Diritto e Fisco | Articoli

Edificio danneggia auto in divieto di sosta

31 Marzo 2022
Edificio danneggia auto in divieto di sosta

Caduta di calcinacci, cornicioni e altro materiale da un palazzo su una macchina parcheggiata dove non dovrebbe stare. 

Se un’auto, parcheggiata in divieto di sosta, dovesse essere danneggiata dalla caduta di materiale edile proveniente da un edificio limitrofo, il proprietario avrebbe diritto al risarcimento dei danni e al rimborso delle spese necessarie a riparare il veicolo? Di tale problema si è di recente occupata la Corte d’Appello di Palermo [1]. Il principio affermato dai giudici siciliani può essere applicato a qualsiasi tipo di richiesta di risarcimento proveniente da chi non rispetta il Codice della strada. 

In merito al caso dell’edificio che danneggia l’auto in divieto di sosta, si ritiene che il proprietario abbia diritto al risarcimento, ma a determinate condizioni e non sempre. Ecco dunque la sintesi della sentenza.

Caduta di materiali da un palazzo: chi risponde?

Se un’auto, parcheggiata sotto un palazzo, viene danneggiata dalla caduta di calcinacci, cornicioni o altro materiale proveniente dall’edificio, a rispondere dei danni è il relativo condominio. Se questo risulta assicurato, la domanda di risarcimento va comunque fatta al condominio: sarà quest’ultimo poi a rivolgersi alla compagnia per chiedere di essere tenuto indenne dalla pretesa risarcitoria.

L’amministratore di condominio dovrà ripartire il danno tra tutti i condomini secondo i rispettivi millesimi. 

Semmai il condominio non dovesse risarcire i danni, bisognerà ricorrere al giudice affinché lo condanni. E se anche la sentenza non dovesse bastare, bisognerà poi procedere al pignoramento del conto corrente del condominio o, se incapiente, dei beni dei singoli condomini (stipendi, appartamenti, pensioni, conti, ecc.).

Auto in divieto di sosta: ha diritto al risarcimento?

Se il crollo dell’edificio danneggia l’automobile posteggiata in divieto di sosta in prossimità dello stesso, il Comune e i proprietari dell’immobile sono tenuti a risarcire il danno, a meno che non risulti che il divieto sia stato disposto proprio per via delle difettose condizioni di stabilità della costruzione. Solo in tal caso, infatti, il risarcimento può essere negato per via della volontaria esposizione al pericolo effettuata dal danneggiato nonostante fosse stato avvertito di ciò. 

Nessuna colpa invece può essere imputata all’automobilista per aver parcheggiato la vettura in divieto di sosta, in assenza di segnale di pericolo di crollo dell’edificio. 

La responsabilità del condominio – prevista specificatamente dall’articolo 2051 Cod. civ. – può essere esclusa dal comportamento imprudente della vittima solo laddove la situazione di pericolo dipendente dalla cosa altrui possa essere prevista con l’ordinaria diligenza. Nella fattispecie, la causa del danno, ovvero la rovina dell’edificio, non poteva di certo essere nota al danneggiato, «neppure usando l’ordinaria diligenza perché non c’era alcuna circostanza che potesse indurre il danneggiato a non fare affidamento sulla sicurezza dei luoghi».

Inoltre, conclude la Corte, di certo «l’esistenza di generici divieti di sosta non poteva far presumere l’esistenza di un pericolo di crollo, in assenza di specifiche ed apposite segnaletiche e di transennamento della zona di pericolo». Né, d’altra parte, «dalla vetustà dell’immobile, in assenza di specifiche segnaletiche di avvertenza, l’utente della strada poteva desumere un pericolo di crollo».


note

[1] C. App. Palermo sent. n. 2057/21 del 24.12.2021.

Autore immagine: depositphotos.com

Corte d’appello di Palermo – Sezione III civile – Sentenza 24 dicembre 2021 n. 2057

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

CORTE D’APPELLO DI PALERMO

TERZA SEZIONE CIVILE

La Corte D’Appello di Palermo composta dai sigg.ri Magistrati

dr. Antonino Liberto Porracciolo Presidente

dr. Cristina Midulla Consigliere

dr. Alida Marinuzzi Consigliere rel.

riunito in camera di consiglio ha pronunciato la seguente

SENTENZA

nella causa iscritta al n. 144 dell’anno 2017 del Ruolo Generale degli Affari civili contenziosi, promossa

DA

(…) con il patrocinio dell’avv. PA.AL.

appellante

CONTRO

COMUNE DI PALERMO con il patrocinio dell’avv. IM.AN. Appellato – appellante incidentale

(…), (…), (…), (…) rappresentati e difesi dall’Avv. MI.PU. (…), (…), rappresentati e difesi dall’avv. DO.BO.

