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Dipendente non vaccinato: ha diritto all’assegno alimentare?

9 Aprile 2022
Dipendente non vaccinato: ha diritto all’assegno alimentare?

Se un dipendente privato dovesse essere sospeso per inadempimento all’obbligo vaccinale, non si ha diritto a qualche sussidio, per esempio all’erogazione dell’assegno alimentare previsto dall’art. 82 del DPR n. 3/1957?

Il dipendente privato che non adempie all’obbligo vaccinale può essere sospeso. Così la giurisprudenza (tribunale di Modena, ord. n. 2467 del 23 luglio 2021), secondo cui «Il datore di lavoro si pone come garante della salute e della sicurezza dei dipendenti e dei terzi che per diverse ragioni si trovano all’interno dei locali aziendali e ha quindi l’obbligo ai sensi dell’art. 2087 del codice civile di adottare tutte quelle misure di prevenzione e protezione che sono necessarie a tutelare l’integrità fisica dei lavoratori».

Il tribunale ricorda come la direttiva Ue 2020/739 del 3 giugno 2020 abbia incluso il Covid-19 tra gli agenti biologici da cui è obbligatoria la protezione anche negli ambienti di lavoro. Rientra quindi tra i doveri di protezione e sicurezza sui luoghi di lavoro, dettati dal D. lgs. n. 81/2008, quello di tutelare i lavoratori da agenti di rischio esterni.

Il rifiuto a vaccinarsi non può dar luogo a sanzioni disciplinari; può però comportare conseguenze sul piano della valutazione oggettiva dell’idoneità alla mansione. Così, per chi lavora a contatto col pubblico oppure in spazi chiusi vicino ad altri colleghi, la mancata vaccinazione può costituire un motivo per sospendere il lavoratore senza retribuzione.

Per quanto riguarda la corresponsione di eventuali emolumenti al lavoratore dipendente sospeso, al momento non sembra sia possibile ottenere benefici di tal genere. A proposito dell’assegno alimentare di cui all’art. 82 Decreto del Presidente della Repubblica 10 gennaio 1957, n. 3, va detto che tale misura è stata pensata per garantire un livello minimo di retribuzione in caso di sospensione in seguito a sanzione.

Nel caso dell’inadempimento all’obbligo vaccinale, invece, si versa in una situazione diversa, in quanto la sospensione non è intesa come una sanzione, bensì come uno strumento di profilassi per la salute dei dipendenti.

A tal proposito, vale la pena di specificare che nemmeno il D. L. n. 172 del 26 novembre 2021, che ha introdotto l’obbligo vaccinale per il personale scolastico, ha previsto la corresponsione dell’assegno alimentare per coloro che preferiranno la sospensione all’obbligo vaccinale, nonostante il d.P.R. sopra citato sia rivolto agli impiegati civili dello Stato e il Testo unico sulla scuola (d. lgs. n. 297/94, art. Art. 500) preveda espressamente un assegno alimentare «Nel periodo di sospensione dall’ufficio è concesso un assegno alimentare in misura pari alla metà dello stipendio, oltre agli assegni per carichi di famiglia».

Pertanto, allo stato, possiamo dire che il dipendente che non adempie all’obbligo vaccinale sarà sospeso e non potrà svolgere l’attività lavorativa. Durante questo periodo non spetta lo stipendio né altro compenso o emolumento. La sospensione non ha natura disciplinare, i dipendenti che non adempiono all’obbligo non potranno essere licenziati e avranno diritto alla conservazione del rapporto di lavoro.

Si ribadisce che la materia è oggetto di costante mutamento, sia per via del susseguirsi delle leggi che per la scarna giurisprudenza maturata a riguardo. Ad esempio, si ritiene che la sospensione debba essere subordinata al mancato rinvenimento di altra mansione, anche inferiore, ma con conservazione della retribuzione e della qualifica. Sole ove il reperimento di altra mansione non sia possibile, resterebbe la possibilità della sospensione dalla prestazione lavorativa con conseguente sospensione dell’obbligo retributivo, nel rispetto della natura sinallagmatica del rapporto di lavoro e per mancanza oggettiva dell’idoneità del lavoratore a svolgere il lavoro in condizioni di sicurezza.

V’è perfino dottrina particolarmente severa secondo cui, nel caso perduri il rifiuto del lavoratore a sottoporsi alla vaccinazione, potrebbe essere intimato il licenziamento, ma solo come misura estrema per definitiva lesione del vincolo fiduciario, inteso come scarso affidamento nel corretto futuro adempimento del contratto ed assenza di interesse apprezzabile alla sua prosecuzione.

Si è così osservato che, in questi casi, la mancanza di vaccinazione, benché imputabile ad una condotta, volontaria e lecita del lavoratore, rileva, in ogni caso, oggettivamente, sotto il profilo dell’organizzazione del lavoro e dell’inidoneità del lavoratore ad operare nell’ambiente in condizioni di sicurezza, anche sulla scorta del giudizio del medico competente, al pari di quanto accade in caso perdita della idoneità psico-fisica o della capacità lavorativa o, ancora, di titoli soggettivi abilitanti.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Mariano Acquaviva



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