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Incidente per segnale non visibile: quale responsabilità?

30 Marzo 2022 | Autore:
Incidente per segnale non visibile: quale responsabilità?

Quando manca un cartello stradale, o è nascosto dalla vegetazione, l’automobilista è responsabile del sinistro provocato dalla mancata precedenza agli altri veicoli?

Le strade italiane sono piene di difetti, e non soltanto a livello orizzontale, cioè per le numerose buche, ma anche a livello verticale. I segnali stradali sono indispensabili per sapere cosa fare, quando fermarsi, a che velocità procedere e come incolonnarsi; ma talvolta mancano, oppure sono divelti o coperti da vegetazione non potata. Le conseguenze possono essere molto serie. Pensa a chi non trova un segnale di stop, di divieto di transito o di dare precedenza, e si immette in un incrocio o in una strada a senso unico di circolazione. In caso di incidente per segnale non visibile, quale responsabilità può essere attribuita all’automobilista che non ha rispettato un divieto per lui sconosciuto?

In questo discorso la segnaletica verticale, ossia i cartelli, è importantissima, anche perché il Codice della strada [1] dispone che «le prescrizioni dei segnali verticali prevalgono su quelle dei segnali orizzontali». Il legislatore è ben consapevole del fatto che le strisce orizzontali presenti sul manto stradale sono soggette ad usura e possono facilmente essere sbiadite o scolorite, e dunque non perfettamente visibili a chi percorre quel tratto di strada; perciò assegna prevalenza ai cartelli indicatori verticali, che hanno un ruolo fondamentale nella circolazione stradale.

Però, se è vero che i segnali (sia orizzontali sia verticali) sono il simbolo delle leggi della circolazione stradale, è anche vero che essi non le esauriscono tutte: come vedremo, ci sono regole di circolazione basilari e da rispettare sempre, da parte di tutti i conducenti di veicoli, anche in assenza di segnaletica.

Segnaletica stradale

L’art. 37 del Codice della strada si occupa dell’apposizione e manutenzione della segnaletica stradale. Queste attività sono di competenza degli Enti proprietari delle strade, se fuori dai centri abitati, e dei Comuni, nei centri abitati e sulle strade private aperte all’uso pubblico.

Il successivo art. 38 del Codice della strada dispone che: «La segnaletica stradale deve essere sempre mantenuta in perfetta efficienza da parte degli enti o esercenti obbligati alla sua posa in opera e deve essere sostituita o reintegrata o rimossa quando sia anche parzialmente inefficiente o non sia più rispondente allo scopo per il quale è stata collocata».

Perciò, se questi obblighi di apposizione iniziale, e di periodica manutenzione successiva, dei segnali stradali non vengono rispettati, l’Ente preposto è responsabile dell’assenza o della mancata visibilità del segnale, sia orizzontale (ad esempio, le strisce sbiadite) sia verticale, come quando il cartello è divelto o è stato occultato da vegetazione e alberi.

Obblighi dei conducenti in caso di assenza di segnaletica stradale

In ogni caso, l’art. 145 del Codice della strada impone ai conducenti di dare precedenza a chi proviene da destra, in mancanza di diversi segnali, e di usare «la massima prudenza al fine di evitare incidenti», specialmente quando si approssimano agli incroci e alle intersezioni. E questo obbligo vale anche qualora manchino, o non siano visibili, i segnali stradali di stop o di dare precedenza. Infatti le regole generali di condotta previste per tutti i conducenti di veicoli rimangono sempre valide e ogni guidatore è tenuto a rispettarle a prescindere da un segnale che le ribadisca o le deroghi.

La violazione della segnaletica stradale comporta soltanto, a norma dell’art. 146 del Codice della strada, sanzioni più severe in caso di infrazioni, rispetto a quelle previste per la violazione degli obblighi generali, ma non deroga affatto ai normali criteri per l’attribuzione della responsabilità civile e per il risarcimento dei danni provocati dal sinistro causato dall’inosservanza di qualsiasi regola di circolazione stradale.

Segnaletica non visibile: responsabilità per l’incidente

Una nuova ordinanza della Corte di Cassazione [2] si è occupata proprio del caso di incidente stradale dovuto ad un segnale non visibile, in quanto era «capovolto a 180 gradi», cioè completamente rovesciato.