(…), (…) rappresentati e difesi dall’avv. DO.BO.

(…) rappresentata e difesa dall’Avv. FA.MI.

(…), (…), (…), (…), (…)

E NEI CONFRONTI DEI

appellati

OGGETTO: Rovina di edificio (art. 2053c.c.) MOTIVI DELLA DECISIONE IN FATTO ED IN DIRITTO

Con atto di citazione notificato il 31.5.2013, (…) conveniva in giudizio, dinanzi al Tribunale di Palermo, il Comune di Palermo, (…), (…), (…), (…), (…), (…), (…), (…), (…), (…), (…) e (…), chiedendo l’accertamento della loro responsabilità per il sinistro avvenuto in data 8.2.2012, allorquando la propria autovettura Mini Cooper S tg. (…) posteggiata in prossimità dell’edificio sito in Palermo, via (…) angolo via (…), veniva gravemente danneggiata dall’improvviso crollo dell’edificio, in prossimità del quale si trovava posteggiata l’autovettura in questione, con la conseguente totale distruzione della stessa.

L’attore chiedeva il risarcimento dei danni subiti dall’autovettura e per il furto degli oggetti che si trovavano all’interno della vettura durante il periodo di sequestro.

Si costituiva in giudizio il Comune di Palermo, eccependo il proprio difetto di legittimazione e l’assenza di responsabilità, adducendo di avere collocato sui luoghi del sinistro segnaletica di divieto di sosta, che era stata ignorata e violata dall'(…) con conseguente elisione del nesso di causalità, chiedendo applicarsi l’art. 1227 c.c. oltre a contestare il quantum preteso.

Il Comune di Palermo inoltre chiedeva ed otteneva di chiamare in causa i proprietari dell’edificio per esserne comunque garantito.

Radicatosi il contraddittorio, il Tribunale, con sentenza n. 5711/2016 del 9.11.2016, rigettava le domande attrici, compensando integralmente tra le parti le spese del giudizio.

Il Tribunale osservava, in motivazione, che la fattispecie di responsabilità invocata dall’attore si inquadrava nella previsione dell’art. 2051 cod. civ. e che il fatto colposo dell’attore, consistito nel posteggiare l’auto nelle vicinanze del fabbricato, nonostante il divieto di sosta collocato dal Comune, era stato tale da configurarsi come causa eziologicamente prevalente del danno subito.

Con atto di citazione notificato in data 13.01.2017, (…) proponeva appello avverso la cennata sentenza, chiedendone l’integrale riforma, rinunziando alle domande svolte nei confronti dei proprietari e alla richiesta di risarcimento in relazione agli oggetti presenti nell’autovettura incidentata, chiedendo l’accoglimento della domanda di risarcimento del danno nei confronti del Comune di Palermo.

Si costituiva il Comune di Palermo, con comparsa del 6.7.2017, eccependo il proprio difetto di legittimazione passiva per difetto di titolarità del rapporto che era riferibile allo Stato, in quanto il potere di ordinanza spettante al Sindaco apparteneva allo Stato, ribadendo la responsabilità nell’accaduto dell'(…), il quale, in violazione dell’ordinanza sindacale n. 538/2009 e del divieto di sosta, aveva parcheggiato l’auto accanto all’immobile in stato di degrado.

Il Comune di Palermo, con la medesima comparsa di costituzione, svolgeva appello incidentale avverso la sentenza impugnata per avere la stessa qualificato la domanda ai sensi dell’art. 2051 cod. civ. quando invece l’attore aveva da sempre invocato la violazione dell’art. 54 del TUEL.

Si costituivano (…), (…), (…), (…), (…), (…), (…), (…) e (…), chiedendo il rigetto dell’appello principale e delle domande spiegate dal Comune di Palermo nei loro confronti quali proprietari di unità immobiliari nell’edificio.

La causa era posta in decisione all’udienza del 5.3.2021 con l’assegnazione dei termini ex art. 190 c.p.c..

