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Giochi erotici finiti male: il partner è responsabile?

30 Marzo 2022
Giochi erotici finiti male: il partner è responsabile?

Cosa rischia chi provoca la morte del compagno o della compagna durante pratiche sessuali non convenzionali?

Esistono giochi erotici molto pericolosi. Non poche volte, alcune pratiche sessuali hanno portato alla morte di uno dei partecipanti. Di qui la necessità di inquadrare giuridicamente le conseguenze di tale comportamento che, seppur scaturito da accondiscendenza reciproca, ha sicuramente gravi ricadute. Il consenso prestato dalla vittima prima dell’attività può essere una giustificazione per evitare una condanna penale? In altri termini, in caso di giochi erotici finiti male, il partner è responsabile? Si può parlare di omicidio?

La possibilità di una condanna è tutt’altro che remota. Come vedremo a breve, la Cassazione ha spesso emesso sentenze molto severe per chi provoca, seppur incolpevolmente, la morte del partner attraverso pratiche sessuali “non convenzionali”. 

La responsabilità penale per le pratiche sessuali pericolose 

La morte conseguente a giochi erotici non può essere scusata dall’esistenza del consenso della vittima, neanche se messo per iscritto. Si tratterebbe di un consenso viziato, privo cioè di alcun valore. A nessuno è consentito chiedere di farsi uccidere; e se anche l’intenzione iniziale non dovesse essere questa, come appunto nel caso delle pratiche sessuali pericolose, se poi dall’azione deriva l’evento infausto il partecipante è comunque responsabile per omicidio. Ciascuno di noi è garante della sicurezza degli altri nel momento in cui entra in contatto con questi: si tratta di un principio generale del diritto penale. Tanto per fare un esempio, un bagnino, anche se lavora in nero, può essere imputato per omicidio colposo se un nuotatore in una piscina dovesse affogare. 

Una volta chiarito che chi, tramite giochi sessuali, può rispondere di omicidio nel caso in cui dovesse sopraggiungere la morte del partner, tutto si gioca sull’entità della pena. Perché esistono diverse forme di omicidio e quindi differenti gravità.

C’è innanzitutto l’omicidio doloso, quello cioè voluto, commesso in malafede, con l’intenzione di uccidere. 

Poi, c’è l’omicidio colposo, quello che avviene non per la volontà di realizzare l’evento, ma per imprudenza, negligenza o imperizia. Si pensi a chi investe un passante per distrazione.

E infine, a metà tra le due figure appena viste, c’è l’omicidio preterintenzionale che scaturisce dall’intenzione di realizzare un evento meno grave della morte (ad esempio percosse o lesioni) ma che poi sconfina appunto nel decesso della vittima. È il caso, ad esempio, di una persona che volendo picchiare un’altra finisce per ucciderla involontariamente, a causa di un eccesso di impeto. Nel nostro caso, si pensi a chi lega il collo del partner per una pratica sessuale mentre poi ne provoca, involontariamente, il soffocamento. 

Pratiche sessuali e morte: quale responsabilità per il partner? 

Secondo una recente pronuncia della Suprema Corte [1], si può incriminare per omicidio preterintenzionale chi, attraverso un gioco erotico di sodomizzazione, non già diretto a provocare piacere sessuale bensì ad infliggere un dolore o una punizione, provoca la morte della vittima come conseguenza della volontà di manomettere con violenza l’altrui persona. La pena per l’omicidio preterintenzionale va da 10 a 18 anni di reclusione.

In altre occasioni però si è parlato di omicidio colposo, sicuramente meno grave di quello preterintenzionale. Si pensi a chi gioca con il partner con una pistola o un coltello. Certo, si tratta di giochi pericolosi, in cui l’evento «morte» può ben essere previsto e non deve configurarsi come completamente inaspettato. Del resto, l’eccitazione viene procurata proprio per questa sorta di imprevedibilità e confine tra il dolore e il piacere. Sicché, in questi casi, si può parlare della forma di colpa più grave che la legge prevede: la cosiddetta colpa cosciente, quella cioè di chi, pur non volendo un evento (la morte), se ne prefigura la possibilità e accetta il rischio [2].

La differenza tra omicidio preterintenzionale e omicidio colposo, nelle vicende in questione, sta nel fatto che, nella prima ipotesi (omicidio preterintenzionale), l’azione è propriamente rivolta a generare dolore, seppur voluto dalla vittima; nella seconda (omicidio colposo), c’è solo la voglia di generare piacere, seppur in modo pericoloso. E qui subentra la violazione di quelle regole di prudenza, diligenza e perizia che fanno appunto scattare la “colpa” e di qui la responsabilità per omicidio colposo. 

Pratiche sessuali: quando non c’è responsabilità penale

Non ci può infine essere alcuna responsabilità penale quando la morte avviene per cause imprevedibili, dovute magari alle precarie condizioni di salute del partner o all’uso non controllato di farmaci. L’eccessiva passionalità del rapporto non può determinare alcuna incriminazione per il partner.


note

[1] Cass. sent. n. 18048/2018.

[2] Trib. Firenze, 06.11.1985.

Autore immagine: depositphotos.com


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