L’automobilista che non aveva visto il segnale si era così immesso nella strada principale senza dare la dovuta precedenza e aveva causato un incidente. Chiamato per risarcire i danni, si era difeso sostenendo l’invisibilità di quel segnale, ma la controparte aveva obiettato che egli abitava a poco più di un chilometro dal luogo del sinistro e, dunque, si doveva presumere che fosse a conoscenza dell’obbligo di dare precedenza in quel tratto di strada, a prescindere dalla concreta visibilità del segnale.

Il tribunale e la corte d’appello avevano riconosciuto valide queste considerazioni e perciò avevano condannato l’automobilista che non aveva rispettato la precedenza a risarcire i danni provocati al veicolo colpito ed al suo conducente. In Cassazione, però, l’esito del giudizio è stato ribaltato: secondo la Suprema Corte, in materia di circolazione stradale non c’è obbligo senza un segnale che lo indichi.

Il Collegio ha rilevato che: «il principio di tipicità posto a fondamento della disciplina della segnaletica stradale comporta che un determinato obbligo o divieto di comportamento è legittimamente imposto all’utente della strada solo per effetto della visibile apposizione del corrispondente segnale specificamente previsto dalla legge: in particolare, per potersi ritenere sussistente, in capo agli automobilisti, un dovere di comportamento di carattere derogatorio rispetto ai principi generali in tema di circolazione veicolare (come dare la precedenza a chi viene da destra), è necessario il perfezionamento di una fattispecie complessa, costituita da un provvedimento della competente autorità impositivo dell’obbligo (o del divieto) e dalla pubblicizzazione di detto obbligo attraverso la corrispondente segnaletica predeterminata dalla legge, con la conseguenza che la conoscenza del provvedimento amministrativo acquisita “aliunde” dall’utente è del tutto inidonea a far sorgere qualsivoglia obbligo specifico nei suoi confronti, costituendo la segnaletica stradale non una forma di pubblicità notizia del comportamento imposto, bensì un elemento costitutivo della fattispecie complessa da cui l’obbligo stesso scaturisce».

Questo principio enunciato dalla Suprema Corte vale, evidentemente, per le limitazioni specifiche imposte da determinati cartelli e segnali, e non per gli obblighi generali di circolazione: ad esempio, non si potrà certo sostenere che in mancanza di un segnale di limite di velocità nei centri abitati delle strade cittadine si possa procedere a più di 50 chilometri orari, o a più di 130 sulle autostrade.

Approfondimenti

Per conoscere i più recenti orientamenti della giurisprudenza sull’argomento trattato, leggi:


note

[1] Art. 38, co. 2, Cod. strada.

[2] Cass. ord. n. 10062 del 29.03.2022.

Cass. civ., sex. VI – 3, ord., 29 marzo 2022, n. 10062
Presidente Cirillo – Relatore Porreca

Rilevato che:

U.F. ricorre, sulla base di quattro motivi, per la cassazione della sentenza n. 354 del 2020 della Corte di appello di Trieste esponendo che:

– aveva convenuto in giudizio D.G.S. e la L.A., s.p.a., per ottenere il risarcimento dei danni alla persona causati da un sinistro stradale che lo aveva visto coinvolto alla guida di un motociclo, urtato da un autoveicolo proveniente dalla sinistra, condotto dalla prima convenuta e assicurato con la seconda;

– il Tribunale aveva accolto parzialmente la domanda, riducendo la quantificazione pretesa dall’attore, ma confermando la sua ricostruzione dinamica;

– la Corte di appello, pronunciando sul gravame principale del deducente, sul “quantum”, e su quello incidentale, sull'”an”, della compagnia di assicurazione, accoglieva il secondo osservando, in particolare, che l’originario attore avrebbe dovuto dare la precedenza, non potendo ostare l’invisibilità del relativo segnale in quanto capovolto a 180 gradi, poiché il deducente viveva a poco più di un chilometro dal luogo del sinistro e, in difetto di prova contraria, doveva presumersi a conoscenza dell’obbligo di dare la precedenza in parola;

resiste con controricorso la L.A. s.p.a., che ha depositato altresì memoria.

