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Facebook: apprezzamenti sessuali sulla bacheca della ragazza sono reato

14 Settembre 2014
Facebook: apprezzamenti sessuali sulla bacheca della ragazza sono reato

Postare commenti pesanti e volgari, “provarci” pubblicamente, far riferimento alle qualità estetiche in modo ossessivo può integrare il reato di molestie.

 

Ecco la classica sentenza che farà pensare un bel po’ di persone (sia come vittime che come responsabili). Chissà quante volte, navigando su Facebook, ci siamo fermati sulla foto di una bella ragazza e, un po’ nauseati, abbiamo letto i commenti degli ammiratori, commenti a volte estremamente espliciti, “spinti” e, per dirla con le parole della legge, “molesti”. Certo, a stabilire se si è molestati o meno è sempre la vittima, ma capita il giorno che alla ragazzina di turno le gira storto e, all’ennesima “provolonata” ci spara una bella querela.

Perché, secondo una sentenza che la Cassazione si è divertita a scrivere venerdì scorso [1], è vietato postare ossessivi commenti sulla bacheca del social network – o anche inviarli tramite messaggi privati nella chat – quando questi possono avere un contenuto allusivo o richiamare apprezzamenti sessuali, sino a diventare molesti per la vittima. Insomma, le frasi pesanti e volgari postate sul profilo ben possono integrare una contravvenzione punita pur sempre dal codice penale [2].

Facebook è una piazza virtuale, con oltre 100.000.000 (centomilioni, ma scritto con gli “zero” fa più impressione) di utenti in tutto il mondo. Così, “Fb” può essere considerato, non solo ai fini telematici, ma anche giuridici, come un “luogo pubblico” dove l’offesa ha una forza offensiva ancora più forte.

Nel caso di specie, un uomo – coperto sotto nickname falso (cosiddetto “profilo fake”) – aveva postato alcuni apprezzamenti sul seno di una giovane costringendo quest’ultima – almeno a suo dire – a cancellare la foto e a “cambiare stile nell’abbigliamento”.

Qualche inguaribile maschilista potrebbe esclamare: “Se l’è cercata”. E invece non è così. Ognuno è libero di comportarsi come vuole, di vestire nel modo che meglio crede (pur sempre nel rispetto del buon costume e della moralità pubblica), senza dover in ciò prevedere e prevenire l’invadenza, la maleducazione e la mancanza di rispetto degli altri. La gonna scosciata, la camicia trasparente, stretta o scollata non sono un implicito consenso ad essere oggetto di complimenti indecenti o osceni.

In ogni caso la Suprema corte offre indicazioni valide nella generalità dei casi: quando la norma sulle molestie è stata scritta, certo il legislatore non poteva immaginare che un giorno sarebbero nati i social network, ma la piattaforma online deve comunque essere considerata una forma di aggregazione che rientra nella tradizionale nozione di comunità sociale. E fare un commento volgare su Fb è la stessa cosa che farlo su un autobus o su un palco.


note

[1] Cass. sent. n. 37596/14 del 12.09.2014.

[2] Art. 660 cod. pen.

Autore immagine: 123rf com


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