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Articolo 123 Costituzione: spiegazione e commento

30 Marzo 2022
Articolo 123 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 123 sullo statuto delle Regioni: a che cosa serve, chi lo deve approvare, chi lo controlla e chi lo può contestare.

Ciascuna Regione ha uno statuto che, in armonia con la Costituzione, ne determina la forma di governo e i princìpi fondamentali di organizzazione e funzionamento. Lo statuto regola l’esercizio del diritto di iniziativa e del referendum su leggi e provvedimenti amministrativi della Regione e la pubblicazione delle leggi e dei regolamenti regionali.

Lo statuto è approvato e modificato dal Consiglio regionale con legge approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti, con due deliberazioni successive adottate ad intervallo non minore di due mesi. Per tale legge non è richiesta l’apposizione del visto da parte del Commissario del Governo. Il Governo della Repubblica può promuovere la questione di legittimità costituzionale sugli statuti regionali dinanzi alla Corte costituzionale entro trenta giorni dalla loro pubblicazione.

Lo statuto è sottoposto a referendum popolare qualora entro tre mesi dalla sua pubblicazione ne faccia richiesta un cinquantesimo degli elettori della Regione o un quinto dei componenti il Consiglio regionale. Lo statuto sottoposto a referendum non è promulgato se non è approvato dalla maggioranza dei voti validi.

In ogni Regione, lo statuto disciplina il Consiglio delle autonomie locali, quale organo di consultazione fra la Regione e gli enti locali.

Lo statuto, le «istruzioni per l’uso» delle Regioni

Non basta dire «siamo autonomi»: bisogna metterlo in pratica adottando delle regole proprie, scrivendo e approvando una specie di «libretto di istruzioni» che non vada in contraddizione con la Costituzione ma che si adatti alla realtà del territorio in cui viene applicata. Questo è lo spirito dell’articolo 123 della Costituzione: dotare le Regioni di uno strumento che garantisca loro piena autonomia per agire nell’ambito delle loro competenze e nel rispetto delle leggi nazionali oltre che, ovviamente, della Costituzione.

Lo strumento in questione è lo statuto che, come recita la norma in commento, «determina la forma di governo e i princìpi fondamentali di organizzazione e funzionamento» delle Regioni. Ma che deve operare nel rispetto di ogni disposizione della legge fondamentale, come ricordato dalla Corte costituzionale in una sentenza del 2002. La Consulta, infatti, ritiene indispensabile questo vincolo posto dall’articolo 123, sia per garantire l’armonia tra la Carta e l’ordinamento regionale sia per evitare che lo statuto, pur tenendo fede alla lettera della Costituzione, sfugga al suo spirito.

Le Regioni, pertanto, sono libere di scegliere la loro forma di governo ed il modo in cui organizzare il proprio lavoro ma non possono venire meno ai princìpi e ai valori che la Costituzione detta per tutti gli italiani e che rappresentano l’unità del Paese.

Lo statuto viene approvato e modificato dal Consiglio regionale, come stabilito dall’articolo 121 della Costituzione, con legge approvata a maggioranza assoluta dai suoi componenti, con due deliberazioni successive adottate in un intervallo di tempo non inferiore a due mesi.

Chi e come garantisce che lo statuto non esca dagli schemi costituzionali? In primis, il Governo nazionale: può, infatti, promuovere una questione di legittimità davanti alla Consulta entro 30 giorni dalla pubblicazione dello statuto. La Corte costituzionale, a questo punto, dovrà verificare la legittimità del documento approvato dal Consiglio regionale e, nel caso in cui si discosti dallo spirito della Carta o si ispiri a princìpi contrari a quanto disposto dalla legge fondamentale, lo dichiarerà incostituzionale e lo cancellerà dal sistema giuridico italiano.

Ma anche i cittadini hanno la possibilità di bocciare uno statuto regionale. Come previsto dall’articolo 123 della Costituzione, è possibile indire un referendum quando viene richiesto entro tre mesi dalla pubblicazione del documento da almeno un cinquantesimo dei residenti nella Regione interessata o un quinto dei componenti del Consiglio. Lo statuto può essere confermato o bocciato dal popolo e, in quest’ultimo caso, considerato giuridicamente inesistente.

Il rapporto Regioni-enti locali

L’articolo 123 della Costituzione tutela gli enti locali (Province e Comuni) evitando che le Regioni, pur mantenendo la loro autonomia, operino senza tenere conto delle esigenze e della voce di chi è più vicino al territorio e ai cittadini. Nello specifico, la norma impone che lo statuto regionale preveda e disciplini il Consiglio delle autonomie locali come organo di consultazione e di coordinamento.

È quello che potremmo chiamare una piccola «cabina di regia» in cui si discutono le richieste pervenute dagli enti locali. Così facendo, dunque, la Costituzione dimostra di tenere conto delle necessità di tutti e del diritto che hanno anche le realtà più piccole di avere voce in capitolo sulle questioni che le riguardano.



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