Rilevato che:

con il primo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione dell’art. 5 C.d.S., comma 3, dell’art. 38C.d.S., comma 2, degli artt. 145 e 146C.d.S., del reg. att. C.d.S., art. 79, poiché la Corte di appello avrebbe errato fondando la sua decisione sulla sussistenza di un obbligo di dare la precedenza indicato con un segnale stradale accertato come invisibile all’utente della strada;

con il secondo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione dell’art. 2700 c.c., dell’art. 116 c.p.c., in uno all’omesso esame di un fatto decisivo e discusso, poiché la Corte di appello avrebbe erroneamente affermato e valorizzato la pretesa assenza di contestazioni della Polizia stradale alla D.G. , invece documentalmente risultanti;

con il terzo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, poiché la Corte di appello avrebbe errato mancando di valutare la tipologia delle lesioni, consistenti in una frattura scomposta alla gamba sinistra, subite dal deducente, ritenute compatibili con la dinamica del sinistro allegata al fine di ottenere la pronuncia risarcitoria come riconosciuto dal giudice di prime cure;

con il quarto motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione dell’art. 2054 c.c., comma 1, dell’art. 132 c.p.c., n. 4, poiché la Corte di appello avrebbe motivato in modo conclusivamente indecifrabile attese le omissioni e visti gli errori di apprezzamento delle prove evidenziati nelle precedenti censure;

Vista la proposta formulata del relatore ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Rilevato che:

il primo motivo di ricorso è fondato con assorbimento dei restanti;

la giurisprudenza di questa Corte ha chiarito che il principio di tipicità posto a fondamento della disciplina della segnaletica stradale comporta che un determinato obbligo o divieto di comportamento è legittimamente imposto all’utente della strada solo per effetto della visibile apposizione del corrispondente segnale specificamente previsto dalla legge: in particolare, per potersi ritenere sussistente, in capo agli automobilisti, un dovere di comportamento di carattere derogatorio rispetto ai principi generali in tema di circolazione veicolare (come dare la precedenza a chi viene da destra), è necessario il perfezionamento di una fattispecie complessa, costituita da un provvedimento della competente autorità impositivo dell’obbligo (o del divieto) e dalla pubblicizzazione di detto obbligo attraverso la corrispondente segnaletica predeterminata dalla legge, con la conseguenza che la conoscenza del provvedimento amministrativo acquisita “aliunde” dall’utente è del tutto inidonea a far sorgere qualsivoglia obbligo specifico nei suoi confronti, costituendo la segnaletica stradale non una forma di pubblicità notizia del comportamento imposto, bensì un elemento costitutivo della fattispecie complessa da cui l’obbligo stesso scaturisce (Cass., 20/02/1998, n. 1782, Cass., 13/02/2009, n. 3660);

parte controricorrente sostiene che la sentenza della Corte territoriale sia stata fondata anche sull’autonoma e non censurata ragione decisoria del comportamento negligente del conducente dello “scooter”;

l’osservazione non trova riscontro negli atti;

la locuzione presente a pag. 6, secondo capoverso, della sentenza gravata, secondo cui la condotta in parola si poneva “oltre che in violazione dell’obbligo di dare la precedenza anche come imprudente e negligente”, rimane un’affermazione che non si traduce a ben vedere in specifici addebiti differenti, autonomamente rilevanti, atteso, in particolare, che l’occupazione della corsia di percorrenza riservata agli automezzi provenienti dalla sinistra, come quello antagonista rispetto all’originario attore, rimane inscindibilmente iscritta, nell’operata ricostruzione della dinamica, pur sempre nella prospettiva della mancata precedenza data, posto che quella occupazione era illegittima proprio perché non supportata da uno proprio e speculare diritto di precedenza;

ciò viene infatti confermato dai vari passaggi motivazionali successivi effettuati dalla Corte territoriale: pag. 6, ultimo capoverso; pag. 7, terzultimo e penultimo capoverso;

in questa chiave il Collegio di merito ha concluso per l’addebito in termini di esclusiva responsabilità al conducente lo “scooter”, con conseguente superamento anche dell’eventuale concorso di colpa pur nella forma presuntiva;

il complessivo accertamento e la conseguente valutazione “in iure” della fattispecie dovranno dunque essere nuovamente svolti espungendo l’individuato errore di giudizio;

spese al giudice del rinvio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo, assorbiti i restanti, cassa la decisione impugnata e rinvia alla Corte di appello di Trieste perché, in diversa composizione, si pronunci anche sulle spese del giudizio di legittimità.


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