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Intervento carabinieri: quali conseguenze?

9 Aprile 2022
Intervento carabinieri: quali conseguenze?

Mesi fa, ho avuto un violento litigio con un mio familiare. Sono intervenuti i carabinieri, ma non è stata sporta alcuna querela. Questo fatto può pregiudicarmi in futuro, anche in relazione ad eventuali concorsi pubblici?

Per avere la certezza che non ci sia alcuna indagine in corso si può fare istanza ex art. 335 cod.proc.pen. alla Procura della Repubblica territorialmente competente per sapere se il proprio nominativo è iscritto all’interno del registro delle notizie di reato. Si tratta di istanza che si può fare personalmente oppure tramite avvocato.

In pochi giorni, la Procura comunicherà i risultati dell’istanza, riportando tutte le iscrizioni eventualmente a proprio carico. Se non dovesse esserci nulla, il certificato dirà che «non ci sono iscrizioni suscettibili di comunicazione».

Con l’istanza ex art. 335 cod.proc.pen. si può dunque sapere se si è formalmente indagati e, pertanto, se è stata sporta querela. Poiché il fatto è accaduto molti mesi fa, se la querela non è stata sporta entro tre mesi da quando è avvenuta la vicenda, non potrà più esserlo.

Per quanto riguarda l’eventuale annotazione della polizia o dei carabinieri, contro questa non si può fare nulla, in quanto la stessa resta negli archivi (banca dati denominata C.E.D. – Centro Elaborazione Dati) delle forze dell’ordine.

Tali precedenti non sono in genere pregiudizievoli, salvo alcuni casi, come ad esempio quando, in un concorso pubblico per accedere alle forze dell’ordine, si procede con gli accertamenti circa la sussistenza del requisito delle qualità morali e personali. Si tratta tuttavia di un’ipotesi teorica, in quanto non è affatto detto che, partecipando a un concorso del genere, la commissione ne tenga conto.

I precedenti di polizia potrebbero costituire un problema anche per ottenere la licenza del porto d’armi. Anche nell’eventuale diniego del rinnovo del porto d’armi, potrà fare ricorso gerarchico al Prefetto entro 30 giorni o al Tar entro 60 giorni.

I precedenti di polizia vengono conservati per diversi anni (si veda la consulenza del mese di giugno 2021). Decorsi quei termini, i dati personali soggetti a trattamento automatizzato sono cancellati o resi anonimi.

La legge prevede l’obbligo di aggiornare i precedenti di polizia. In realtà, però, spesso le banche dati della polizia riportano informazioni incomplete e non sempre aggiornate: cosicché una persona denunciata per un reato ma assolta, all’interno dei precedenti di polizia potrebbe risultare semplicemente denunciata, senza che sia stata riportata anche l’assoluzione.

Per evitare che nelle banche dati della polizia risultino informazioni errate o incomplete che possano pregiudicare il cittadino (ad esempio, in vista di una partecipazione a un concorso pubblico), è possibile fare un’istanza di aggiornamento degli archivi informatici della polizia, indirizzandola all’ufficio di polizia che per primo è venuto a conoscenza del fatto, alla questura territorialmente competente oppure alla Direzione Centrale Polizia Criminale – Servizio per il Sistema Informativo Interforze (Via Torre di Mezzavia, n. 8/121 – 00173 – Roma).

È possibile inoltrare un’istanza di cancellazione dei dati raccolti dalla polizia, ma solo se sono stati superati i termini massimi stabiliti dalla legge oppure nell’ipotesi di inesattezze ed errori. In tutti gli altri casi, sarà possibile chiedere soltanto l’aggiornamento.

Per la precisione, è consentito alla persona alla quale si riferiscono i dati di chiedere alla Direzione centrale della polizia criminale la conferma dell’esistenza dei dati che la riguardano, la loro comunicazione in forma intellegibile e, se i dati risultano trattati in violazione di vigenti disposizioni di legge o di regolamento, la loro rettifica, integrazione, cancellazione o trasformazione in forma anonima.

Tirando le fila di quanto sinora detto, il consiglio è di fare istanza ex art. 335 cod.proc.pen. alla Procura della Repubblica per sincerarsi che non ci siano indagini in corso a proprio carico. Così facendo, si potrà stare tranquilli sul fatto che nessuna querela fu sporta all’epoca.

Per quanto riguarda l’annotazione (ammesso che vi sia stata), essa resterà negli archivi delle forze dell’ordine ma lo scrivente dubita fortemente che essa potrà avere ripercussioni in futuro. Si precisa peraltro che i cosiddetti precedenti di polizia non hanno alcun tipo di ripercussione sull’eventuale “pericolosità sociale” di una persona.

Pertanto, anche qualora in futuro si dovesse commettere un reato, il giudice non potrà mai tener conto dell’episodio, anche perché non potrebbe averne conoscenza in alcun modo, visto che non comporta alcuna iscrizione all’interno del casellario giudiziale.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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