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Articolo 131 Costituzione: spiegazione e commento

1 Aprile 2022
Articolo 131 Costituzione: spiegazione e commento

Cosa dice e cosa significa l’art. 131 sulla denominazione ed il numero delle Regioni e sulla definizione dei loro confini.

Sono costituite le seguenti Regioni: Piemonte; Valle d’Aosta; Lombardia; Trentino-Alto Adige; Veneto; Friuli-Venezia Giulia; Liguria; Emilia-Romagna; Toscana; Umbria; Marche; Lazio; Abruzzo; Molise; Campania; Puglia; Basilicata; Calabria; Sicilia; Sardegna.

La Regione come territorio e come istituzione

È noto che la parola Regione ha una doppia accezione: da una parte, indica un territorio compreso entro determinati confini; dall’altra, richiama l’istituzione che gestisce gli affari amministrativi di quel territorio.

L’articolo 131 della Costituzione stabilisce quali e quanti sono quei confini sulla base di criteri storico-geografici ed attribuisce un nome a ciascuno di loro. La norma, dunque, comprende le 20 Regioni che conosciamo, quindi:

  • Piemonte;
  • Valle d’Aosta;
  • Lombardia;
  • Trentino-Alto Adige;
  • Veneto;
  • Friuli-Venezia Giulia;
  • Liguria;
  • Emilia-Romagna;
  • Toscana;
  • Umbria;
  • Marche;
  • Lazio;
  • Abruzzo;
  • Molise;
  • Campania;
  • Puglia;
  • Basilicata;
  • Calabria;
  • Sicilia;
  • Sardegna.

In alcuni casi, ci sono state delle variazioni «in corso d’opera» che hanno riguardato le Regioni. È il caso di Abruzzo-Molise, separati formalmente da una legge costituzionale del 1963 (la n. 3). L’idea iniziare era quella di creare una sola Regione ma già in Assemblea Costituente si pensò a due diversi territori, tant’è che furono separati in circoscrizioni distinte per le elezioni del Senato nel 1948. Tuttavia, come detto, la decisione finale venne presa solo nel 1963.

Si pensò anche di creare la Regione Salento, comprendente le attuali province pugliesi di Lecce, Brindisi e Taranto. Lo stesso doveva succedere in altre zone d’Italia: una parte della Basilicata, il Cilento e il Vallo di Diano, che oggi appartengono alla Campania, dovevano diventare la Regione Lucania, mentre Modena, Parma, Piacenza e Reggio Emilia anziché essere inserite nell’Emilia-Romagna dovevano costituire la Regione Emilia lunense. Tutte ipotesi che non videro mai la luce.

In altri casi, scorrendo le denominazioni delle Regioni, si notano alcune realtà che, pur avendo un nucleo territoriale unico, comprendono delle aree con diverse definizioni geografiche. L’Emilia e la Romagna sono diventate una sola Regione, così come Friuli, Venezia e Giulia o Trentino e Alto Adige (entrambe con la propria Provincia autonoma di Trento e Bolzano).

Ogni Regione sceglie liberamente il suo capoluogo e, come dirà successivamente la Costituzione, il popolo è libero, attraverso lo strumento del referendum, di decidere se accorpare dei territori oppure di creare nuovi enti regionali.



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