Multe via Pec a professionisti, ditte e società

12 Settembre 2014
Multe via Pec a professionisti, ditte e società

Verbali all’email certificata in base al codice digitale: i dirigenti degli enti che non si adeguano rischiano il posto.

Importanti novità stanno per cambiare la vita degli italiani. O meglio: si tratta di novità già in vigore, ma solo in queste ore rese note dal Ministero dello Sviluppo Economico. Ecco di cosa stiamo parlando.

Chi è tenuto, per legge, ad avere una Pec (professionisti, ditte individuali, società) farà bene, da oggi in poi, ad aprirla quotidianamente, perché potrebbe trovarvi qualche brutta sorpresa che richiede un suo intervento “urgente”.

È infatti ufficiale: la pubblica amministrazione potrà inviare multe e verbali ai cittadini (imprese e professionisti) via posta elettronica certificata. Arriveranno, dunque, direttamente all’indirizzo email certificato, con valore legale, verbali e ordinanze-ingiunzione. Anzi: la P.A. è tenuta a farlo, in base al codice dell’amministrazione digitale (cosiddetto Cad), e al relativo decreto delegato in base al quale dal primo luglio 2013 lo scambio di documenti fra enti e imprese avviene “esclusivamente in via telematica”. Di più: i dirigenti pubblici che non si adeguano rischiano la responsabilità professionale [1], che può comportare la revoca dell’incarico.

Lo ha appena chiarito il ministero dello Sviluppo economico [1], rispondendo a un interpello.

Non fate gli struzzi: non consultando l’account “ufficiale” si rischia di incorrere in conseguenze ancora peggiori. Peraltro, non costituisce una valida scusa l’aver avuto problemi di linea adsl, l’aver perso la password, l’aver avuto problemi con il proprio gestore. La notifica si considera comunque compiuta. Con la conseguenza che, in caso di mancata consultazione della comunicazione, oltre a decorrere i termini per fare eventualmente ricorso, ci si troverà una cartella di Equitalia con maggiorazioni e spese o, nella peggiore delle ipotesi, persistendo l’incosciente inadempimento, con un pignoramento come il blocco dello stipendio o il fermo auto.

La legge [3] parla chiaro: le comunicazioni devono avvenire sempre via Pec “in tutti i casi in cui non è prevista una diversa modalità di comunicazione telematica” [4]. L’inosservanza può costare la carriera al dirigente: infatti il Cad stabilisce una sorta di “graduatoria” tra le amministrazioni e un criterio per la carriera dei dirigenti sulla base della capacità di questi ultimi di attuare il processo di innovazione telematica.

Un conto, infatti, sono i rapporti fra cittadini e pubblica amministrazione, nei quali i rapporti via Pec costituiscono una mera facoltà; un altro è il dialogo tra enti da una parte e imprese e professionisti dall’altra, che alla luce del Cad ormai si svolge soltanto e per forza con la posta elettronica certificata.

Compiuta giacenza

L’indirizzo del destinatario della sanzione, spiega il Ministero alla Camera di commercio, deve essere verificato non presso il Registro delle Imprese (tenuto dalle Camere di Commercio dove, nelle relative visure, viene indicata la Pec delle azione), ma sul registro Ini-Pec, l’indice nazionale gestito dallo Sviluppo economico che contiene tutti gli account con valore legale di imprese e professionisti, costantemente aggiornato dai singoli registri e da collegi e ordini professionali.

Una volta compiuto il controllo, conclude il direttore generale Gianfrancesco Vecchio, trovano applicazione le disposizioni ordinarie in materia di notifica, compiuta giacenza e così via.

Va ricordato, infine, che dal 26 agosto scorso Equitalia ha esteso alle imprese individuali la notifica delle cartelle di pagamento di propria competenza esclusivamente tramite posta elettronica certificata (leggi “Cartelle Equitalia, la notifica arriva via Pec”).


note

[1] Art. 21, comma 1, d.lgs. n. 165/01.

[2] Min. Sviluppo Econ. parere n. 149353/14.

[3] Cfr. Art. 5 bis del Cad, vale a dire il decreto legge 179/12; Dpcm adottato il 22 luglio 2012 in attuazione della delega.

[4] Secondo le disposizioni di cui agli art. 48 e 65, comma 1, lettera c-bis), del codice dell’amministrazione digitale.

Autore immagine: 123rf com


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