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Obbligo del notaio controllare che la volontà delle parti sia effettiva

14 Settembre 2014
Obbligo del notaio controllare che la volontà delle parti sia effettiva

Il professionista rogante non può limitarsi a raccogliere le firme e a controllare l’identità delle persone ma deve verificare anche la sussistenza della volontà di intendere e di volere o la presenza di anomalie nella vendita.

Il notaio? Uno che si limita a “mettere la firma”. La Cassazione, invece, scalfisce il classico luogo comune che vede nel professionista addetto (tra l’altro) all’autentica delle sottoscrizioni un mero controllore formale dell’identità dei soggetti che ha davanti. Al contrario, secondo una recente sentenza [1], il notaio deve spingersi molto più in profondità. E ciò non solo in sede di rogito di un atto pubblico, ma anche di autentica di firma su una scrittura privata.

In buona sostanza, il professionista non può limitarsi a un generico controllo delle carte d’identità dei soggetti che ha davanti e delle dichiarazioni che questi pongono in essere prima di firmare il contratto. Ma deve anche verificare che gli stessi siano capaci di intendere e volere, e quindi siano pienamente coscienti di ciò che dicono e che fanno.

Così, per esempio – sempre che il notaio abbia correttamente operato – non potrebbe svegliarsi, un domani, una persona che, pur avendo firmato l’atto innanzi al pubblico ufficiale, affermi di non averne compreso il valore e il contenuto (per ignoranza o per una situazione di incapacità mentale momentanea). Insomma, niente scuse: il notaio è un controllore di regolarità del processo di formazione dell’atto. Se così non fosse, sarebbe personalmente responsabile (anche a livello deontologico). Una precisazione, quest’ultima, fornita di recente dallo stesso Consiglio Nazionale del notariato con una circolare.

La Suprema corte spiega: non si può circoscrivere la responsabilità dei notai solamente agli atti pubblici, ma va estesa anche all’autentica delle firme sulle scritture private. Il professionista, anche in tali casi, è sempre tenuto a verificare il controllo di legalità e verificare l’effettiva volontà delle parti.

In particolare, l’attività di autentica del notaio non costituisce di per sé prova legale della capacità naturale del sottoscrittore. Tuttavia, rimane comunque fermo che l’opera del notaio — sia esso rogante in senso proprio o certificante l’autenticità di una sottoscrizione di una scrittura privata – è comunque diretta ad assicurare che il contenuto dell’atto sia il prodotto di un’attività cosciente e volontaria del sottoscrittore.

Fra l’altro, aggiunge ancora la Corte, anche nel caso della autenticazione della scrittura privata, il notaio non può considerarsi esentato dall’obbligo di effettuare le opportune visure e di – quantomeno – segnalare alle parti eventuali anomalie riscontrate.


note

[1] Cass. sent. n. 19350 del 12.09.2014.

Autore immagine: 123rf com


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