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Segnaletica stradale spostata: la multa è valida?

31 Marzo 2022
Segnaletica stradale spostata: la multa è valida?

Multa nulla e responsabilità per l’incidente da rivalutare alla luce dell’inefficacia del cartello stradale poco leggibile.

C’è chi lo fa perché si diverte nel compiere atti vandalici; c’è chi invece vuol solo protestare contro le multe indiscriminate dei Comuni. Fatto sta che spesso si incontra, ai margini delle carreggiate, una segnaletica stradale malridotta, coperta da scritte, spostata, a volte addirittura capovolta. Perché mai? Perché, per legge, se la segnaletica non è ben visibile, le contravvenzioni sono nulle. E a conferma di ciò c’è l’ennesima sentenza della Cassazione [1] che ha annullato il verbale notificato a un automobilista per non aver dato la precedenza. Ragione del ricorso? Il cartello stradale capovolto. Cerchiamo di comprendere più nel dettaglio quando, nel caso di segnaletica stradale spostata, la multa è valida e quando invece è nulla.

L’obbligo di manutenzione della segnaletica stradale

La Pubblica Amministrazione deve non solo attivarsi per conservare in buono stato le strade ma deve anche curare la manutenzione della segnaletica affinché sia visibile: sia quella orizzontale (le cosiddette strisce sulla strada) che quella verticale (sorretta dai classici pali). 

In particolare, la segnaletica verticale deve essere collocata in modo da essere chiaramente leggibile dall’automobilista in base alla velocità media di percorrenza dello specifico tratto di strada in questione e tenendo conto di una vista ordinaria (tale, cioè, da consentire il superamento dei test fisici per la patente o il rinnovo della stessa).

Questo significa che in presenza di un cartello poco visibile è possibile impugnare la multa. Ma ciò solo ove si tratti di avvisi agli automobilisti diversi da quelli già previsti dalla legge. Si pensi ad esempio a una strada urbana ove vige il limite legale di velocità a 50 km/h: il cartello che prescriva una velocità inferiore (ad es. 30 km/h), se illeggibile, potrà non essere rispettato; ma l’automobilista potrebbe essere comunque multato se va a 80 km/h in quanto deve essere a conoscenza del fatto che, in città, non può superare i 50 km/h.

Cartello non visibile: quando si può impugnare la multa?

Passando dalla teoria alla pratica, ecco alcune situazioni in cui si può impugnare la multa per segnaletica stradale illeggibile: 

  • quando il cartello è coperto dagli alberi, dalle piante e dall’altra vegetazione, anche solo in buona parte e non completamente, tanto da non renderlo immediatamente leggibile: un semplice ramoscello che si sia frapposto sul cartello non è sufficiente per salvarsi dalla contravvenzione;
  • quando il cartello è coperto da altri cartelli stradali: l’eccessiva accozzaglia di diverse prescrizioni stradali, tutte tra loro difformi in colori, messaggi e dimensioni rende poco percepibile al conducente i vari obblighi e divieti;
  • quando il cartello presenta scritte fatte con gli spray, tanto da renderne illeggibile il contenuto;
  • quando il cartello è stato spostato e rivolto da un altro lato della strada. Il rigore di questa prescrizione può essere mitigata in caso di cartello di divieto di sosta, il quale può ben essere letto dall’automobilista nel momento in cui scende dall’auto e, quindi, a piedi verifica se sul lato del marciapiedi è presente un cartello che vieta di lasciare l’auto;
  • quando il cartello è stato spostato dal vento o del tutto rivoltato;
  • quando il cartello risulta scolorito dal sole e dal tempo tanto da essere ormai illeggibile.

Segnaletica stradale spostata: la multa è valida?

Secondo una recente sentenza della Cassazione [1], la multa è contestabile se la scarsa visibilità del cartello sia tale da poter escludere la responsabilità del conducente. E se dalla violazione stradale è derivato un incidente, la responsabilità è tutta da stabilire alla luce del fatto che l’infrazione non è punibile. Dunque, è necessario un nuovo accertamento per valutare il sinistro, la dinamica e le responsabilità dei mezzi coinvolti. 

Se il segnale stradale – che, come nel caso di specie, impone l’obbligo di dare la precedenza – è capovolto e, quindi, poco visibile, esso non può essere elemento sufficiente per addebitare la completa responsabilità dell’incidente al conducente che con la propria condotta ha ignorato quel segnale.

La Cassazione ricorda che, in materia di disciplina della segnaletica stradale, «un determinato obbligo o divieto di comportamento è legittimamente imposto all’utente della strada solo per effetto della visibile apposizione del corrispondente segnale specificamente previsto dalla legge». Difatti, «per potersi ritenere sussistente, in capo agli automobilisti, un dovere di comportamento di carattere derogatorio rispetto ai principi generali in tema di circolazione veicolare, come dare la precedenza a chi viene da destra, sono necessari il provvedimento della competente autorità impositivo dell’obbligo (o del divieto) e la pubblicizzazione di detto obbligo attraverso la corrispondente segnaletica predeterminata dalla legge». 

