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Liti dei genitori davanti ai figli: conseguenze legali

3 Aprile 2022
Liti dei genitori davanti ai figli: conseguenze legali

Multa per il padre e la madre che litigano davanti ai figli dopo la separazione o il divorzio: le discussioni che creano un danno psicologico sono vietate dalla legge. 

Padre e madre non hanno solo l’obbligo di mantenere i figli, provvedendo a tutte le loro necessità economiche e alimentari, ma devono anche soddisfare ogni loro esigenza affettiva, salvaguardandone la salute psicofisica. Questo significa che i litigi dei genitori davanti ai figli non sono soltanto deprecabili da un punto di vista morale ma sono anche giuridicamente illeciti. Tant’è vero che esiste una norma che prevede, nel caso di coppia separata o divorziata, una multa a carico del padre e della madre che gridano in continuazione minando alla serenità, indipendentemente dal fatto che in precedenza fossero sposati o semplicemente conviventi. A chiarire i presupposti per l’applicazione di tale sanzione è stata più volte la giurisprudenza. 

Vediamo, più nel dettaglio, quali sono le conseguenze legali delle liti dei genitori davanti ai figli. 

L’articolo 709-ter del Codice di procedura civile stabilisce che, in caso di gravi inadempienze ai provvedimenti del giudice emessi a seguito di separazione o divorzio della coppia, o in merito all’affidamento dei figli, o in caso di atti che possano arrecare pregiudizio al minore, il tribunale può modificare i provvedimenti già in vigore e può, anche congiuntamente, condannare il genitore inadempiente al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria, da un minimo di 75 euro a un massimo di 5.000 euro a favore della Cassa delle ammende.

Da ciò si evince che non c’è modo di sanzionare le liti dei genitori davanti ai figli finché questi sono regolarmente sposati o conviventi e non si sono ancora rivolti a un giudice per regolare le modalità di affidamento dei minori. In buona sostanza, la possibilità di sanzionare il padre e la madre che bisticciano scatta solo quando questi si rendono inadempienti agli obblighi imposti dal tribunale con la sentenza che regola le modalità di affidamento e mantenimento dei figli. 

Secondo una recente sentenza del tribunale di Oristano [1], il giudice può condannare entrambi i genitori alla predetta sanzione amministrativa se questi litigano sempre e coinvolgono i minori nelle loro beghe. E ciò perché turbano le relazioni familiari per motivi futili, fanno a gara nel demolire la figura dell’altro agli occhi dei figli, senza però preoccuparsi della stabilità psicologica dei ragazzi. Ecco allora che nell’ambito della causa di divorzio scatta la più grave delle misure previste dal Codice civile a carico di mamma e papà.  

Il copione è consueto: le parti non riescono a tenere a freno la loro conflittualità davanti ai figli. Ne succedono di tutti i colori: scambi d’insulti, dal vivo e su WhatsApp, momenti di tensione e parole che fanno temere le più catastrofiche conseguenze. I bambini si tappano le orecchie, si chiudono in camera, si sentono colpevoli, fingono di non sentire.

Invece i rapporti tra genitori dovrebbero essere sempre separati da quelli dei genitori. Come dire: i panni sporchi si lavano in una stanza chiusa, dove i bambini non possano sentire. Se il padre e la madre esasperano il clima tipico di ogni separazione, ben percepito dai figli, con il rischio di pregiudicare in modo irreparabile la loro personalità, i figli restano relegati al ruolo di mezzo e non di fine, mentre dovrebbe essere il loro best interest a orientare sempre i genitori. 

La predetta condanna al pagamento di sanzione amministrativa pecuniaria può essere applicata facoltativamente dal giudice nei confronti del genitore responsabile di gravi inadempienze e di atti che comunque arrechino pregiudizio al minore od ostacolino il corretto svolgimento delle modalità dell’affidamento; esse, tuttavia, non presuppongono l’accertamento in concreto di un pregiudizio subito dal minore.

È peraltro onere di ogni genitore attivarsi per recuperare e mantenere l’immagine dell’altro genitore nei confronti del figlio. Di conseguenza, in caso di boicottaggio di un genitore nei confronti dell’altro, scatta la sanzione del risarcimento del danno prevista dall’art. 709 ter comma 3 del Codice di procedura civile sopra menzionata. Questo è quanto affermato dal tribunale di Roma [2] che ha, nella specie, condannato la madre collocataria al pagamento di 30mila euro in favore del padre in quanto la donna, anziché attivarsi per consentire il giusto recupero del ruolo paterno da parte del figlio, aveva continuato a palesare la sua disapprovazione in termini screditanti nei confronti del marito. Per i giudici, in sostanza, entrambi i genitori devono aver rispetto dell’ex, che va salvaguardato nei confronti dei figli e, in particolare, in relazione alla tutela della bigenitorialità cui è improntato lo stesso affido condiviso.


note

[1] Trib. Oristano, sent. n. 65/2022.

[2] Trib. Roma , sez. I , 11/10/2016 n. 18799.

Autore immagine: depositphotos.com


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