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Come adottare un profugo di guerra?

4 Aprile 2022 | Autore:
Come adottare un profugo di guerra?

Cosa possono fare le famiglie italiane solidali per offrire disponibilità all’accoglienza dei profughi e dei minori non accompagnati arrivati dall’Ucraina.

Sono decine di migliaia i profughi arrivati in Italia dall’inizio della guerra in Ucraina. La maggior parte sono donne e minori. C’è chi si sistema autonomamente, presso parenti o conoscenti, ma c’è anche chi ha urgente bisogno di assistenza alloggiativa e alimentare. E questo è solo il primo passo: poi bisogna pensare alla protezione umanitaria, all’assistenza sanitaria, alla scuola e al lavoro. Molte persone e famiglie solidali vorrebbero prestare il loro aiuto concreto e si chiedono: come adottare un profugo di guerra?

Il Governo ha previsto diversi incentivi economici e normativi per le famiglie che adotteranno profughi. Il coordinamento di questa emergenza umanitaria è affidato al dipartimento della Protezione Civile, che può emanare apposite ordinanze straordinarie «per l’organizzazione e attuazione degli interventi urgenti di soccorso e assistenza». Per incrociare i dati dei profughi in arrivo con quelli delle disponibilità ricettive offerte dalle famiglie italiane c’è la “filiera” del ministero dell’Interno, una rete che coinvolge i centri Cas-Sai le reti territoriali delle Prefetture.

Oltre a questo sistema di assistenza nazionale, alcune Regioni e Comuni hanno già messo a disposizione le proprie strutture, predisposto bandi di convenzione con gli albergatori e stabilito rimborsi spese per chi provvede ad ospitare i profughi. Nel meccanismo dell’accoglienza, un ruolo insostituibile è svolto dalle associazioni e dagli Enti no profit del Terzo settore, nel quale confluiscono le offerte spontanee degli italiani.

Una direttiva dell’Unione Europea garantisce ai profughi provenienti dall’Ucraina e che erano «stabilmente residenti» in quel Paese lo status di rifugiati temporanei per almeno un anno. Quindi, i profughi ucraini non vengono suddivisi in quote di pertinenza di ciascun Paese membro Ue, come avviene, invece, per i migranti in arrivo dall’Africa o dall’Asia. Inoltre, i cittadini ucraini, se entrano legalmente nell’Unione Europea sono liberi di muoversi tra gli Stati membri.

Gli aiuti dello Stato alle famiglie ospitanti

Il Governo, con un recente Decreto del presidente del Consiglio dei ministri [1], ha stanziato 400 milioni di euro per i primi 6 mesi di emergenza ed ha così previsto un sostegno economico per le famiglie che ospitano profughi: il contributo arriva fino a 30 euro al giorno per ciascun rifugiato e serve per pagare i costi dell’accoglienza, dalle bollette energetiche alla spesa alimentare. Sarà erogato dalle associazioni del Terzo settore, che in questa fase fungono da intermediari tra le richieste di aiuto e le disponibilità offerte dalle famiglie italiane. C’è anche un assegno, fino a 600 euro al mese, erogato direttamente ai profughi che provvedono in modo autonomo alla loro sistemazione abitativa in Italia.

Come funziona il sistema di accoglienza dei profughi

Il sistema di accoglienza è coordinato dal dipartimento della Protezione Civile, che si occupa anche dell’assistenza sanitaria e dell’inserimento scolastico e lavorativo. Della sistemazione abitativa si occupa il ministero dell’Interno attraverso le due reti già esistenti per gestire i flussi migratori: Cas (Centri di accoglienza straordinaria) e Sai (Sistema di accoglienza e integrazione). Il meccanismo si avvale del contributo delle numerose associazioni del terzo settore, alle quali possono rivolgersi le famiglie che intendono accogliere i profughi.

Le misure assistenziali previste dal Dpcm verranno definite nei dettagli con ordinanze adottate dal Capo della Protezione Civile e pubblicate sul sito ufficiale. Puoi scaricare qui la più recente [2], che disciplina il sistema di accoglienza diffusa e le modalità di erogazione del contributo economico per il sostentamento dei profughi ucraini.

Profughi ucraini: quali diritti?

I profughi ucraini godono di una protezione internazionale temporanea garantita dallo Stato ospitante, dunque dall’Italia. La durata della protezione accordata è di un anno (salvo proroghe successive); i permessi di soggiorno per protezione temporanea vengono rilasciati dalle Questure.

Con il permesso di soggiorno il profugo ha diritto all’assistenza del Servizio sanitario nazionale (a parità di trattamento con i cittadini italiani, e previa iscrizione nelle Asl di domicilio nel registro Stp, straniero temporaneamente presente): quindi è prevista l’attribuzione di un medico di base, o di un pediatra, ai profughi. È garantito anche il diritto allo studio e all’accesso al mercato del lavoro. Inoltre, il titolare di permesso di soggiorno per protezione temporanea può presentare, in qualsiasi momento, anche una domanda di protezione internazionale.

Come prendere in affido un bambino profugo

La questione dei minori non accompagnati giunti in Italia è molto delicata. Molti bambini sono orfani perché hanno perso i loro genitori in Ucraina durante la guerra. Per altri bimbi e ragazzi, al momento, non si sa se i genitori sono ancora in vita e dove si trovino. Nonostante questa drammatica emergenza, la normativa sulle adozioni e sugli affidamenti preadottivi non è cambiata. Permangono, quindi, i requisiti e le condizioni generali per poter prendere in affido un bambino profugo. E la procedura è giudiziaria: viene svolta sotto il controllo del tribunale per i minorenni.

In particolare, la legge sulle adozioni e sull’affidamento [3] permette di adottare un minore ai coniugi uniti in matrimonio da almeno tre anni (che possono essere raggiunti anche sommando il periodo di convivenza prematrimoniale) e non separati (neppure di fatto). Gli aspiranti genitori devono risultare «idonei ad educare, istruire ed in grado di mantenere i minori che intendano adottare». La valutazione viene compiuta dai servizi sociali. E ancora, riguardo all’età, la differenza minima tra adottante e adottato è di 18 anni e la differenza massima è di 45 anni per un coniuge e di 55 per l’altro (questo limite è derogato se i coniugi adottano due o più fratelli o se hanno un figlio minorenne).

L’adozione, prima di essere disposta ufficialmente dal tribunale, deve passare necessariamente attraverso un periodo di affidamento preadottivo, durante il quale il bambino viene inserito nella famiglia che lo ha accolto. Le famiglie che desiderano proporsi come affidatarie di minori devono fare richiesta al Comune di residenza, anche attraverso un’associazione no profit autorizzata dal Cai (Commissione per le adozioni internazionali). Se il tribunale dei minorenni, a seguito della valutazione positiva dei servizi sociali, emette il decreto di idoneità della famiglia, si procede con l’abbinamento del minore assegnato. Per maggiori ragguagli leggi “Quali sono i requisiti per adottare” e “Come adottare il prima possibile un bambino“.


note

[1] Dpcm del 29.03.2022.

[2] Ocdpc n 881 del 29.03.2022.

[3] Art. 6 L. n. 184/83, modif. dalla L. n. 149/2001.


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