Diritto e Fisco | Editoriale

Graffiti selvaggi: la parola all’associazione nazionale antigraffiti

7 Febbraio 2012 | Autore:

> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 Febbraio 2012



Nell’ambito dell’inchiesta condotta sul fenomeno graffiti (confronta questa pagina), abbiamo intervistato Andrea Amato, segretario dell’Associazione Nazionale Antigraffiti [1].

La Legge per Tutti: Come giudica mediamente le misure adottate dai comuni per contrastare il fenomeno dei graffiti?

Andrea Amato: Non risolutive. Ci sono alcune amministrazioni che compiono la ripulitura pensando che un singolo intervento sia sufficiente per porre rimedio. Altri comuni invece ritengono che, dando spazio ai writer, si riesca ad arginare il fenomeno vandalico. Sono due canali completamente differenti ma, in entrambi i casi, i risultati sono assolutamente insoddisfacenti al momento.

LLPT: Quindi, la destinazione di alcune aree ai writer, secondo lei, non è una soluzione valida per contrastare i graffiti selvaggi?

A.A.: Assolutamente no, perché chi fa queste cose non è un artista. Nella maggior parte dei casi, coloro che fanno le tag sui muri, sui monumenti, sulle metropolitane sono vandali. Raramente l’attività dei writer è riconducibile al fenomeno dei murales. Molto più spesso, nelle città si riscontra l’imbrattamento puro e semplice.

LLPT: Vi siete mai costituiti parte civile in uno dei processi contro i writer?

A.A.: No. Però abbiamo sollecitato gli interventi della polizia municipale e delle istituzioni.

LLPT: Quali sono o quali potrebbero essere le attività di contrasto più efficaci?

Come accade nei paesi stranieri, bisognerebbe fare in modo che l’attività di contrasto sia sistematica, che gli interventi di manutenzione siano regolari, costanti, così come avviene per la pulizia delle strade o per il ritiro della spazzatura. Ci dovrebbe essere, nella polizia municipale, un nucleo preposto al contrasto e l’attività della magistratura dovrebbe essere maggiormente rivolta, non tanto all’erogazione di una pena fine a se stessa, quanto al ripristino della stato dei luoghi, sanzionando i writer con i lavori socialmente utili. Secondo noi, anche in riferimento a quelle che sono le esperienze all’estero, sarebbe lo strumento migliore per porre rimedio; nella speranza che il writer, obbligato a ripulire ciò che ha sporcato, si penta, evitando di danneggiare ulteriormente in futuro.

LLPT: L’Associazione ha promosso la nascita di un nucleo specifico nella polizia municipale di Milano. Ci sono stati dei buoni risultati da quando è stato istituito?

A.A.: Si, buoni risultati anche se, come tutte le cose che succedono in Italia, la tempistica lascia a desiderare. Sappiamo che questo nucleo non è particolarmente attrezzato, ha poche risorse e pochi mezzi per le indagini e le attività di contrasto. Nonostante questo, ha già fatto in modo che una ventina di writer potessero essere sottoposti a giudizio.

LLPT: L’Associazione è artefice del c.d. “cleaning day”. Di cosa si tratta?

A.A.: È un’attività di contrasto al degrado che parte da un presupposto: basta con il lamentarsi! Così non si risolve nulla. Chiunque può dare un contributo nel quartiere in cui vive e noi facciamo una giornata dimostrativa. Questa giornata, che poi si risolve in quattro o cinque ore di lavoro, chiama a raccolta dei volontari al fine di ripristinare il decoro urbano in una zona degradata. All’estero queste sono cose normali. Invece, quando lo facciamo noi – in questo caso a Milano – ci guardano come fossimo degli addetti comunali, che lo fanno dietro pagamento di una retribuzione. In realtà è tutto volontariato.

Dovrebbe essere la cosa più naturale del mondo ripulire casa propria. Il messaggio che noi vorremmo dare è che ripulire costantemente serve ad allontanare l’imbrattamento e l’imbrattatore: chi compie questo tipo di attività vandalica, quando vede che c’è qualcuno che lo contrasta, tende ad allontanarsi perché non ha soddisfazione, in quanto il suo atto non è più visibile come lui vorrebbe.

LLPT: L’illegalità è un elemento fondante nel fenomeno graffiti o quest’ultimo può esistere anche senza?

A.A.: Il fattore illegalità crea una reazione adrenalinica nei graffitari. Se non fosse illegale, ragionando per assurdo, probabilmente non lo farebbero. E non sono supposizioni: sono stati i writer che ho conosciuto a spiegarmi che è l’adrenalina a spingerli. E l’adrenalina nasce da queste situazioni di pericolo.

LLPT: Anche le affissioni abusive rappresentano un elemento di degrado nelle città. C’è anche un vostro interessamento verso questa ulteriore violenza al decoro urbano?

A.A.: Siamo assolutamente contrari a questa forma di abusivismo, che si esprime attraverso il c.d. attacchinaggio, a prescindere dal colore politico che usufruisce di questo tipo di comunicazione. Quando facciamo un intervento di cleaning su una via, andiamo a ripulire non soltanto i muri, ma anche i cesti della spazzatura e gli spazi che possono essere in qualche modo interessati dal degrado. Facciamo anche questo tipo di cose, anche se ci dedichiamo prevalentemente ai graffiti.

 

 



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