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Auto danneggiata in buca stradale: quando si può spostare?

1 Aprile 2022 | Autore:
Auto danneggiata in buca stradale: quando si può spostare?

La rimozione del veicolo prima dell’arrivo dei vigili che rilevano l’incidente può ostacolare il risarcimento, se mancano le testimonianze dell’accaduto.

Stavi percorrendo una strada cittadina quando sei finito in una buca e hai rotto la gomma e il cerchione. Potresti cambiare la ruota, scattare qualche foto e andare via, ma hai un ripensamento: qualcuno, un domani, potrebbe contestarti la mancanza di prova dell’incidente e negarti il risarcimento dei danni. Forse, è meglio chiamare i vigili, o la polizia, e attendere il loro arrivo. Quando si può spostare un’auto danneggiata in una buca stradale?

In questi casi, è bene andare con i piedi di piombo. Per prima cosa bisogna procurarsi le prove dell’accaduto e nel frattempo occorre lasciare il veicolo fermo nel punto dell’incidente. Lo spostamento della vettura potrebbe avere conseguenze molto spiacevoli: in un caso recentemente deciso dalla Corte di Cassazione [1], ad un automobilista è capitato di vedersi definitivamente respinta la richiesta risarcitoria, proprio perché aveva rimosso la macchina di sua iniziativa prima dell’intervento della Polizia municipale sul luogo dell’incidente.

Buca stradale: la prova della dinamica dell’incidente

Com’è stato possibile questo esito? Eppure, nel processo, l’uomo aveva fornito la prova della presenza della buca sulla strada percorsa, ed anche dei vari danni meccanici riportati dal suo veicolo. Il fatto è che in questi casi, uno più uno non fa due. Occorre stabilire un collegamento tra la buca stradale e l’autovettura incidentata e questo, secondo la Suprema Corte, è possibile solo quando l’auto viene lasciata nel punto del sinistro fino all’arrivo delle forze dell’ordine, che eseguiranno i rilievi e li riporteranno a verbale.

Nel caso deciso, invece, i giudici osservano che: «a causa della rimozione del veicolo non è possibile ricostruire la dinamica del sinistro». Su questa severa decisione ha pesato anche la mancanza di testimoni, altrimenti l’esito avrebbe potuto essere diverso. Va sottolineato che nella vicenda giunta in Cassazione la Polizia municipale era intervenuta e aveva descritto compiutamente lo stato dei luoghi: il verbale riportava sia la presenza della buca sia i danni riportati dall’autovettura («rottura dello pneumatico e del cerchione anteriori sinistri») ma, purtroppo, mancavano altre «indicazioni utili per la ricostruzione dell’incidente». Perciò, i giudici di piazza Cavour hanno dato atto della «mancanza di prove sulla esatta dinamica del sinistro», e ciò era accaduto proprio a causa della «rimozione del veicolo», oltre che dal «mancato rinvenimento di tracce di frenata o di testimonianze» da cui poter ricostruire l’episodio.

Buca stradale: regole per il risarcimento danni

L’articolo 14 del del Codice della strada dispone che gli Enti proprietari delle strade sono tenuti alla loro manutenzione, gestione e pulizia. Inoltre, l’art. 2051 del Codice civile sancisce il fondamentale principio della responsabilità per le «cose in custodia», come è appunto una strada pubblica: il custode deve risarcire tutti i danni provocati dalle cose custodite, salvo che provi il «caso fortuito», cioè un evento anomalo, imprevedibile ed eccezionale.

Può trattarsi, ad esempio, di un terremoto o un’alluvione che provoca crepe nel manto stradale; se un veicolo percorre quel tratto e si danneggia, prima che gli incaricati della manutenzione possano intervenire per transennare il punto pericoloso e provvedere alle riparazioni necessarie, l’Ente non sarà responsabile.

Secondo la giurisprudenza, anche la condotta imprudente del danneggiato può integrare il caso fortuito che riduce, o esclude del tutto, il risarcimento: ad esempio, quando un veicolo eccede i limiti di velocità imposti, o quando il conducente abita in quella zona e percorre abitualmente quel tratto di strada, ma non usa la prudenza che dovrebbe adottare ben conoscendo le buche presenti.

Buca stradale: come fornire la prova dei danni?

Mentre la prova della ricorrenza del caso fortuito spetta all’Ente proprietario o gestore del tratto di strada interessato, il danneggiato deve dimostrare l’esistenza della buca, la dinamica dell’incidente e i danni riportati dal veicolo ed, eventualmente, quelli arrecati alle persone presenti su di esso, come il conducente e il passeggero di un ciclomotore.

L’entità dei danni meccanici potrà essere documentata attraverso le fatture del meccanico, del gommista o del carrozziere; le lesioni fisiche saranno attestate dai certificati medici. Fotografie, filmati delle telecamere di sorveglianza presenti in zona e testimonianze delle persone che hanno assistito al sinistro sono tutte prove valide e utilizzabili nel giudizio civile instaurato nei confronti dell’Ente proprietario per ottenere il risarcimento.

