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Investimento di un cane: di chi è la responsabilità

30 Marzo 2022
Investimento di un cane: di chi è la responsabilità

Auto investe il cane di proprietà: è possibile chiedere il risarcimento?

Nel caso di investimento di un cane, di chi è la responsabilità? Se una persona uccide un animale con l’auto, la colpa è del conducente che non lo ha visto o del padrone che non ha saputo tenerlo a bada col guinzaglio? Cerchiamo di fare il punto della situazione tenendo distinto il caso dell’investimento del cane con un padrone da quello randagio. 

Investimento cane randagio

Per i cani randagi non ci sarà mai nessuno a recriminare un risarcimento, sicché alcun problema in termini di responsabilità civile può porsi. Inoltre, il reato di uccisione di animali si configura solo quando la morte viene provocata senza ragione o per futili motivi, cosa che non ricorre quando il cane si piazza in mezzo alla strada. 

Tutt’al più potrebbe verificarsi la situazione opposta: quella cioè in cui il conducente dell’auto, costretto a sterzare all’improvviso, sbandando e facendo un incidente, chieda un risarcimento al Comune. In tal caso la responsabilità dell’ente locale o dell’Asl (a seconda del soggetto a cui la legge regionale conferisce il compito di accalappiacani) è subordinata a una difficile – se non impossibile – prova: il danneggiato deve dimostrare che il Comune era stato in precedenza avvisato della presenza di randagi su quel tratto di strada. Senonché i randagi sono tali proprio perché, essendo senza padrone, si muovono da un angolo all’altro della città. Sarà quindi improbabile che qualcuno possa avvisare l’amministrazione. 

Insomma, ottenere il risarcimento a causa di un cane piazzatosi in mezzo ad una strada urbana o extraurbana è assai complicato.

Investimento cane di proprietà

Diverso è il caso di investimento di un cane con un padrone. Quest’ultimo potrebbe avere, in linea di principio, diritto al risarcimento del danno qualora l’animale dovesse essere investito da un veicolo a motore. 

Il proprietario dell’animale potrebbe cioè fare causa al conducente e, pur non avendo la possibilità di denunciarlo penalmente (perché, come visto, l’investimento – in assenza di malafede – non costituisce reato), potrebbe comunque rivendicare da lui un risarcimento. In un’ipotesi di questo tipo a cosa si avrebbe diritto?

Innanzitutto, al risarcimento del danno patrimoniale, quello cioè per le eventuali cure veterinarie sopportate per salvare l’animale e per il prezzo pagato a suo tempo per l’acquisto del cane di razza. Ma soprattutto a pesare di più è la componente del danno non patrimoniale, quello cioè morale per il dolore conseguente alla perdita del fedele compagno. Il quale sarà valutato secondo equità dal giudice, anche tenendo conto dell’età dell’animale.

Una recente pronuncia della Cassazione [1] ha però ritenuto che, laddove l’investimento del cane sia dovuto all’improvvisa e repentina condotta dell’animale, l’automobilista non può avere alcuna colpa. E di certo lo scatto imprevedibile di un cane è a volte in grado di mettere in difficoltà anche l’autista più esperto e prudente. Ragion per cui, sostiene la Corte, se il quadrupede è senza guinzaglio, diverrà molto più difficile richiedere il risarcimento. 

Nel caso di specie, è stata ritenuta colpevole la condotta imprudente del padrone che per non aver tenuto al guinzaglio il proprio cane, nonostante la presenza di un veicolo, consentendogli così di girovagare liberamente e, purtroppo, di finire sotto le ruote del mezzo di soccorso intervenuto sul luogo per sedare un incendio. 

Secondo i giudici di terzo grado «l’evento doveva attribuirsi al concorso di colpa della padrona che aveva lasciato il cane incustodito, esponendolo così all’incidente» risultatogli fatale. 

Investire un cane e scappare è reato?

