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Reddito di cittadinanza e assegno di mantenimento

3 Aprile 2022
Reddito di cittadinanza e assegno di mantenimento

Quanto influisce il reddito di cittadinanza sugli alimenti in favore dell’ex moglie e dei figli?

Reddito di cittadinanza e assegno di mantenimento hanno numerose implicazioni tra di loro. Si possono porre diversi quesiti. Ad esempio: l’uomo che versa l’assegno di mantenimento all’ex moglie ha diritto a chiedere una riduzione se questa percepisce il reddito di cittadinanza? E viceversa, se quest’ultima volesse chiedere il reddito di cittadinanza allo Stato, ai fini del calcolo dell’Isee, il mantenimento ricevuto dall’ex coniuge va calcolato? Non in ultimo: la possibilità che un figlio maggiorenne possa chiedere il reddito di cittadinanza può consentire al padre, che già gli versa gli alimenti, di interrompere il pagamento? Ciascuna di queste ipotesi è stata già definita dalla legge o dalla giurisprudenza. Ecco allora le risposte ai quesiti appena formulati.

Il reddito di cittadinanza influisce sull’assegno di mantenimento?

Se la moglie divorziata percepisce dallo Stato il reddito di cittadinanza, l’ex marito può chiedere una riduzione o la totale cancellazione dell’obbligo di versarle il mantenimento? Secondo numerosi giudici, la risposta è affermativa. Di recente, ad esempio, il tribunale di Frosinone [1] ha detto che il reddito di cittadinanza può ridurre l’assegno di mantenimento all’ex coniuge. Del resto, il reddito di cittadinanza è un contributo economico a favore di chi si trova in condizioni di povertà, che va a modificare il reddito di chi lo percepisce. Pertanto:

  • se l’ex moglie percepisce già il reddito di cittadinanza alla data della sentenza di separazione o di divorzio, il giudice ne terrà conto ai fini del calcolo dell’assegno di mantenimento;
  • se l’ex moglie dovesse fare richiesta del reddito di cittadinanza successivamente alla separazione o al divorzio, e poi ottenere il riconoscimento di tale misura, l’uomo potrebbe rivolgersi nuovamente al tribunale per chiedere una modifica dei provvedimenti precedentemente emessi dal giudice con conseguente riduzione o annullamento dell’assegno di mantenimento. In proposito, il tribunale di Frosinone ha detto che «il reddito di cittadinanza va qualificato come fatto nuovo sopravvenuto che può giustificare una riduzione dell’assegno».

Considerato pertanto che il diritto all’assegno divorzile viene meno laddove il reddito percepito, o percepibile, sia congruo, il diritto di ricevere il reddito di cittadinanza esclude o riduce il diritto a vantare l’assegno divorzile.

È anche vero però, allo stesso modo, che quando il reddito di cittadinanza verrà meno (trattandosi di misura economica “a scadenza”), la donna potrà a sua volta presentare una domanda al giudice per rivedere il precedente provvedimento e ripristinare l’originario ammontare del mantenimento.

L’assegno di mantenimento si calcola per il reddito di cittadinanza?

Ora analizziamo la situazione inversa. La ex moglie percepisce già l’assegno di mantenimento e vorrebbe fare domanda per il reddito di cittadinanza: consapevole comunque del fatto che, se tale domanda venisse accolta, l’ex marito potrebbe richiedere una riduzione del mantenimento, si chiede se, ai fini Isee, l’assegno divorzile va considerato. La risposta anche in questo caso è affermativa. Ne avevamo già parlato nell’articolo Assegno di mantenimento: si calcola per il reddito di cittadinanza?

C’è tuttavia da dire che, se la separazione è solo di fatto, ossia non dichiarata dal giudice, il reddito familiare è ancora composto da quello della moglie e del marito. Solo la separazione giudiziale li divide definitivamente, sicché ciascuno avrà il proprio Isee. Per quanto riguarda l’assegno di mantenimento versato in favore dell’ex moglie, l’importo corrisposto dal marito viene considerato come reddito imponibile assimilato a quello di lavoro dipendente e rientra pertanto nel calcolo dell’Isee. 

Se il figlio può avere il reddito di cittadinanza ha diritto al mantenimento del padre?

Ultima ipotesi da trattare è quella del figlio che ha ottenuto per diversi anni l’assegno di mantenimento da parte del padre separato e che, pur potendo chiedere il reddito di cittadinanza e così mantenersi da solo, non lo fa. Ebbene, secondo una recente ordinanza della Cassazione [2], che certamente farà discutere, i maggiorenni che hanno i requisiti per accedere al reddito di cittadinanza non hanno diritto al mantenimento.

Questo non significa che i giovani, una volta compiuti diciotto anni, possono essere mandati via di casa o possono vedersi interrompere gli alimenti versati dal padre separato. La Cassazione vuol solo dire che chi, per un lungo periodo, ha tratto benefici dal mantenimento e, in tutto questo frangente, non è riuscito a rendersi autonomo, è ora che sfrutti i benefici assistenziali statali. 

Pertanto, l’età del beneficiario del mantenimento, il lungo tempo decorso dal riconoscimento del diritto e la concreta possibilità normativa di accedere alla suddetta misura di sostegno sociale, inducono a ritenere non più sussistente il dovere dei genitori di mantenimento.

Si può pignorare il reddito di cittadinanza?

Attenzione a ritenere intoccabile il reddito di cittadinanza. Secondo la giurisprudenza si può ben pignorare. Secondo alcuni giudici integralmente, secondo altri solo in parte. Ad esempio una recente ordinanza del tribunale di Catania ha stabilito che il reddito di cittadinanza è pignorabile nella misura di un quinto, come fosse lo stipendio, nell’ambito dell’esecuzione presso terzi. E ciò perché costituisce una misura di politica attiva dell’occupazione, mentre non risultano gli estremi per derogare al principio secondo cui il debitore risponde delle obbligazioni con tutti i suoi beni.

La legge di Bilancio per il 2022 ha modificato la legge istitutiva del Reddito di cittadinanza ed ha sancito che esso «si configura come sussidio di sostentamento a persone comprese nell’elenco dei poveri ai sensi dell’art. 545 del Codice di procedura civile», ossia la norma che, come abbiamo visto, individua i crediti che non possono essere pignorati. Questo dovrebbe tagliare la testa al toro e risolvere definitivamente la questione; ma una parte di giurisprudenza la pensa diversamente ed ha un’opinione contraria, che ammette il pignoramento del Reddito di cittadinanza.


note

[1] Trib. Frosinone, sent. del 18.02.2020.

[2] Cass. ord. n. 10450/22 del 31.03.2022.

Autore immagine: depositphotos.com


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