In mancanza di questi mezzi di prova – o anche in aggiunta ad essi, per stare più sicuri – è opportuno rimanere sul posto e chiamare i vigili o le forze dell’ordine, per effettuare gli accertamenti e rilievi del caso, che saranno documentati in un verbale. Conta molto anche la descrizione concreta dello stato dei luoghi al momento dell’incidente verificatosi: ad esempio, serve molto sapere se la buca era coperta di di foglie – e questo la rende meno visibile e dunque molto più insidiosa – oppure se era piena d’acqua, in modo da non risultare percepibile a distanza neanche con la dovuta diligenza alla guida.

Approfondimenti

Per maggiori chiarimenti leggi:


note

[1] Cass. ord. n. 10166 del 30.03.2022.

Cass. civ., sez. VI – 3, ord., 30 marzo 2022, n. 10166
Presidente Maria Cirillo – Relatore Valle

Fatto e diritto

P.P. , in data 8/12/2012, alla guida della propria autovettura (omissis) , incorse in una buca apertasi nel manto stradale nella via (omissis), nell’ambito del Comune di (omissis) e convenne, quindi, in giudizio il detto ente pubblico dinanzi al Giudice di Pace della stessa città.
Il Giudice adito, nel contraddittorio delle parti, e con l’intervento volontario della O. A., alla quale l’attore era iscritto, accolse la domanda, condannando il Comune di (omissis) al risarcimento dei danni, liquidati in Euro quattromila e ottantuno e trentatre (Euro 4.081,33), con spese vinte di Euro mille (Euro 1.000,00).
Il Comune di (omissis) interpose appello e il Tribunale di Roma ha accolto l’impugnazione, rigettando la domanda di risarcimento danni del P. e gravandolo delle spese di lite.
Avverso la sentenza d’appello ha proposto ricorso per cassazione, con atto affidato a due motivi, P.P. .
Il Comune di (omissis) si difende con controricorso, contenente ricorso incidentale condizionato su due motivi.
La O. A. è rimasta intimata.
La causa è stata avviata alla trattazione secondo il rito di cui agli artt. 375 e 380 bis c.p.c..
La proposta del Consigliere relatore, di manifesta inammissibilità del ricorso, è stata ritualmente comunicata.
Non risulta il deposito di memorie.
Il primo motivo del ricorso principale deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 2051 c.c., e censura la sentenza d’appello per avere ritenuto che l’ente pubblico avesse adottato tutte le cautele necessarie a evitare l’evento.
Il secondo mezzo deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 2700 c.c., e dell’art. 112 c.p.c., per non avere il Tribunale ritenuto attendibile il verbale redatto dai Vigili urbani intervenuti sul luogo dell’incidente.
Il primo motivo è infondato, oltre che inammissibile, in quanto si incentra sull’asserita dimostrazione di idonee cautele da parte del Comune ma non censura adeguatamente la motivazione del giudice d’appello, laddove questa afferma che non era stato possibile ricostruire l’esatta dinamica del sinistro, a seguito della rimozione del veicolo incidentato e della mancata deduzione di prove testimoniali circa la dinamica dell’occorso.
Il secondo motivo è del pari inammissibile e infondato, in quanto si basa sulla valenza di atto pubblico del verbale redatto dagli agenti operanti, ma omette di chiarire in qual modo da detto verbale dovrebbe desumersi la dinamica dell’incidente, in quanto nell’atto è descritto soltanto lo stato dei luoghi (presenza della buca all’altezza del civico n. (omissis) ) e dell’autovettura del P. dopo l’incidente (rottura del pneumatico e del cerchione anteriori sinistri), senza alcuna altra utile indicazione ai fini della ricostruzione del sinistro.
I due motivi del ricorso principale sono, in conclusione, infondati ove non inammissibili, poiché tendono a mettere, per diversa via, in discussione l’esito dell’istruttoria, peraltro senza riportare la motivazione resa in punto di mancata dimostrazione del nesso causale tra fatto e danno.
In particolare, la sentenza impugnata ha escluso la responsabilità da custodia del Comune per mancanza di prova della esatta dinamica dell’incidente, data l’intervenuta rimozione del veicolo incidentato al tempo dell’intervento degli agenti della polizia municipale sul posto (in tesi di parte ricorrente, il veicolo era caduto in una buca coperta d’acqua, effettivamente presente sul luogo) e il mancato ritrovamento di tracce di frenata o di testimonianze da cui poter ricostruire, anche in via presuntiva, la dinamica dell’incidente.
Il ricorso, pertanto, deve essere rigettato.
I motivi di cui al ricorso incidentale condizionato sono assorbiti.
Le spese di lite seguono la soccombenza e, sulla base del valore della controversia e dell’attività processuale espletata, sono liquidate come in dispositivo in favore del Comune di (omissis) . Nulla per le spese nei confronti della O. A., rimasta intimata.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, a seguito della pronuncia di rigetto del ricorso deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto (Sez. U n. 04315 del 20/02/2020).

P.Q.M.

Rigetta il ricorso principale, assorbito l’incidentale; condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite che liquida in Euro 2.200,00 di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario al 15%, oltre CA e IVA per legge.
Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto


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