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Articolo 127 Costituzione: spiegazione e commento

1 Aprile 2022
Articolo 127 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 127 sulla possibilità per Governo e Regioni di agire davanti alla Corte costituzionale per difendere la propria competenza.

Il Governo, quando ritenga che una legge regionale ecceda la competenza della Regione, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla sua pubblicazione.

La Regione, quando ritenga che una legge o un atto avente valore di legge dello Stato o di un’altra Regione leda la sua sfera di competenza, può promuovere la questione di legittimità costituzionale dinanzi alla Corte costituzionale entro sessanta giorni dalla pubblicazione della legge o dell’atto avente valore di legge.

La Corte costituzionale come arbitro tra Governo e Regioni

La Costituzione non vuole che un controllore resti senza controllo. Che un potere prevalga su un altro, che agisca indisturbato sconfinando dove non deve. Che il Governo centrale, nell’esercitare la funzione esecutiva di tutto il Paese, interferisca nel lavoro e nell’autonomia delle Regioni. Viceversa, non vuole nemmeno che le Regioni «si allarghino troppo» approvando delle leggi su materie che non sono di loro competenza.

In questa partita tra Palazzo Chigi e le sedi regionali, l’articolo 127 della Costituzione nomina la Consulta come «direttore di gara». È la Corte costituzionale, infatti, a dover accogliere o respingere le segnalazioni che arrivano da una e dall’altra parte. Non per accentuare le rivalità, anzi: per limare eventuali spigoli e far rientrare al suo posto chi rischia l’invasione di campo, allo scopo di mantenere la giusta collaborazione tra i vari livelli istituzionali per il bene del Paese.

A tal proposito, questa norma della Costituzione, da una parte, consente a Governo e Regioni la possibilità di far presente alla Consulta dove sta sbagliando l’altro, affinché la Corte aggiusti il tiro. Implicitamente, però, ricorda ad entrambe le parti di rispettare il limite che le accomuna: quello di non eccedere nelle proprie competenze.

Quando il Governo contesta le Regioni

L’articolo 127 della Costituzione consente al Governo di rivolgersi alla Consulta quando ritiene che una Regione abbia approvato una legge su una materia che non le spetta, cioè un provvedimento emanato al di fuori della sfera di competenza attribuita dalla Costituzione all’ente territoriale. Il ricorso dell’Esecutivo centrale alla Consulta è diretto ed è legittimo solo se la legge è stata già pubblicata.

Questo significa che non esiste più, a differenza di ciò che succedeva prima dell’entrata in vigore della legge n. 3 del 2001, il controllo preventivo del Governo su ciò che legiferano le Regioni. Le amministrazioni territoriali possono scrivere, discutere e approvare delle norme senza le interferenze o i condizionamenti del Governo, semplicemente perché quest’ultimo non lo può fare. Solo nel momento in cui la legge regionale viene pubblicata, l’Esecutivo può intervenire con un ricorso alla Corte costituzionale.

In questo modo, l’articolo 127 (con la modifica apportata dalla legge del 2001) garantisce da un lato alle Regioni la loro autonomia legislativa e, dall’altro, impedisce che gli enti possano attribuirsi dei poteri che, in realtà, non hanno.

Quando le Regioni contestano il Governo

La Costituzione riconosce a Governo e Regioni il principio della «par condicio». Pertanto, così come l’Esecutivo centrale può contestare l’ente territoriale quando quest’ultimo approva una legge che non rientra nelle sue competenze, l’ente territoriale può alzare la voce quando avverte che l’Esecutivo interferisce nella sua area di competenza. Può succedere, ad esempio, quando il Governo tenta di intromettersi nell’organizzazione del servizio sanitario regionale. A valutare il ricorso è sempre lo stesso arbitro, cioè la Corte costituzionale.

Arrivato il caso, la questione di legittimità costituzionale viene posta dal presidente della Giunta, cioè dal presidente della Regione o governatore che dir si voglia, previa deliberazione della Giunta stessa oppure dietro proposta del Consiglio delle autonomie locali, di cui fanno parte anche Province e Comuni.

Il giudizio della Corte costituzionale

Secondo quanto stabilito dall’articolo 127 della Costituzione, in qualsiasi caso, il ricorso va presentato alla Corte costituzionale entro 60 giorni dalla pubblicazione dell’atto che abbia valore di legge. Quindi, Governo e Regioni dovranno attendere l’emanazione del provvedimento prima di agire.

Altro vincolo che viene posto dalla Costituzione è che il ricorso si limiti ad una questione di competenza, cioè ad una presunta «invasione di campo» della controparte.

È importante segnalare, infine, che la Costituzione lascia Governo e Regioni liberi di rivolgersi alla Consulta per contestare una legge statale o regionale. L’articolo 127, infatti, non impone di agire ma dice soltanto che «si può» agire, cioè che è possibile sollevare la questione di legittimità costituzionale. Il che significa due cose: che Governo e Regioni possono fare finta di niente oppure che hanno la facoltà di risolvere la questione direttamente fra loro, senza l’intervento della Consulta.



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