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Incidente con moto in strada dissestata: chi paga?

28 Marzo 2022 | Autore:
Incidente con moto in strada dissestata: chi paga?

È il custode della cosa a pagare l’intero risarcimento in caso di sinistro per buche o rappezzi non più allineati? Quando scatta il concorso di colpa?

Prendere una buca stradale con la macchina può creare solo uno spavento o un danno limitato, ovviamente a seconda delle dimensioni della buca. Ma prenderla in pieno quando si circola in moto può essere molto più pericoloso: basta che il centauro perda l’equilibrio, non riesca a controllare il mezzo e finisca a terra, augurandosi di non picchiare violentemente la testa o di non avere subito dietro di sé un’auto che lo possa investire. In questo caso, il danno lo paga il proprietario della strada, ad esempio il Comune o l’Anas? O ci possono essere degli estremi di responsabilità anche per il centauro? Nell’ipotesi di un incidente con moto in strada dissestata, chi paga?

Chi è proprietario della strada deve garantire che il manto sia sempre in buone condizioni, provvedendo a fare la corretta e puntuale manutenzione. Non è un optional: è un obbligo, peraltro finanziato con le tasse dei cittadini, cioè di chi circola su quella strada e si aspetta di non trovare brutte sorprese. Questo, però, non consente ad automobilisti, ciclisti o motociclisti di viaggiare in qualsiasi modo, senza osservare tutte le regole di comportamento al volante o al manubrio del veicolo dettate dal Codice della strada e dal buon senso. Se così fosse, avere il risarcimento del danno dal solo proprietario in caso di incidente sarebbe più complicato del previsto.

Non sembra, però, che la questione sia chiara a molti automobilisti e centauri. Ne è la prova il fatto che i tribunali si vedono costretti a ripetere periodicamente lo stesso concetto: attenzione a come si guida, perché si rischia di passare dalla parte del torno pur avendo ragione.

Già di recente, la Cassazione [1] aveva respinto la richiesta di risarcimento del proprietario di un’auto che aveva citato il Comune per un danno causato in seguito ad un incidente avvenuto in un tratto di strada dissestata. Per la Suprema Corte, la vera causa del sinistro non erano state le condizioni del manto ma l’eccessiva velocità a cui viaggiava il conducente, per di più sotto la pioggia.

Tale situazione evidenzia almeno due cose. La prima, che l’ente locale può appellarsi al caso fortuito contenuto nel Codice civile [2]: è vero che ha in capo la responsabilità di mantenere in buono stato la cosa che ha in custodia (cioè, in questo caso la strada). Ma è altrettanto vero che un incidente può capitare per un motivo «imprevedibile e inevitabile», come una bufera di neve, un forte temporale o, appunto, l’imprudenza di chi è al volante di un’auto o in sella a una moto.

La seconda cosa che emerge dalla sentenza della Cassazione è che a volte non sono tanto le condizioni della strada a causare l’incidente (e quindi il danno) quanto la velocità alla quale si transita in quel tratto potenzialmente pericoloso.

Per fare un semplicissimo esempio: chi guida una motocicletta, prende una buca coperta di foglie in un punto poco illuminato della città a 40 all’ora e si fa male, potrebbe spuntarla nel momento in cui cita il Comune per il danno riportato: la buca non era visibile e il motociclista non ha potuto evitarla, pur avendo rispettato il Codice della strada. Ma se prende la stessa buca a 70 all’ora ed in quel tratto c’è il limite di velocità a 50 km/h, è altrettanto probabile che si prenda la sua parte di colpa e che, quindi, non ottenga dal Comune il 100% del risarcimento.

Un caso simile è quello su cui si è da poco pronunciata la Corte d’appello di Roma [3], secondo la quale scatta il concorso di colpa quando un motociclista cade su una strada dissestata dopo avere tenuto un comportamento imprudente in sella alla sua moto. E questo anche se la strada non era perfettamente illuminata o lo era in modo scarso. Il perché appare fin troppo semplice.

Secondo la sentenza della Corte capitolina, nella vicenda esaminata c’era effettivamente un tratto della strada dov’era stato rilevato un rappezzo di asfalto sgretolato a causa del maltempo e del frequente passaggio di veicoli e mancava una prova tangibile del caso fortuito che l’Anas non è riuscita a procurare. Ma è stato anche accertato che una condotta più prudente da parte del motociclista avrebbe evitato l’incidente.

In tale contesto, insomma, basterebbe guidare più piano o – come impone il Codice della strada – mantenere un’andatura che consenta di controllare in ogni momento il veicolo. Anche perché, ricorda ancora la sentenza, più si avverte un potenziale pericolo (come, appunto, la strada dissestata con scarsa illuminazione) e più la condotta del conducente deve essere prudente per evitare che sia il suo comportamento e non il manto stradale sgretolato a provocare effettivamente l’evento che causa il danno.

In sostanza, accertato che il proprietario della strada ha le sue responsabilità e che, dal canto suo, l’automobilista o il motociclista non hanno rispettato del tutto il Codice della strada, scatta il concorso di colpa.


note

[1] Cass. civ., sez. VI – 3, ord. n. 5230/2022 del 17.02.2022.

[2] Art. 2051 cod. civ.

[3] Corte d’appello Roma sent. n. 1959/2022 del 25.03.2022.


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