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Si può rinunciare all’eredità dopo aver ricevuto una cartella esattoriale?

1 Aprile 2022
Si può rinunciare all’eredità dopo aver ricevuto una cartella esattoriale?

Chi accetta una raccomandata o una richiesta di pagamento indirizzata al defunto non si considera erede e non deve pagare.

Se è deceduto un tuo parente e ancora non hai deciso se accettare o meno l’eredità potresti, nel frattempo, ricevere la notifica di qualche richiesta di pagamento per conto suo. La legge dice che, fino a quando non dichiari se accettare o meno l’eredità, non sei tenuto a rispondere dei debiti del defunto. Pertanto, potresti anche ignorare qualsiasi lettera pervenuta al tuo indirizzo o a quello del defunto. Ma cosa succede se dovessi ricevere dal postino la corrispondenza per conto di quest’ultimo firmando il relativo registro delle raccomandate? Si può rinunciare all’eredità dopo aver ricevuto una cartella esattoriale?

Di tanto si è occupata una recente ordinanza della Cassazione [1] particolarmente interessante, non fosse altro perché ci consente di spiegare tutto ciò che succede dopo la morte del debitore e quali rischi corrono gli eredi. Cerchiamo allora di fare il punto della situazione.

Lettere, notifiche e richieste di pagamento dopo la morte: dove vanno inviate?

I creditori del defunto possono inoltrare le richieste di pagamento, entro un anno dal decesso, all’ultimo indirizzo di residenza del debitore, intestando la lettera genericamente ai suoi eredi. Così, sulla busta dovrà esserci scritto: «Eredi del sig. Mario Rossi, presso via… ». 

Decorso tale anno, le richieste di pagamento andranno inoltrate all’indirizzo di residenza di ciascun singolo erede e, sulla busta, dovrà essere riportato solo il nome di quest’ultimo e non del defunto o degli altri eredi. Pertanto, andranno inviate tante lettere per quanti sono gli eredi, atteso che ciascuno di questi risponde solo di una quota del debito pari alla sua quota di eredità.

È obbligatorio ricevere le lettere per conto del defunto?

Se la lettera viene intestata al defunto, gli eredi non potranno ritirarla in quanto non indirizzata a loro. La lettera però si considera come mai spedita, perché il soggetto non è più esistente.

Se invece la lettera viene intestata correttamente per come spiegato nel precedente paragrafo, gli eredi possono anche evitare di riceverla, ma la stessa produrrà ugualmente i suoi effetti pur venendo restituita al mittente. La notifica pertanto si considererà come avvenuta. 

Chi ha rinunciato all’eredità può anche ricevere la lettera del defunto ma non è tenuto a pagare alcuna somma in essa richiesta. Egli infatti non succede nei debiti del de cuius, non almeno fino a quando non abbia fatto l’accettazione (anche se con beneficio di inventario). Ad esempio, un familiare rinunciante che riceve una cartella esattoriale o una multa per conto del defunto non è tenuto a pagare gli importi ingiunti neanche se accetta la raccomandata dal postino.

Anche chi non ha ancora deciso se accettare o meno l’eredità, ed è pertanto in attesa di farlo, può ben accettare la corrispondenza del defunto ma non è ugualmente tenuto a pagare. Egli infatti non è ancora considerato “erede”: tale stato si assume solo con l’accettazione dell’eredità. Ed è da questo momento del resto che si risponde dei debiti del de cuius.

Chi accetta una raccomandata per conto del defunto può rinunciare all’eredità?

È bene rassicurare chi ci legge: l’accettazione della corrispondenza per conto del defunto non si considera un atto di accettazione tacita della sua eredità. Pertanto, chi riceve una raccomandata o una cartella di pagamento da parte del postino – firmando il relativo registro – ben potrà, in un momento successivo, rinunciare all’eredità. Lo potrà fare però sempre che non faccia scadere i termini.

Ricordiamo che i termini per rinunciare all’eredità sono:

  • per chi non possiede uno o più beni ereditari: 10 anni;
  • per chi invece ha il possesso di uno o più beni del defunto (si pensi al convivente o a chi vive in una casa del defunto ricevuta in prestito): ci sono 3 mesi per redigere l’inventario e 40 giorni successivi per comunicare l’accettazione o la rinuncia. In caso di mancato rispetto di tali termini, il soggetto si riterrà erede a tutti gli effetti e non potrà più rinunciare all’eredità. 

Si può rinunciare all’eredità dopo aver ricevuto una cartella esattoriale? 

Come chiarito dalla Cassazione [1], senza la prova del possesso dei beni ereditati, che deve fornire il fisco, non scatta l’accettazione presunta dell’eredità. È illegittima, dunque, la cartella di pagamento agli eredi del de cuius anche se la rinuncia è avvenuta dopo la notifica della cartella. 

Fa eccezione solo l’imposta di registro (che è imposta a carico degli eredi e non del defunto): per essa infatti la legge stabilisce che «fino a quando l’eredità non è stata accettata, o non è stata accettata da tutti i chiamati, l’imposta è determinata considerando come eredi i chiamati che non vi hanno rinunziato». Pertanto, «chi rinuncia all’eredità è considerato come se non vi fosse mai stato chiamato», stabilendo l’effetto retroattivo della rinuncia. Dunque, il chiamato all’eredità, che abbia rinunciato ad essa, non risponde dei debiti del de cuius. A nulla rileva l’omessa impugnazione dell’avviso di accertamento notificato al chiamato dopo l’apertura della successione, stante l’estraneità dell’erede alla responsabilità tributaria del de cuius.

Affinché possano ravvisarsi i presupposti per l’accettazione presunta dell’eredità, per effetto della mancata effettuazione dell’inventario entro tre mesi dall’apertura della successione da parte di chi sia in possesso dei beni ereditari, è onere del fisco provare che l’erede si trovasse in possesso dei beni ereditati.


note

[1] Cass. ord. n. 10387/22 del 31.03.2022.

Autore immagine: depositphotos.com


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