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Quanto paga l’assicurazione per un incidente stradale?

31 Marzo 2022
Quanto paga l’assicurazione per un incidente stradale?

Risarcimento del danno patrimoniale e morale per un sinistro: come operano le assicurazioni e come contestare la quantificazione della perizia. 

Quanto paga l’assicurazione per un incidente stradale? Chi si vede distruggere l’auto da un automobilista distratto o imprudente ha un solo obiettivo: ottenere dalla compagnia con cui ha sottoscritto la polizza Rca tutti i soldi necessari per riportare a nuovo il veicolo incidentato. Ma questo non è sempre possibile: anzi, risulta assai complicato. Spesso, gli uffici sinistri trattano sull’ammontare del risarcimento, giocando sul fatto che la tutela in tribunale è lunga, costosa e quindi disincentivante. Esiste un maggior margine di contrattazione per quanto riguarda i danni fisici, ma alcune recenti norme hanno posto una stretta anche su questo fronte. 

Per sapere quanto paga l’assicurazione per un incidente stradale e quali tutele adottare per far valere i propri diritti è bene conoscere la “psicologia” delle compagnie e come queste materialmente operano. Ecco alcuni chiarimenti pratici di cui tenere conto, alla luce anche della più recente giurisprudenza. A tal fine bisogna però tenere distinti i danni al mezzo da quelli fisici.

Incidente stradale: quanto paga l’assicurazione per i danni al mezzo?

Nel caso di danni al veicolo, l’assicurazione parte da una perizia sul mezzo effettuata da un proprio fiduciario. Alle operazioni può partecipare anche un consulente di parte, nominato dall’automobilista, affinché possa eventualmente contraddire e tutelare le ragioni del proprio cliente. 

Risarcimento per piccoli danni all’auto

Per piccoli danni l’assicurazione evita la perizia (che certo non è per lei gratuita) e si affida al preventivo dell’officina esibito dal danneggiato, con le foto del mezzo incidentato. 

Per il risarcimento basta il preventivo o serve la fattura?

Secondo la giurisprudenza, l’assicurato non è tenuto a farsi rilasciare necessariamente la fattura, cosa che altrimenti gli imporrebbe di anticipare le spese per la riparazione per poi vedersele rimborsare in un momento successivo. 

Col risarcimento l’assicurazione paga anche l’Iva?

Sempre in base alle pronunce dei giudici, l’assicurazione è tenuta a pagare anche l’Iva corrisposta dall’automobilista sulle riparazioni, trattandosi di un’imposta che grava sul privato e che questi non può recuperare.

Si ha diritto a vedersi riparare l’auto dall’officina della casa madre? 

Di solito, l’assicurazione si basa sul preventivo più basso, effettuato da un’officina non convenzionata, purché i pezzi di ricambio siano nuovi. Non viene quindi risarcito il danno sulla base del preventivo effettuato dall’officina della casa madre, notoriamente più costosa. Ed è proprio su questo versante che si registrano i più ricorrenti scontri in sede giudiziaria. Per risolverli, il giudice nomina un proprio perito che quantifichi con esattezza il costo necessario al ripristino del mezzo.

Che succede se il valore dell’auto è inferiore al danno?

Succede spesso che il costo per far riparare l’auto sia superiore al valore dello stesso veicolo, perché ormai vecchio e fuori mercato. In questi casi, ci si chiede se il risarcimento diretto può superare il valore di mercato del veicolo sinistrato. La risposta fornita dalla Cassazione è negativa [1]. Secondo la Corte, in caso di sinistro stradale con danneggiamento di un’auto se la carrozzeria accetta il risarcimento diretto la somma massima che può essere corrisposta dalla compagnia di assicurazione non può superare il valore venale del mezzo sinistrato. Pertanto fare una causa per ottenere di più dal giudice non ha alcun senso e può essere controproducente.