Investire involontariamente un cane o un gatto e scappare non è un reato ma un semplice illecito amministrativo. L’articolo 189 del Codice della strada stabilisce che l’automobilista, in caso di incidente comunque ricollegabile al suo comportamento, da cui derivi danno a uno o più animali d’affezione, da reddito o protetti, ha l’obbligo di fermarsi e di porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso agli animali che abbiano subito il danno. In pratica, si risponde di omissione di soccorso per l’animale ferito lasciato per strada. La sanzione però non è penale ma amministrativa. In particolare, chiunque non ottempera a tale obbligo è punito con la sanzione pecuniaria e il pagamento di una somma da euro 413 ad euro 1.658.

Le persone coinvolte non responsabili dell’incidente con danno a uno o più animali d’affezione, da reddito o protetti, devono porre in atto ogni misura idonea ad assicurare un tempestivo intervento di soccorso chiamando ad esempio la polizia o l’Asl. In caso di violazione di tale obbligo, si rischia una sanzione amministrativa che va da euro 83 ad euro 331.

Nell’ipotesi in cui, dopo l’investimento, l’animale muoia per via del mancato soccorso del conducente quest’ultimo risponde del reato di uccisione di animali punito dal Codice penale con la reclusione da quattro mesi a due anni. Difatti, secondo la giurisprudenza, il reato di uccisione di animali può essere determinato sia tramite una condotta attiva, sia da una condotta omissiva, come può esserlo appunto quella di chi, coinvolto in un incidente stradale (indipendentemente dalle responsabilità dello scontro) non si adoperi per aiutare l’animale da affezione bisognoso di soccorso.

La Corte di Cassazione in proposito ha detto [2] che l’automobilista che, dopo aver accidentalmente investito un animale domestico, ometta, senza giustificazione alcuna, di prestare soccorso, impedendo altresì ad altre persone di prestare all’animale le dovute cure, può essere chiamato a rispondere del reato di uccisione di animali.


note

[1] Cass. civ., sez. III, ord., 28 marzo 2022, n. 9864

[2] Cass. sent. n. 29543 del 09.06.2011

Cass. civ., sez. III, ord., 28 marzo 2022, n. 9864

Presidente Spirito – Relatore Cricenti

Ritenuto che:

1.- B.T.T. era affezionata ad un cane meticcio che da anni viveva con lei nella sua casa di campagna. Il cane è rimasto ucciso dalle ruote di un veicolo dell’associazione di protezione civile (omissis), che era occorso nelle vicinanze dell’abitazione della ricorrente onde sedare un incendio che si era sviluppato sul posto: nel fare manovra di marcia indietro il conducente ha investito l’animale.

2.- B.T. agito sia nei confronti del conducente del veicolo, P.F., che nei confronti della associazione “(omissis)”, che nei confronti della (omissis) assicurazioni, onde ottenere il risarcimento sia del danno patrimoniale consistente nelle spese veterinarie di accertamento della morte del cane e di rimozione della carcassa, sia del danno non patrimoniale consistente nella lesione del rapporto affettivo con il cane ossia nel pregiudizio al valore di affezione costituito dall’animale.

3.- Il Giudice di Pace di Lecce ha accolto la domanda disponendo un risarcimento a favore dell’attrice per entrambi i danni da quest’ultima lamentati, ma questa decisione è stata riformata in appello dove il Tribunale ha ritenuto esente da colpa la condotta del conducente, ed anzi ha ritenuto che il danno dovesse attribuirsi alla condotta imprudente della stessa danneggiata e comunque ha escluso la risarcibilità del danno non patrimoniale da lesione del valore di affezione verso gli animali.

4.- Ricorre B.T. con due motivi di censura, di cui assumono l’infondatezza sia l’associazione “(omissis)” che la (omissis) assicurazioni.

