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Articolo 126 Costituzione: spiegazione e commento

31 Marzo 2022
Articolo 126 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 126 sui motivi di scioglimento del Consiglio regionale e di rimozione del presidente della Giunta.

Con decreto motivato del presidente della Repubblica sono disposti lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del presidente della Giunta che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge. Lo scioglimento e la rimozione possono altresì essere disposti per ragioni di sicurezza nazionale. Il decreto è adottato sentita una Commissione di deputati e senatori costituita, per le questioni regionali, nei modi stabiliti con legge della Repubblica.

Il Consiglio regionale può esprimere la sfiducia nei confronti del presidente della Giunta mediante mozione motivata, sottoscritta da almeno un quinto dei suoi componenti e approvata per appello nominale a maggioranza assoluta dei componenti. La mozione non può essere messa in discussione prima di tre giorni dalla presentazione.

L’approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del presidente della Giunta eletto a suffragio universale e diretto, nonché la rimozione, l’impedimento permanente, la morte o le dimissioni volontarie dello stesso comportano le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio. In ogni caso i medesimi effetti conseguono alle dimissioni contestuali della maggioranza dei componenti il Consiglio.

Lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del Presidente

Ci sono diversi motivi per cui una legislatura regionale può essere interrotta. Succede, per esempio, quando i vertici dell’ente territoriale commettono delle gravi violazioni di legge (ad esempio, quando la Corte dei conti riscontra un grave dissesto finanziario) o atti contrari alla Costituzione oppure quando si avverte l’esistenza di un rischio per la sicurezza nazionale. Sono proprio queste tre le ragioni citate dall’articolo 126 per poter sciogliere il Consiglio regionale e per rimuovere il presidente della Giunta, compito che spetta al Governo anche se, formalmente, il decreto (motivato) lo firma il presidente della Repubblica.

La Costituzione, pertanto, chiede allo Stato di non perdere di vista l’operato degli organi che gestiscono le amministrazioni regionali, non solo per quanto riguarda il contenuto dei loro provvedimenti ma anche nella forma in cui esercitano le loro funzioni. In altre parole: essere autonomi non significa fare quello che uno vuole a dispetto della legge.

Per quanto riguarda la salvaguardia della sicurezza nazionale, la Costituzione prevede l’intervento delle massime autorità dello Stato quando si verificano delle situazioni talmente gravi da alterare e minacciare il normale svolgimento della vita del Paese, come nel caso di un atteggiamento secessionista da parte dell’ente territoriale o di sommosse popolari contro i suoi organi. Lo scioglimento del Consiglio appare, a questo punto, necessario al fine di preservare l’unità dello Stato.

Come detto, è il Governo a provvedere, quando si danno i presupposti sopra citati, allo scioglimento del Consiglio e alla rimozione del presidente della Giunta regionale. Al Capo dello Stato, citato dall’articolo 126 della Costituzione, spetta «solo» accertare che ci siano questi presupposti e che in qualche modo si manifesti un abuso di potere in grado di compromettere l’autonomia delle Regioni.

Il presidente della Repubblica, però, metterà la firma sul decreto solo dopo aver sentito una Commissione parlamentare che si occupa delle questioni regionali, formata da 20 deputati e da 20 senatori eletti con criteri proporzionali all’inizio di ogni legislatura. La Commissione ha una funzione a carattere consultivo e può fornire un parere su:

  • disegni di legge;
  • schemi di decreti legislativi;
  • documenti di programmazione economico-finanziaria;
  • atti di indirizzo e di coordinamento;
  • decreti legislativi di conferimento di funzioni amministrative alle autonomie regionali.

Le altre cause di scioglimento del Consiglio

Nelle ipotesi viste fin qua, l’articolo 126 della Costituzione autorizza il presidente della Repubblica e il Governo a sciogliere il Consiglio regionale o a rimuovere il presidente della Giunta per gravi violazioni della legge o per motivi legati alla sicurezza nazionale. Ma ci sono altre ragioni per cui una legislatura regionale può finire prima del tempo previsto.

Una di queste è la mozione di sfiducia. Se ne sente parlare spesso al Parlamento, ma anche nel Consiglio regionale può capitare che ad un certo punto il presidente della Giunta non abbia più il sostegno della sua maggioranza. La Costituzione prevede in questo caso la possibilità di presentare una mozione motivata sottoscritta da almeno un quinto dei componenti del Consiglio e approvata per appello nominale a maggioranza assoluta. La mozione deve essere discussa almeno tre giorni dopo la sua presentazione.

L’approvazione della mozione di sfiducia comporterebbe le dimissioni della Giunta e lo scioglimento del Consiglio. In altre parole, si aprirebbe una crisi di governo regionale che condurrebbe alle urne i cittadini residenti nella Regione interessata, a meno che la stessa venga commissariata per un periodo di tempo, trascorso il quale dovranno essere convocate, comunque, le elezioni. Lo stesso succederebbe, come stabilisce l’articolo 126 della Costituzione, in caso di impedimento permanente, di morte o di dimissioni volontarie del Presidente. Ciò sarebbe inevitabile per il principio del simul stabunt, simul cadent, che significa «insieme staranno, insieme cadranno». In pratica, in virtù dell’elezione diretta del presidente della Giunta e del Consiglio, entrambi sono legittimati ad operare dal voto dei cittadini e, quindi, se uno viene meno, si trascina dietro anche l’altro.



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