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Cos’è la presunzione di concepimento

29 Marzo 2022
Cos’è la presunzione di concepimento

Quando un figlio si considera legittimo, ossia nato all’interno del matrimonio. La presunzione di paternità e il disconoscimento.

Quando marito e moglie hanno un figlio, non è necessario un atto di riconoscimento da parte del padre: quest’ultimo si presume essere il genitore del bambino. Sicché, è sufficiente effettuare solo l’atto di nascita in Comune. Le cose vanno diversamente per le coppie di fatto, quelle non sposate: per individuare il padre è necessario che questi faccia un’esplicita dichiarazione di riconoscimento in Comune.

È questa in sintesi la profonda differenza che sussiste tra coppie sposate e non: per le prime vale la cosiddetta «presunzione di concepimento» mentre per le seconde no (né potrebbe essere diversamente poiché non esiste alcun atto formale, come l’atto di matrimonio, per risalire all’identità del padre). 

Ma, più nel dettaglio, cos’è la presunzione di concepimento e come opera? Cerchiamo di fornire alcuni chiarimenti pratici sul tema. 

La presunzione di paternità e di concepimento 

Nel momento in cui nasce un bambino, all’interno di una coppia unita in matrimonio, la legge opera due “presunzioni”:

  • la presunzione di paternità;
  • la presunzione di concepimento.

In pratica, per accertare che il figlio è stato concepito dal marito e per accertare che è stato concepito in costanza di matrimonio si ricorre a tali due meccanismi il cui funzionamento verrà spiegato qui di seguito.

Cos’è la presunzione?

Una precisazione: «presunzione» significa dare per scontato e già dimostrato un determinato fatto; esso si presume sussistente senza bisogno di prove. Resta ferma comunque la possibilità di contestarlo con un apposito giudizio fornendo le prove contrarie. Ad esempio, nel nostro caso, affermare che un bambino, nato da una coppia sposata, si presume essere figlio del marito non esclude che quest’ultimo possa dimostrare invece il tradimento della moglie e il rapporto di filiazione tra l’amante di quest’ultima e il bambino.

Cos’è la presunzione di paternità?

In base alla «presunzione di paternità» viene ritenuto padre del bambino il marito della donna che ha partorito, purché la nascita o il concepimento siano avvenuti durante il matrimonio. Lo dice l’articolo 231 del Codice civile a norma del quale il marito è padre del figlio concepito o nato durante il matrimonio.

La funzione della norma è quella di rendere certo uno dei presupposti necessari della filiazione, senza precludere la possibilità di dimostrare l’esistenza, in concreto, di una situazione diversa.

Cos’è la presunzione di concepimento?

In base alla «presunzione di concepimento», si presume concepito durante il matrimonio il figlio nato nei primi trecento giorni dalla data dell’annullamento, dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio. Così stabilisce l’articolo 232 del Codice civile.  E ciò perché, come noto, la gravidanza si porta per circa nove mesi, ragion per cui, se durante questi avviene la separazione della coppia si presume che il bambino eventualmente nato in tale periodo abbia, come padre, l’ex marito. 

Proprio per tale ragione, e per dare certezza ai rapporti di filiazione, la legge stabilisce il divieto per la donna di risposarsi prima di trecento giorni dallo scioglimento, dall’annullamento o dalla cessazione degli effetti civili del precedente matrimonio.

Dunque, la presunzione di concepimento non opera più dopo che sono decorsi trecento giorni dalla pronuncia di separazione giudiziale, dalla omologazione di separazione consensuale oppure dalla data della comparizione dei coniugi avanti al giudice quando gli stessi sono stati autorizzati a vivere separatamente nelle more del giudizio di separazione o dei giudizi previsti di annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio. 

Lo stato di figlio legittimo

Le regole che abbiamo appena elencato hanno un importante risvolto in merito allo stato del figlio: difatti, in virtù delle suddette presunzioni, in presenza del solo legame matrimoniale, il figlio concepito nel periodo del coniugio acquista automaticamente lo status di figlio del marito della partoriente e quindi lo stato di «figlio legittimo» o, come si dice oggi più propriamente, di «figlio nato all’interno del matrimonio». Ragion per cui il padre non dovrà riconoscerlo. 

La filiazione si prova semplicemente con l’atto di nascita iscritto nei registri dello stato civile. In mancanza di questo titolo basta il possesso continuo dello stato di figlio. Come detto, non è necessario l’atto di riconoscimento.

Quindi, ad esempio, in una coppia che si sia separata da soli 200 giorni e che abbia avuto un figlio non viene imposto al padre di dover riconoscere il bambino nato entro tale forbice di tempo, poiché questo si presume già automaticamente suo figlio. A meno che non intervenga il successivo disconoscimento; in pratica, la presunzione di concepimento, a norma dell’art. 232 cod. civ. non esclude la possibilità di provare, mediante l’azione di disconoscimento di paternità che il figlio sia stato concepito prima della celebrazione del matrimonio e non sia frutto dell’unione con la madre poi sposata.

Nascita del figlio dopo trecento giorni

Ciascuno dei coniugi e i loro eredi possono provare che il figlio, nato dopo i trecento giorni dall’annullamento, dallo scioglimento o dalla cessazione degli effetti civili del matrimonio, è stato concepito durante il matrimonio.

Possono analogamente provare il concepimento durante la convivenza quando il figlio sia nato dopo i trecento giorni dalla pronuncia di separazione giudiziale, o dalla omologazione di separazione consensuale, ovvero dalla data di comparizione dei coniugi avanti al giudice quando gli stessi sono stati autorizzati a vivere separatamente nelle more del giudizio di separazione o dei giudizi indicati in precedenza..

In ogni caso, il figlio può provare di essere stato concepito durante il matrimonio.



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