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Senza Partita Iva si può comprare all’ingrosso?

28 Marzo 2022
Senza Partita Iva si può comprare all’ingrosso?

Chi può comprare all’ingrosso? Si può comprare all’ingrosso con la partita Iva di un’altra persona? Come influisce tutto ciò sulla garanzia?

I grossisti offrono dei prezzi sicuramente più convenienti rispetto a quelli dei dettaglianti. Senonché condizione essenziale per poter comprare all’ingrosso è avere la partita Iva. Così almeno viene detto e precisato nei cartelli affissi all’ingresso dei grandi magazzini. Peraltro chi possiede la partita Iva può anche risparmiare sull’imposta versata al momento dell’acquisto, potendola compensare da quella ricevuta dai propri clienti. Non c’è però chi, volendo approfittare di tale situazione al fine di risparmiare, non si chieda se senza partita Iva si può comprare all’ingrosso. Cosa prevede la nostra legge? 

Cerchiamo di fare il punto della situazione.

Per legge i grossisti possono vendere solo ad esercenti attività commerciali (ossia ai dettaglianti) i quali, in quanto tali, devono possedere la partita Iva. Sotto un profilo amministrativo, dunque, sussiste il divieto, per chi fa vendita all’ingrosso, di concludere affari con privati, ossia con consumatori. 

Questo però non toglie che potrebbero sussistere degli esercizi commerciali dove, anche senza partita Iva, si può comprare all’ingrosso. Ciò però può succedere solo laddove il grossista abbia aperto un’ulteriore attività – con autonomo codice Ateco – per la vendita al dettaglio (anche se presso lo stesso luogo). Quindi, in pratica, è come se si acquistasse da un soggetto formalmente differente. È quanto avviene, il più delle volte, nelle vendite online dove è possibile acquistare beni al consumo anche dagli stessi produttori. Questi ultimi cioè predispongono uno store per i negozianti al dettaglio e un altro per i privati. È chiaro che, in queste situazioni, il grossista applicherà comunque al privato l’Iva.

Comprare senza partita Iva da un grossista non è però un diritto: come anticipato, deve essere quest’ultimo ad aver chiesto e ottenuto tutte le autorizzazioni per farlo, distinguendo quindi le vendite ai titolari di partita Iva da quelle ai privati. 

C’è anche chi, in realtà, compra all’ingrosso avvalendosi della partita Iva di un amico. Ipotesi di questo tipo, in teoria, non sono legali. Il grossista infatti vende di solito solo a chi fa acquisti per grossi stock di merce e non a chi deve comprare un solo prodotto o pochi.

Peraltro, in questo caso, c’è un’importante precisazione da fare: se si dovesse avere qualche problema inerente a un difetto di produzione c’è il fondato rischio di vedersi riconoscere la garanzia solo per un anno dall’acquisto e non per due come invece spettante per legge ai consumatori. La ragione è la seguente. La garanzia di due anni spetta solo a chi acquista in veste di privato, ossia di consumatore, quindi non per l’attività lavorativa ma per esigenze personali. Siccome l’acquisto con partita Iva avviene per scaricare il costo della merce dalle tasse – come bene strumentale all’esercizio dell’attività d’impresa o professionale – si presume che chi chiede la fattura, e quindi fornisce la partita Iva, stia comprando in veste non già di consumatore ma di professionista o imprenditore. E dunque questi non potrà beneficiare della garanzia legale di due anni destinata ai consumatori ma di quella di un anno prevista per tutti gli altri soggetti. 

È bene ricordare che il Codice del consumo definisce come consumatore la persona fisica che conclude un contratto con un professionista per scopi estranei alla propria attività professionale, imprenditoriale, commerciale o artigianale; al contrario, va inteso come professionista la persona fisica o giuridica che agisce nell’ambito della propria attività imprenditoriale specifica, anche se per scopi professionali futuri.

Spesso, l’emissione di fattura a favore di titolare di partita Iva viene considerata come presupposto per individuare il contraente come professionista, con conseguente mancata applicazione delle tutele previste per i consumatori. L’ultimo orientamento della Cassazione pare però contraddire questa impostazione: secondo una recente sentenza della Corte, ciò che conta non è tanto l’emissione o meno della fattura, e quindi l’acquisto con o senza partita Iva, ma l’effettivo scopo per cui l’acquisto è stato fatto. Ragion per cui anche chi comprerebbe con partita Iva, se lo fa per soddisfare un’esigenza non lavorativa, avrebbe comunque diritto alla garanzia biennale. Ma spetta all’acquirente provare la destinazione privata del bene. 

Va segnalato, tuttavia, come la questione sia tuttora dibattuta dalla giurisprudenza nazionale e comunitaria, cosicché non sono da escludere prossime pronunce giudiziarie conformi o contrastanti con l’attuale orientamento.



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