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Moglie di trent’anni: ha diritto agli alimenti?

31 Marzo 2022
Moglie di trent’anni: ha diritto agli alimenti?

Assegno di mantenimento: in quali casi non spetta all’ex coniuge. 

La moglie di trent’anni ha diritto agli alimenti? In realtà, non solo la formazione scolastica e professionale, ma anche l’«età» del coniuge può influire sul diritto di quest’ultimo a chiedere il mantenimento in caso di separazione o divorzio. A ribadire il concetto secondo cui chi è in possesso di una capacità lavorativa, anche se solo potenziale, deve sfruttarla è ancora una volta la Cassazione con una recente ordinanza. Stop a “rendite vitalizie”: il matrimonio non è un’assicurazione perpetua. 

Questo principio, venuto già fuori con le famose sentenze della Suprema Corte del 2017 [1] e del 2018 [2] (quest’ultima a Sezioni Unite), ha generato numerosi conflitti giudiziari, tutti chiaramente sollevati da uomini timorosi di dover sostenere in eterno il peso economico dell’ex coniuge. Con la più recente pronuncia la Cassazione è stata chiamata a decidere se una donna, con trent’anni e una laurea, ha diritto agli alimenti. Ecco alcune importanti considerazioni che i giudici hanno formulato su questo annoso tema.

Quando la moglie ha diritto agli alimenti? 

Il mantenimento spetta innanzitutto qualora il richiedente dimostri di non potersi mantenere da solo. Tale incapacità non deve dipendere da una sua colpa. 

In secondo luogo, è necessaria una sostanziale disparità economica tra i coniugi. 

In ultimo, la separazione non deve essere addebitata al coniuge richiedente il mantenimento, ossia non deve dipendere da una sua colpa. Colpa che potrebbe consistere, ad esempio, nel tradimento o nell’abbandono del tetto coniugale.

In ogni caso, è sempre dovuto il mantenimento all’ex moglie che ha dedicato una vita alla famiglia, ai figli e alla casa, così rinunciando alle proprie aspirazioni lavorative ma, al contempo, sollevando il marito da tali incombenze e consentendogli di dedicarsi alla propria carriera. 

Quando la moglie non ha diritto agli alimenti?

Mancando anche una sola delle condizioni appena elencate, la moglie non ha diritto al mantenimento. E ciò succede ad esempio quando:

  • seppur vi sia una disparità di reddito con il marito, la moglie ha delle entrate sufficienti per mantenersi dignitosamente (ad esempio lo stipendio di insegnante);
  • quando, seppur la moglie non ha la capacità di mantenersi da sola, anche il marito versa nella stessa situazione economica;
  • quando, seppur la moglie non ha un proprio reddito, il suo stato di disoccupazione dipende da inerzia e mancanza di volontà nella ricerca di un lavoro;
  • quando la moglie è stata dichiarata responsabile per la fine del matrimonio con una sentenza del giudice che ha pronunciato, a suo carico, il cosiddetto “addebito”.

Scopo dell’assegno di mantenimento è garantire al coniuge non già lo stesso tenore di vita che aveva durante il matrimonio ma solo l’indipendenza economica. E tale indipendenza potrebbe essere raggiunta anche con un contributo mensile di gran lunga inferiore rispetto a quello che l’ex marito – se benestante – potrebbe permettersi. Gli alimenti servono solo per “vivere” e non per “vivere a sbafo”. A meno che, come detto, la maggiore povertà dell’ex moglie è dovuta al suo sacrificio per aver fatto la casalinga (anche part-time) e aver rinunciato alle prospettive di carriera: nel qual caso il mantenimento deve essere proporzionale all’aumento di ricchezza conseguito, a fronte di ciò, dal marito. Questi sono i concetti chiave che la Cassazione ha ormai elaborato e condiviso.

Moglie con laurea e giovane: ha diritto al mantenimento?

La donna ancora giovane e con una laurea è il tipico esempio di una situazione di potenzialità lavorativa che va sfruttata per rendersi indipendente dall’ex marito. E per «giovane» oggi si può considerare ancora una donna di trenta/quarant’anni. È irrilevante che il matrimonio sia durato parecchi anni. 

Quindi la donna giovane, in quanto si trova ancora in condizione di produrre reddito, deve rinunciare al mantenimento: deve cioè scollarsi dal divano e cercare un lavoro. E se non riesce a trovarlo, per ragioni indipendenti dalla sua volontà, allora sì che avrà diritto ad essere mantenuta. Ma di ciò deve dare prova al giudice. Deve cioè dimostrare di aver tentato di collocarsi nel mondo del lavoro. Come? Inviando il curriculum, iscrivendosi ai centri per l’impiego, partecipando a bandi e concorsi pubblici, presentando domande di lavoro e, se già titolare di un contratto part-time, chiedendo al datore l’estensione a full-time. 

Insomma, il concetto è chiaro: il mantenimento da oggi spetta solo a chi lo merita perché non può farcela con le proprie gambe. E di certo chi è sano, giovane e formato ha tutte le carte in regola per trovare un lavoro. Non ha quindi giustificazioni.  


note

[1] Cass. sent. n. 11538/17. 

[2] Cass. S.U. sent. n. 18287/18

[3] Cass. ord. n. 10232 del 30.03.2022.

Autore immagine: depositphotos.com


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