Tanto premesso, l’appellante, con il primo motivo di impugnazione, ha dedotto che la sentenza resa dal Tribunale di Palermo è errata nella parte in cui ha ritenuto che il fatto colposo dell’attore sia stato “tale da essere configurabile come causa eziologicamente prevalente del danno subito”.

Il motivo è fondato.

Ed invero, il Comune di Palermo, con l’ordinanza n. 538/00 del 20.04.2009, aveva posto un divieto alla normale circolazione in tutta la zona antistante la palazzina oggetto del crollo, a partire da via dello Spasimo, che vietava altresì la sosta via (…) all’altezza del civico 5, fino alla via (…), per motivi di sicurezza consistenti in “interventi da adottare in prossimità dell’abitazione di soggetto sottoposto a misure di protezione, mirati alla salvaguardia, alla protezione e alla incolumità dello stesso” e dunque il divieto di sosta non era rivolto ad avvertire gli utenti della strada circa la possibile situazione di pericolo per l’incolumità pubblica derivante dalla precarietà strutturale degli edifici dell’area urbana in esame.

Quindi l’avere parcheggiato l’autovettura in divieto di sosta – in assenza di segnale di pericolo di crollo dell’edificio – non può determinare alcuna colpa dell'(…), perché il danno che si è prodotto non ha alcuna relazione con il divieto imposto dal Comune, che riguardava ben altra finalità, che era quella di apprestare tutela a soggetto sottoposto a misure di protezione.

Infatti, come affermato dalla S.C. “In ipotesi di caduta di intonaco dal cornicione di un edificio in condominio, con conseguenti danni ad un’automobile in sosta nel cortile sottostante, trova applicazione l’art. 2053 cod. civ., in tema di rovina di edifici, a nulla rilevando l’esistenza di un divieto di sosta delle automobili nel cortile predetto. A meno che risulti il divieto sia stato disposto proprio in dipendenza delle difettose condizioni di stabilità di alcuni elementi della costruzione. Solo in tale ultima ipotesi, invero, può porsi il problema della idoneità del fatto del danneggiato, espostosi volontariamente al pericolo di cui era stato avvertito e che nel suo interesse avrebbe potuto evitare, ad interrompere il nesso di causalità tra la condotta del proprietario dell’edificio e l’evento. (cfr. Cass. Sez. 3, Sentenza n. 2509 del 24/11/1970).

Nel caso di specie, di conseguenza, non esiste alcun comportamento colposo del danneggiato che potesse elidere il nesso causale e che potesse ritenersi da solo sufficiente a determinare l’evento, perché il danneggiato non aveva alcuna possibilità di prendere consapevolezza del pericolo di crollo, stante che il divieto di sosta era posto a tutela di specifico soggetto sottoposto a misura di protezione.

Infatti, come affermato dalla S.C., la responsabilità del custode di cui all’art. 2051 cod. civ. può essere esclusa dal comportamento imprudente della vittima laddove, tuttavia, la situazione di pericolo dipendente dalla cosa altrui possa essere preveduta con l’ordinaria diligenza (cfr. Cass. Sez. 3, Sentenza n. 22898 del 13/12/2012).

Nella specie, la causa del danno (rovina dell’edificio) non poteva essere nota al danneggiato, neppure usando l’ordinaria diligenza perché non c’era alcuna circostanza che potesse indurre il danneggiato a non fare affidamento sulla sicurezza dei luoghi.

Infatti, l’esistenza di generici divieti di sosta non poteva far presumere l’esistenza di un pericolo di crollo, in assenza di specifiche ed apposite segnaletiche e di transennamento della zona di pericolo, né dalla vetustà dell’immobile, in assenza di specifiche segnaletiche di avvertenza, l’utente della strada poteva desumere un pericolo di crollo, facendo in genere affidamento sulla vigilanza e sul controllo dell’ente proprietario della strada.

Con il secondo motivo, l’appellante lamenta la violazione e falsa applicazione degli artt. 2051 e 2043 cod. civ. per non avere il Tribunale riconosciuto la responsabilità del Comune per il sinistro di cui è causa.

Anche questo motivo è fondato.

