| Editoriale

Nessuno filtri la rete: la responsabilità del Provider

9 ottobre 2011 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 ottobre 2011



Responsabilità dell’Internet Service Provider: fin dove si calpesterà il principio della net neutrality per creare filtri alla rete e forme di censura?

Le recenti condanne uscite dalle aule dei tribunali italiani – condanne che hanno sancito, in modo più o meno diretto, la responsabilità degli ISP e dei gestori di piattaforme per i contenuti da essi diffusi in rete – stanno fortunatamente per essere superate e, anzi, travolte, da un orientamento della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, anticipato al momento dalla relazione del suo Avvocato Generale.

Ci sarebbe da esclamare “finalmente”, perché la materia necessitava di un indirizzo  unitario e chiarificatore, che potesse fungere da fanale all’interno di tutti gli Stati Membri. Così invece non è, almeno allo stato attuale, e le aule giudiziarie europee conoscono  posizioni più liberali e altre più restrittive, in evidente contrasto tra loro. Ciò a dispetto dello stesso diritto positivo che, come abbiamo più volte sottolineato, ha sancito, con la direttiva CE n. 31/2000 (cosiddetto “Pacchetto Telecom”), il principio di neutralità (ossia di “non responsabilità) dell’intermediario. Un principio che proprio la magistratura italiana ha calpestato più volte.

Facciamo dunque un passo indietro, per comprendere com’è sorta quest’ultima vicenda e, soprattutto, quali scenari potrebbero aprirsi di qui a breve.

Un tribunale di Bruxelles, nel giudizio tra la Scarlet Extended SA(un fornitore di accesso ad Internet) e la Sabe (corrispondente SIAE belga), aveva condannato la prima a bloccare tutti i files di opere protette dal diritto d’autore, scambiati tra gli utenti in internet. In altre parole, il giudice aveva ordinato all’intermediario di adottare dei sistemi di filtraggio per impedire la violazione del copyright.

Il giudice di seconda istanza, tuttavia, ha ritenuto che la decisione potesse porsi in contrasto con le libertà fondamentali della Comunità Europea e ha rinviato il fascicolo alla Corte di Giustizia dell’UE affinché si pronunciasse sul caso. I giudici europei stanno ancora valutando la questione e non hanno emesso una sentenza definitiva, ma sul punto sono state appena rese note le conclusioni dell’Avvocato Generale della Corte stessa, i cui pareri, pur non essendo vincolanti per il collegio decidente, molto spesso finiscono per determinarlo in un senso o nell’altro.

L’articolo prosegue per I-dome a questo indirizzo.


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