Considerato che:

5.- Va preliminarmente scrutinato il secondo motivo di ricorso che pare logicamente prioritario, attenendo alla responsabilità del conducente del veicolo nell’incidente: il giudice di merito infatti ha escluso che possa attribuirsi colpa a costui quanto all’evento morte dell’animale, e dunque tale accertamento è prioritario rispetto a quello della rilevanza o meno del danno conseguente a quell’evento, oggetto del secondo motivo.

In particolare, il Tribunale ha ritenuto che, da un lato, il conducente del veicolo in servizio di emergenza e con i segnalatori acustici e luminosi attivi, non avesse obblighi di rispettare le regole proprie del C.d.S. a presidio della circolazione, e, che, in secondo luogo, l’evento doveva attribuirsi al concorso di colpa della danneggiata che aveva lasciato il cane incustodito esponendolo all’incidente.

6.- Il secondo motivo lamenta un omesso esame di due fatti rilevanti: il primo consistente nella circostanza, emersa in giudizio, per cui l’automezzo non si trovava in una situazione di emergenza che invece era già terminata: e infatti i lampeggianti e le sirene erano stati spenti; la seconda che l’obbligo del proprietario del cane di tenere l’animale al guinzaglio è un obbligo che non mira a prevenire danni al cane, bensì a prevenire danni ai terzi e dunque è una regola cautelare che non può essere qua invocata a determinare la colpa del proprietario.

7.- Il motivo è infondato.

Quanto al primo aspetto, in realtà, non si tratta, come asserisce la ricorrente, di un fatto non esaminato dal giudice, che invece ha accertato che in quel momento il mezzo era in una situazione di emergenza perché il fuoco divampava pericolosamente. Con la conseguenza che il fatto che vi fosse o meno emergenza, e che vi fosse la necessità di affrontarla, è stato esaminato dal giudice e non può considerarsi un fatto omesso, nè può ovviamente contestarsi l’accertamento effettuato, nei termini che si son detti prima, trattandosi di un accertamento di fatto insuscettibile in questa sede di rivalutazione.

La seconda circostanza, che sarebbe stata omessa o comunque erroneamente valutata dal giudice di merito, consiste nella asserita violazione della regola cautelare di tenere il cane al guinzaglio: osserva il ricorrente che tale cautela specifica, prevista da una ordinanza del Ministero della Sanità, e precisamente la numero 209 del 2013, è posta a tutela dei terzi onde evitare che vengano aggrediti dal cane e non già per impedire che quest’ultimo venga investito: con la conseguenza che la norma asseritamente violata avrebbe uno scopo diverso da quello che le si attribuisce, e la sua violazione non può essere causa di un evento diverso da quello che la regola vuole evitare.

Questa censura è però infondata in quanto il giudice di merito non ha fatto riferimento alla violazione di questa specifica cautela, imposta sicuramente dal Ministero della Salute a presidio della incolumità dei terzi, ma ha fatto riferimento ad una cautela generica, e dunque non prevista da leggi o regolamenti, di legare il cane o ricondurlo in un luogo sicuro per evitare che fosse investito: dunque una cautela che il danneggiato avrebbe dovuto adottare per evitare il danno subito, date le circostanze del caso.

Anche riguardo a tale aspetto va dunque osservato che l’accertamento del concorso di colpa del danneggiato, se inteso per l’appunto quale violazione della generica cautela di tenere l’animale al riparo da manovre di emergenza o comunque di tenerlo al riparo dalla presenza di autoveicoli nelle vicinanze, è un accertamento corretto sul piano giuridico e non sindacabile su quello di fatto.

8.- Il primo motivo che invece invoca risarcibilità del danno non patrimoniale per la lesione del valore di affezione va considerato di conseguenza assorbito.

P.Q.M.

La Corte rigetta il secondo motivo, dichiara assorbito il primo. Condanna la ricorrente al pagamento della somma di 1000,00 Euro a titolo di spese legali, oltre 200,00 Euro per spese generali.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, la Corte dà atto che il tenore del dispositivo è tale da giustificare il pagamento, se dovuto e nella misura dovuta, da parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso.


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