Infatti, “in tema di circolazione stradale è dovere primario dell’ente proprietario della strada garantirne la sicurezza mediante l’adozione delle opere e dei provvedimenti necessari. Ne consegue che sussiste la responsabilità di detto ente in relazione agli eventi lesivi occorsi ai fruitori del tratto stradale da controllare, anche nei casi in cui l’evento lesivo trova origine nella cattiva o omessa manutenzione dei terreni laterali alla strada, ancorché appartenenti a privati, atteso che è comunque obbligo dell’ente verificare che lo stato dei luoghi consenta la circolazione dei veicoli e dei pedoni in totale sicurezza” (cfr. Cass. 23562/2011; Cass. 15302/2013).

Nel caso di specie, il Comune di Palermo si è reso inadempiente all’obbligo di vigilare e di intervenire nell’area urbana interessata al fine di impedire la rovina di edifici e situazioni di pericolo per l’incolumità delle persone.

Il fatto che il Comune risponda ai sensi dell’art. 2051 cod. civ. comporta che l’ente per liberarsi dalla responsabilità deve dimostrare il fatto colposo del danneggiato o il caso fortuito, prova che non risulta in alcun modo fornita dall’ente in questione.

Nel caso di specie, il Comune non ha fornito alcuna prova di esenzione dalla propria responsabilità ex art. 2051 cod. civ. e comunque sussistono anche gli ulteriori profili di responsabilità del Comune, il quale, pur essendo a conoscenza dello stato di pericolo per l’incolumità pubblica, che riguardava l’area antistante l’edificio, non ha preso i provvedimenti necessari.

Infatti, l’edificio era stato già oggetto di un precedente crollo in data 27.9.2004, che aveva coinvolto la copertura e la parte sommitale dell’edificio, lasciando questo con numerose parti lesionate e in fase di collasso, e il Comune in data 3.12.2008 aveva emesso una diffida con cui invitava i proprietari a “con urgenza a dare corso a tutti i lavori necessari al fine di eliminare lo stato di degrado”.

Con successiva ordinanza n. 271 del 30.03.2010, veniva ordinato, sempre ai proprietari dell’edificio, “l’esecuzione immediata di tutte le opere urgenti e indifferibili necessarie per la salvaguardia delle persone”.

Quindi il Comune, avendo accertato la situazione di pericolo, sarebbe dovuto intervenire, vista l’i prevenzione per impe opere necessarie a me dei proprietari.

Pertanto, anche se il Tribunale ha qualificato la domanda proposta dall’attore come fondata sul titolo della responsabilità ex art. 2051 cod. civ., gli elementi acquisti nel giudizio consentono di sorreggere anche una declaratoria di responsabilità ai sensi dell’art. 2043 cod. civ. essendo dimostrata la colpa dell’amministrazione, per cui vi è carenza di interesse del Comune a dolersi, con l’impugnazione incidentale, dell’inquadramento nell’ambito della responsabilità da cose in custodia, piuttosto che del principio generale del neminem leadere, poiché la ricostruzione dei fatti, come emersa nel corso del presente giudizio, non evitano al Comune la pronuncia di condanna.

Inoltre, la colpa attribuita al Comune non attiene all’esercizio del potere di ordinanza, bensì nell’avere omesso la sorveglianza e la custodia e le opportune cautele e segnalazioni e nell’aver omesso di far eseguire d’ufficio le opere necessarie a scongiurare il pericolo di crollo, per cui è infondata l’eccezione di difetto di legittimazione passiva dedotta dal Comune di Palermo, secondo il quale la titolarità del rapporto spetterebbe allo Stato, al quale sarebbe riconducibile il potere di ordinanza.

In definitiva, la sentenza va riformata e va affermata la responsabilità del Comune di Palermo per il crollo dell’edificio e per i danni riportati dall’autovettura dell’appellante.

In ordine alla quantificazione del danno, può farsi riferimento alla perizia giurata depositata in atti che determina il danno subito in Euro 26.521,86 ( Euro 21.100,00 valore commerciale del veicolo all’8.2.2012, Euro 100,00 spese rottamazione, Euro 800,00 fermo tecnico del veicolo,; Euro 4.300,00 danno da fermo durante il periodo di sequestro) oltre ulteriori Euro 2.043,50, come da fatture in atti, per spese direttamente connesse al sinistro (soccorso stradale, diffide inviate ai responsabili del sinistro, Consulenza tecnica per la stima del danno).

Non può essere invece riconosciuto l’importo di Euro 221,86 relativo alla tassa di circolazione, che ha natura di tassa sulla proprietà e che non dipende dall’uso del mezzo.

