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Entro quanto si può disconoscere un figlio

28 Marzo 2022
Entro quanto si può disconoscere un figlio

Disconoscimento della paternità: il termine di decadenza dall’azione per la moglie, il figlio e il marito. 

Per poter disconoscere un figlio c’è un termine fissato dalla legge, scaduto il quale il figlio si considera ormai definitivamente di colui che, sino ad allora, è risultato essere il padre, anche se per natura non lo è. Questa scelta deriva dalla volontà del legislatore di dare preferenza all’interesse del figlio ad identificare il proprio genitore in colui che fino ad allora lo è stato, almeno formalmente. Di qui il comune interrogativo: entro quanto si può disconoscere il figlio? Ecco cosa prevede a riguardo la normativa.

Cos’è l’azione di disconoscimento della paternità?

È il ricorso che si propone al giudice per far accertare che non sussiste alcun rapporto di filiazione tra il figlio e il presunto padre. 

Chi può effettuare l’azione di disconoscimento della paternità?

Legittimati all’esercizio dell’azione di disconoscimento della paternità sono:

  • il presunto padre;
  • la madre;
  • il figlio che ha raggiunto la maggiore età; 
  • un curatore speciale nominato dal giudice, su istanza del figlio minore che ha compiuto i 16 anni o del pubblico ministero, nel caso di minore con meno di 16 anni. 

Termini per l’azione di disconoscimento della paternità

Come anticipato, la legge subordina l’azione di disconoscimento a rigorosi termini di decadenza che cambiano a seconda del soggetto che la propone. 

Disconoscimento della paternità da parte della madre

La madre deve avviare l’azione di disconoscimento della paternità nel termine di sei mesi dalla nascita del figlio o dal giorno in cui è venuta a conoscenza dell’impotenza di generare del marito al tempo del concepimento. L’azione non può essere, comunque proposta oltre cinque anni dal giorno della nascita.

Disconoscimento della paternità da parte del figlio

Il figlio che ha raggiunto la maggiore età può esercitare l’azione in qualsiasi momento, senza alcun termine: infatti, in questo caso, l’azione è imprescrittibile.

Disconoscimento della paternità da parte dell’uomo

Il presunto padre deve proporre l’azione nel termine di un anno che decorre dal giorno della nascita, quando egli si trovava al tempo di questa nel luogo in cui è nato il figlio. Se prova di aver ignorato la propria impotenza di generare o l’adulterio della moglie al tempo del concepimento, il termine decorre dal giorno in cui ne ha avuto conoscenza.

In ogni caso, l’azione non può comunque essere proposta oltre cinque anni dal giorno della nascita.

La scoperta dell’adulterio va intesa come acquisizione certa della conoscenza (e non come mero sospetto) di un fatto – non riducibile, perciò, a mera infatuazione, o a mera relazione sentimentale, o a mera frequentazione della moglie con un altro uomo – rappresentato o da una vera e propria relazione o da un incontro, comunque sessuale, idoneo a determinare il concepimento del figlio che si vuole disconoscere. 

In caso di pluralità di adulteri da parte della moglie, il termine di decadenza di un anno prescritto per l’esercizio dell’azione di disconoscimento della paternità decorre da quello contestuale o, in ogni caso, cronologicamente più vicino all’epoca del concepimento del figlio. 

Grava sull’attore la prova della conoscenza dell’adulterio, che si pone come momento a partire dal quale decorre il termine di decadenza per l’esercizio dell’azione.

Sulla scorta di tali principi, secondo la Cassazione, la scoperta dell’adulterio commesso all’epoca del concepimento – alla quale si collega il decorso del termine annuale di decadenza – va intesa come acquisizione certa della conoscenza (e non come mero sospetto) di un fatto rappresentato o da una vera e propria relazione, o da un incontro, comunque sessuale, idoneo a determinare il concepimento del figlio che si vuole disconoscere. Non è sufficiente la semplice infatuazione, la relazione sentimentale o la frequentazione della moglie con un altro uomo.

Tale termine può decorrere dall’esito dell’indagine genetica del Dna. La Cassazione pertanto ha ritenuto tempestiva la domanda di disconoscimento della paternità, pur risultando una pregressa conoscenza dell’adulterio, in quanto solo all’esito dell’espletamento della prova del Dna l’attore ne ha acquisito la certezza.

Se l’uomo non si trovava nel luogo in cui è nato il figlio il giorno della nascita, il termine di un anno per esercitare l’azione decorre dal giorno del suo ritorno o dal giorno del ritorno nella residenza familiare se egli ne era lontano. Se egli prova di non aver saputo della nascita in detti giorni, il termine decorre dal giorno in cui ne ha avuto notizia.

Disconoscimento della paternità da parte del curatore speciale

Come anticipato, può esercitare l’azione di disconoscimento della paternità il curatore speciale nominato dal giudice, assunte sommarie informazioni, su istanza del figlio minore che ha compiuto i quattordici anni ovvero del pubblico ministero o dell’altro genitore, quando si tratti di figlio di età inferiore.

Sospensione feriale del termine per il disconoscimento della paternità

Al termine di decadenza annuale previsto per la presentazione della domanda di disconoscimento della paternità naturale si applica la sospensione per il periodo feriale prevista dal 1° al 31 agosto.

Sospensione del termine per il disconoscimento della paternità

Il termine per proporre l’azione di disconoscimento è sospeso se l’interessato a promuoverla si trovi in stato d’interdizione per infermità di mente o versa in condizioni di abituale grave infermità di mente, che lo renda incapace di provvedere ai propri interessi, fino a quando perdura lo stato di interdizione o durino le condizioni di abituale grave infermità di mente.

Quando il figlio si trova in stato di interdizione ovvero versa in condizioni di abituale grave infermità di mente, che lo renda incapace di provvedere ai propri interessi, l’azione può essere altresì promossa da un curatore speciale nominato dal giudice, assunte sommarie informazioni, su istanza del pubblico ministero, del tutore, o dell’altro genitore. Per gli altri legittimati l’azione può essere proposta dal tutore o, in mancanza di questo, da un curatore speciale, previa autorizzazione del giudice.



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