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Quali sono le sentenze inappellabili?

30 Marzo 2022
Quali sono le sentenze inappellabili?

Procedura civile: quando non è possibile il secondo grado e si può fare direttamente ricorso per Cassazione. 

Il nostro ordinamento prevede tre gradi di giudizio: il primo grado, l’appello e il ricorso per Cassazione. 

Può fare appello solo chi perde (anche parzialmente) il primo grado; allo stesso modo, può presentare ricorso per Cassazione chi perde (anche parzialmente) l’appello.

Non tutte le sentenze però possono essere appellate. Ve ne sono alcune per le quali la legge o l’accordo delle parti ne vieta l’impugnazione. In questa breve guida vedremo dunque quali sono le sentenze inappellabili, quelle cioè per le quali non può esserci un secondo grado di giudizio. Ma per prima cosa vediamo quali sono le sentenze appellabili.

Quali sono le sentenze appellabili?

È appellabile ogni sentenza emessa dal giudice di primo grado e qualunque provvedimento che ha il contenuto di una sentenza, indipendentemente dalla denominazione data dal giudice.

L’articolo 339 del Codice di procedura civile stabilisce che sono appellabili le sentenze pronunciate in primo grado, purché l’appello non sia escluso dalla legge o dall’accordo delle parti (art. 360, comma secondo, cod.proc.civ.).

Nel corso del giudizio di primo grado il giudice può pronunciare una sentenza con cui decide solo una parte della controversia, riservandosi per la residua parte di proseguire il processo. Si pensi alla condanna al pagamento di una provvisionale o a un risarcimento del danno patrimoniale, prima di definire quello morale. In tali ipotesi, la parte interessata può scegliere se impugnare la sentenza non definitiva in un momento successivo insieme a quella definitiva o impugnare immediatamente la sentenza nei termini di legge.

Sentenze inappellabili per accordo delle parti

Le parti che hanno partecipato al giudizio di primo grado avanti il tribunale possono volontariamente decidere di rinunciare all’appello, ammettendo solamente il ricorso per Cassazione (art. 360 c. 2 primo periodo cod.proc.civ.). In tali casi, però, il ricorso per cassazione può proporsi soltanto per violazione o falsa applicazione delle norme di diritto e dei contratti o accordi collettivi nazionali di lavoro.

L’accordo delle parti deve essere successivo alla pubblicazione della sentenza di primo grado ed è possibile esclusivamente nei confronti delle sentenze appellabili emesse dal tribunale.

Un altro caso di inappellabilità delle sentenze di primo grado è per quelle emesse, tanto dal giudice di pace quanto dal tribunale, per le cause decise secondo equità su richiesta delle parti. Cerchiamo di capire più da vicino di cosa si tratta. In generale, il giudice decide la causa secondo le norme del diritto. Tuttavia, le parti possono chiedere al giudice di decidere “secondo equità” ossia, senza tenere conto delle norme del diritto, in base a quanto gli appare più giusto in base al caso concreto. Tale richiesta delle parti può essere presentata solo quando si tratta di «diritti disponibili», cioè che possono essere oggetto di rinuncia o transazione (non lo sono ad esempio i diritti del lavoratore, i diritti della persona, i diritti in materia di famiglia).  

Sentenze inappellabili per legge

In alcuni casi, è la stessa legge a stabilire l’inappellabilità di alcune sentenze contro le quali, pertanto, l’unico rimedio possibile è il ricorso per Cassazione. 

Le sentenze inappellabili per volere della legge sono le seguenti:

  • provvedimenti resi nel corso del giudizio di opposizione agli atti esecutivi;
  • sentenze che decidono controversie di lavoro di valore non superiore a 25,82 euro;
  • in generale, ogni decisione (avente forma di sentenza, ma anche di ordinanza o decreto) per la quale la legge sancisce espressamente l’inappellabilità, come ad esempio l’ordinanza che definisce il giudizio nelle controversie in materia di liquidazione degli onorari e dei diritti di avvocato;
  • i provvedimenti che il giudice di primo grado ha erroneamente emesso in forma di sentenza ma che hanno in realtà natura di ordinanza (come un provvedimento ordinatorio adottato con sentenza);
  • le sentenze del giudice di pace di valore fino a 1.100 euro (che vengono pronunciate secondo equità): queste sono appellabili esclusivamente per violazione delle norme sul procedimento, per violazione di norme costituzionali o comunitarie ovvero dei principi regolatori della materia.

In altre ipotesi, invece, previste in leggi speciali, l’inappellabilità è legata al fatto che il giudice competente per l’emissione del provvedimento è la Corte d’appello. Si fa riferimento, a titolo di esempio, alle sentenze rese: in tema di determinazione dell’indennità di espropriazione (testo unico in materia di espropriazioni per pubblica utilità); in materia di giudizi di nullità o risarcimento danno ex L. n. 287/1990 (disciplina della concorrenza e dell’antitrust); nei giudizi di riconoscimento ed esecuzione di sentenze straniere (art. 67 L. n. 218/1995); in materia di riconoscimento ed esecutività delle sentenze ai sensi dei Regolamenti comunitari.



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