Ora, poiché l’appellante ha limitato la domanda nei confronti del solo Comune di Palermo, rinunziando a quella proposta nei confronti dei proprietari degli immobili, ne deriva che il Comune va condannato al pagamento in favore dell’appellante della somma di Euro 28.343,50 oltre la rivalutazione e gli interessi legali sulle somme rivalutate anno per anno, dalla data del sinistro fino alla presente pronuncia e sulla somma così ottenuta vanno computati gli interessi legali dalla presente pronuncia sino al saldo effettivo.

La domanda di regresso svolta dal Comune nei confronti dei proprietari dell’edificio merita accoglimento nei limiti che seguono.

Il danno subito dall’appellante è conseguenza della concorrente condotta del Comune e dei proprietari dell’edificio.

Si deve quindi determinare la quota di responsabilità da attribuire a ciascuna delle parti coinvolte ai sensi dell’art. 2055 cod. civ.

Al riguardo si deve attribuire al Comune una quota di responsabilità del 50%, tenuto conto delle plurime e gravissime violazioni delle regole della prudenza che imponevano all’ente di agire, anche eseguendo direttamente i lavori di messa in sicurezza.

Ne deriva che, la domanda di regresso del Comune va accolta nei confronti dei proprietari dell’edificio nei limiti del 50% del risarcimento del danno riconosciuto all’appellante e, trattandosi di obbligazione propter rem, tale quota dovrà essere ripartita tra i proprietari in base al valore delle proprietà individuali, come desumibile da tabelle millesimali, titoli di proprietà, planimetrie catastali, etc.

Infatti, la circostanza che i proprietari avevano richiesto negli anni il rilascio di concessione edilizia che il Comune aveva rigettato, per contrasto della ristrutturazione delle cinque elevazioni con le norme di attuazione del piano particolareggiato del Centro Storico (che prevedevano il ripristino tipologico con quattro elevazioni fuori terra), non è sufficiente ad esimerli da responsabilità, non essendo dimostrata l’impossibilità di effettuare opere provvisionali atte all’eliminazione del pericolo di crollo, che non richiedevano alcun titolo abilitativo.

Quanto alla domanda spiegata da (…) e da (…) di condanna in loro vece della sig.ra (…), quale effettiva proprietaria dell’immobile, è da osservare che la sentenza n. 4601/2011, che ha accolto la rivendica della (…), è successiva ai fatti di cui è causa e al periodo in cui i sig.ri (…) e (…) hanno avuto il possesso degli immobili e la possibilità di intervenire e d’altra parte il crollo, che ha prodotto il danno, è intervenuto dopo la sentenza che aveva accertato la proprietà in capo alla (…), che pertanto è tenuta in solido con i detti possessori a risarcire il danno nell’ambito della medesima quota.

In applicazione del principio della soccombenza, il Comune di Palermo va condannato al pagamento delle spese processuali dei due gradi del giudizio in favore dell’appellante.

Le spese tra il Comune e i proprietari dell’edificio vanno interamente compensante, stante la situazione di corresponsabilità nel sinistro.

P.Q.M.

La Corte D’Appello di Palermo, definitivamente pronunziando, sentiti i procuratori delle parti:

1. In accoglimento dell’appello proposto da (…), in riforma della sentenza appellata, condanna il Comune di Palermo al pagamento di Euro 28.343,50 oltre rivalutazione ed interessi come in parte motiva;

2. condanna il Comune di Palermo S.p.A. alla refusione, in favore dell’appellante, delle spese che liquida in Euro 4.530,00 per il giudizio di primo grado e in Euro 3.700,00 per il grado di appello, oltre Euro 1.227,00 per spese vive, oltre spese generali iva e cpa come per legge.

3. accoglie la domanda di regresso e, accertata la responsabilità del Comune di Palermo nella misura del 50% del danno liquidato, condanna i proprietari dell’edificio, ciascuno pro-quota, sulla base del valore della proprietà individuale, a tenere indenne il Comune di Palermo dal pagamento in favore dell’appellante del restante 50%;

4. compensa integralmente le spese tra il Comune di Palermo e i proprietari dell’edificio. Così deciso in Palermo il 2 dicembre 2021.

Depositata in Cancelleria il 24 dicembre 2021.


Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non hanno ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube