli conosciuti ed eventualmente contemplati anche nella normativa secondaria.

Si configura pertanto un’insufficienza di motivazione cosi’ grave da sostanziarsi in omessa motivazione e da richiedere la cassazione della sentenza, con rinvio al giudice di merito per le verifiche del caso.

La Corte condivide la valutazione espressa dalla relazione preliminare, il cui contenuto e’ stato in buona parte qui ripreso.

Appare infatti necessario distinguere con precisione le caratteristiche dell’apparecchio utilizzato, onde poter stabilire senza equivoci o indebite presunzioni quali ne siano le potenzialita’ e di conseguenza se rientrino nel disposto normativo.

Solo una ragionata conoscenza degli apparati esistenti all’epoca dell’entrata in vigore della modifica dell’articolo 45, e delle precise caratteristiche di quello in esame puo’ infatti consentire una meditata valutazione della conformita’ di esso alle disposizioni vigenti.

Discende da quanto esposto l’accoglimento del ricorso.

La sentenza impugnata va cassata e la cognizione rimessa ad altro giudice del tribunale di Pavia per nuovo esame, che completi la motivazione con una descrizione puntuale e comparativa delle caratteristiche dell’apparecchiatura.

Il giudice di rinvio liquidera’ le spese di questo giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia al tribunale di Pavia in persona di diverso magistrato, che provvedera’ anche sulla liquidazione delle spese del giudizio di legittimita’.


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