Né rileva il fatto che l’automobilista conoscesse bene la strada e sapesse, per averla già percorsa in passato numerose volte, dell’esistenza del cartello stradale e del suo contenuto. 


note

[1] Cass. civ., sex. VI – 3, ord., 29 marzo 2022, n. 10062

Cass. civ., sex. VI – 3, ord., 29 marzo 2022, n. 10062

Presidente Cirillo – Relatore Porreca

Rilevato che:

U.F. ricorre, sulla base di quattro motivi, per la cassazione della sentenza n. 354 del 2020 della Corte di appello di Trieste esponendo che:

– aveva convenuto in giudizio D.G.S. e la L.A., s.p.a., per ottenere il risarcimento dei danni alla persona causati da un sinistro stradale che lo aveva visto coinvolto alla guida di un motociclo, urtato da un autoveicolo proveniente dalla sinistra, condotto dalla prima convenuta e assicurato con la seconda;

– il Tribunale aveva accolto parzialmente la domanda, riducendo la quantificazione pretesa dall’attore, ma confermando la sua ricostruzione dinamica;

– la Corte di appello, pronunciando sul gravame principale del deducente, sul “quantum”, e su quello incidentale, sull'”an”, della compagnia di assicurazione, accoglieva il secondo osservando, in particolare, che l’originario attore avrebbe dovuto dare la precedenza, non potendo ostare l’invisibilità del relativo segnale in quanto capovolto a 180 gradi, poiché il deducente viveva a poco più di un chilometro dal luogo del sinistro e, in difetto di prova contraria, doveva presumersi a conoscenza dell’obbligo di dare la precedenza in parola;

resiste con controricorso la L.A. s.p.a., che ha depositato altresì memoria.

Rilevato che:

con il primo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione dell’art. 5 C.d.S., comma 3, dell’art. 38C.d.S., comma 2, degli artt. 145 e 146C.d.S., del reg. att. C.d.S., art. 79, poiché la Corte di appello avrebbe errato fondando la sua decisione sulla sussistenza di un obbligo di dare la precedenza indicato con un segnale stradale accertato come invisibile all’utente della strada;

con il secondo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione dell’art. 2700 c.c., dell’art. 116 c.p.c., in uno all’omesso esame di un fatto decisivo e discusso, poiché la Corte di appello avrebbe erroneamente affermato e valorizzato la pretesa assenza di contestazioni della Polizia stradale alla D.G. , invece documentalmente risultanti;

con il terzo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione dell’art. 360 c.p.c., n. 5, poiché la Corte di appello avrebbe errato mancando di valutare la tipologia delle lesioni, consistenti in una frattura scomposta alla gamba sinistra, subite dal deducente, ritenute compatibili con la dinamica del sinistro allegata al fine di ottenere la pronuncia risarcitoria come riconosciuto dal giudice di prime cure;

con il quarto motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione dell’art. 2054 c.c., comma 1, dell’art. 132 c.p.c., n. 4, poiché la Corte di appello avrebbe motivato in modo conclusivamente indecifrabile attese le omissioni e visti gli errori di apprezzamento delle prove evidenziati nelle precedenti censure;

Vista la proposta formulata del relatore ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c..

Rilevato che:

il primo motivo di ricorso è fondato con assorbimento dei restanti;

la giurisprudenza di questa Corte ha chiarito che il principio di tipicità posto a fondamento della disciplina della segnaletica stradale comporta che un determinato obbligo o divieto di comportamento è legittimamente imposto all’utente della strada solo per effetto della visibile apposizione del corrispondente segnale specificamente previsto dalla legge: in particolare, per potersi ritenere sussistente, in capo agli automobilisti, un dovere di comportamento di carattere derogatorio rispetto ai principi generali in tema di circolazione veicolare (come dare la precedenza a chi viene da destra), è necessario il perfezionamento di una fattispecie complessa, costituita da un provvedimento della competente autorità impositivo dell’obbligo (o del divieto) e dalla pubblicizzazione di detto obbligo attraverso la corrispondente segnaletica predeterminata dalla legge, con la conseguenza che la conoscenza del provvedimento amministrativo acquisita “aliunde” dall’utente è del tutto inidonea a far sorgere qualsivoglia obbligo specifico nei suoi confronti, costituendo la segnaletica stradale non una forma di pubblicità notizia del comportamento imposto, bensì un elemento costitutivo della fattispecie complessa da cui l’obbligo stesso scaturisce (Cass., 20/02/1998, n. 1782, Cass., 13/02/2009, n. 3660);

parte controricorrente sostiene che la sentenza della Corte territoriale sia stata fondata anche sull’autonoma e non censurata ragione decisoria del comportamento negligente del conducente dello “scooter”;

l’osservazione non trova riscontro negli atti;

la locuzione presente a pag. 6, secondo capoverso, della sentenza gravata, secondo cui la condotta in parola si poneva “oltre che in violazione dell’obbligo di dare la precedenza anche come imprudente e negligente”, rimane un’affermazione che non si traduce a ben vedere in specifici addebiti differenti, autonomamente rilevanti, atteso, in particolare, che l’occupazione della corsia di percorrenza riservata agli automezzi provenienti dalla sinistra, come quello antagonista rispetto all’originario attore, rimane inscindibilmente iscritta, nell’operata ricostruzione della dinamica, pur sempre nella prospettiva della mancata precedenza data, posto che quella occupazione era illegittima proprio perché non supportata da uno proprio e speculare diritto di precedenza;

ciò viene infatti confermato dai vari passaggi motivazionali successivi effettuati dalla Corte territoriale: pag. 6, ultimo capoverso; pag. 7, terzultimo e penultimo capoverso;

in questa chiave il Collegio di merito ha concluso per l’addebito in termini di esclusiva responsabilità al conducente lo “scooter”, con conseguente superamento anche dell’eventuale concorso di colpa pur nella forma presuntiva;

il complessivo accertamento e la conseguente valutazione “in iure” della fattispecie dovranno dunque essere nuovamente svolti espungendo l’individuato errore di giudizio;

spese al giudice del rinvio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo, assorbiti i restanti, cassa la decisione impugnata e rinvia alla Corte di appello di Trieste perché, in diversa composizione, si pronunci anche sulle spese del giudizio di legittimità.


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