Ciò implica una notevole riduzione dell’indennizzo e impedisce all’automobilista di ottenere tutte le somme necessarie a far riparare il mezzo.

È anche vero che tale principio viene applicato solo ai danni di maggior rilievo, mentre per quelli di piccolo conto si chiude spesso un occhio.

Incidente stradale: quanto paga l’assicurazione per i danni fisici?

Se il conducente si è ferito a causa del sinistro farà bene ad andare subito al pronto soccorso per farsi rilasciare un referto. In base ai giorni di prognosi viene determinato il risarcimento. In particolare, l’assicurazione copre:

  • il danno morale, pari cioè alla sofferenza fisica (il dolore) derivante dall’infortunio;
  • il danno biologico, pari cioè alla riduzione di funzionalità del corpo a seguito dell’infortunio.

Il danno biologico può essere:

  • temporaneo: si pensi a una persona che, per un mese deve portare il gesso o che, per una settimana, deve restare in ospedale;
  • definitivo: si pensi a una persona che, a seguito di un grave sinistro, perda l’articolazione di un gomito;
  • totale: si pensi a una persona che per un mese non può alzarsi dal letto;
  • parziale: si pensi a una persona che per venti giorni, pur potendo muoversi, deve farlo con le stampelle o con il collare.

In base a queste variabili, viene calcolato il danno sulla base di alcune tabelle redatte dai singoli tribunali (di solito, si prendono a riferimento quelle del tribunale di Milano o di Roma).

Tanto più giovane è l’età del danneggiato tanto maggiore è il danno biologico definitivo, per via della sua più lunga aspettativa di vita e quindi della necessità di convivere con il problema fisico a lungo.

Per calcolare il danno fisico l’assicurazione si basa, anche in questo caso, sulla perizia di un proprio fiduciario che sottopone a visita il danneggiato. Quest’ultimo può, anche qui, farsi assistere da un consulente privato, esperto in medicina legale, che possa eventualmente controbattere alla perizia dell’assicurazione se dovesse sottostimare il danno riportato dall’incidente stradale.

Risarcimento per piccoli danni fisici

La legge stabilisce che per tutti i danni fisici inferiori a 9 punti di invalidità, il risarcimento spetta solo a patto che vi sia un’indagine radiologica o una certificazione medica ad attestare l’esistenza di una patologia “obiettiva”, ossia visibile e non solo dichiarata dal paziente. Come dire: se vuoi i soldi devi fare prima i raggi – il che già disincentiva una buona fetta di “salutisti” – e, poi, devi passare a visita: se il medico riscontra che davvero stai male, allora il suo certificato potrà servirti con l’assicurazione per avere il risarcimento.

Il rigore di tale previsione è stato di recente mitigato dalla Cassazione la quale ha stabilito la sufficienza del semplice certificato medico. Leggi sul punto Colpo di frusta dopo incidente: risarcimento.

Che fare se il risarcimento non è sufficiente?

All’esito di tutte le verifiche appena indicate, l’assicurazione fornisce un’offerta al danneggiato che tenga conto sia dei danni patrimoniali (spese mediche, fisioterapia, riparazione del mezzo danneggiato, ecc.) che dei danni non patrimoniali (danno morale, danno biologico). 

Se l’assicurato intende accettare l’offerta, firmerà una quietanza e la pratica termina qui. In caso di aggravamento della malattia però non gli sarà concesso riaprire il sinistro e ottenere una maggiorazione.

Se l’assicurato non intende accettare l’offerta dovrà chiaramente avviare una causa contro l’assicurazione a mezzo del proprio avvocato. 

Conviene fare causa all’assicurazione?

Il giudizio può convenire solo laddove la differenza tra gli importi rivendicati dal danneggiato e quelli offerti dalla compagnia sia particolarmente ampia e sempre che il primo possa disporre delle prove per dimostrare il maggior danno subito. 


note

[1] Cass. ord. n. 10196/22.

Autore immagine: depositphotos.com


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